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martedì, 16 ottobre 2007

 

http://www.acs-italia.glauco.it/

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS)



Canto: Ai piedi di Gesù

 

Signore sono qui ai tuoi piedi, Signore voglio amare te.
Signore sono qui ai tuoi piedi, Signore voglio amare te.

 

Rit: ACCOGLIMI, PERDONAMI,
LA TUA GRAZIA INVOCO SU DI ME.
LIBERAMI, GUARISCIMI
E IN TE RISORTO
PER SEMPRE IO VIVRO'!

 

Signore sono qui ai tuoi piedi, Signore chiedo forza a te.
Signore sono qui ai tuoi piedi, Signore chiedo forza a te.

Rit.

Signore sono qui ai tuoi piedi, Signore dono il cuore a te.
Signore sono qui ai tuoi piedi, Signore dono il cuore a te.

Rit.

Segno di croce +

Richiamo e conferma del nostro battesimo, come inizio di qualsiasi momento di riconciliazione.

Atto penitenziale:

 

Morirò in piedi

come gli alberi.

Mi uccideranno in piedi.

 

Il sole, come

un testimone ufficiale,

sigillerà il mio corpo

unto due volte.

 

E i fiumi e il mare

diventeranno il cammino

di tutti i miei desideri,

mentre l'amato bosco

scuoterà di gioia

le sue chiome.

 

E io dirò alle mie parole:

Non mentivo gridandovi.

Dio dirà ai miei amici:

Certifico

che ha vissuto con voi

aspettando

questo giorno.

 

All'improvviso, con la morte,

la mia vita si farà verità.

Finalmente avrò amato!

 

(Pedro Casaldàliga, Vescovo)

 

 

TESTIMONIANZA DI PADRE WERENFRIED VAN STRAATEN

 

         

Martedì, 25 agosto1987, ore 15

 

Padre WERENFRIED VAN STRAATEN

(Padrelardo) religioso olandese, fondatore nel

1947 dell’opera «Aiuto alla Chiesa che soffre»,

 associazione ecclesiale di diritto pontificio    

                                                               

 

 

WERENFRIED VAN STRAATEN:

Cari amici, io non sono che un povero olandese, sempre in pericolo di maltrattare la vostra bella lingua italiana. Eppure voglio farmi coraggio e raccontarvi qualcosa della nostra opera «Aiuto alla Chiesa che soffre».

            La nostra opera nacque come opera di carità per i tedeschi espulsi dai paesi dell’Est. Sorse dopo la seconda guerra mondiale in una atmosfera di odio. Allora vidi la mia vocazione sacerdote nel riportare l’amore all’interno della Chiesa e del mondo. Questo amore esige un coinvolgimento personale con gli affamati, gli ignudi, i carcerati e tutti coloro di cui Cristo ha parlato nella sua descrizione del giudizio finale e sotto le cui vesti egli si cela. Essa esige che riconosciamo e consoliamo Cristo nei più piccoli dei suoi. E ciò senza escludere i nostri nemici. L’amore verso i nemici infatti appartiene all’essenza del cristianesimo. Nei primi anni del dopoguerra molti nella mia patria ritenevano impossibile proclamare e realizzare questa verità, dato che l’amore verso i nemici di ieri, i tedeschi, richiedeva una troppo grande abnegazione e persino eroismo. Ho scoperto allora che gli uomini, per lo più, sono molto migliori di quanto si pensi. Vi racconto un fatto. Accadde in un villaggio del Belgio; nel 1940, i tedeschi fucilarono 85 abitanti, non c’era famiglia che non avesse perduto un congiunto. Dieci anni dopo l’odio bruciava ancora i cuori della gente. Sapendo che il Signore non benedice l’odio, il parroco aveva cercato con tutti mezzi di sradicarlo, ma invano, e mi chiese di recarmi là una domenica sera per parlare delle sofferenze dei tedeschi. Avevo un po’ di paura e per tastare il polso della situazione mi recai in paese il giorno prima. Il parroco era disperato: «Impossibile, padre, la gente non vuole ascoltarla, dicono: “Quel padre viene a domandare aiuto per i tedeschi, per quei criminali che hanno ammazzato i nostri uomini e figli? Mai. E ringrazi il cielo che è un sacerdote, altrimenti gli avremmo rotto il muso”». Cosa potevo fare? La domenica mattina predicavo in tutte le messe parlando dell’amore. Fu la predica più difficile di tutta la mia vita, ma riuscii nel mio intento e dopo la messa, quando, la Chiesa era vuota, perché la gente si vergogna di mostrare quanto è buona, una donna mi dette 1000 franchi e usci. Il parroco mi raccontò che era una semplice contadina alla quale i tedeschi avevano ucciso il marito, il figlio e il fratello e quella donna fu la prima ad aiutare i tedeschi. Quella sera la sala era piena. Parlai per due ore. Invitai i presenti a pregare con me per i fratelli tedeschi sofferenti. Pregarono con le lacrime agli occhi e tutta la notte portarono denaro in canonica. Raccolsero viveri, adottarono un prete tedesco. Gli uomini sono migliori di quanto si pensi. Essi attendono soltanto la parola ardente che infiammi il loro cuore. Sono disposti all’eroismo se noi abbiamo il coraggio di esigere da loro sacrifici veri e di convincerli che tali sacrifici sono necessari per il Regno di Dio. Per questo è nostro dovere proclamare integralmente e senza falsificazioni la legge della carità. Non adattare mai le esigenze di Cristo alla debolezza umana. Educare al sentire di Cristo coloro che vogliamo guadagnare alla nostra opera. Gesù infatti esige che siamo perfetti come è perfetto il Padre celeste che dona il suo sole e la sua pioggia, la sua grazia, il suo amore, indistintamente ai buoni ed ai cattivi, agli amici e ai nemici. Gli amici di Dio che la Chiesa ha affidato alla nostra cura sono divenuti sempre più numerosi. Sono adesso tutti coloro che per Cristo soffrono persecuzione o hanno dovuto lasciare la loro Patria, ma anche tutti coloro che per ingiustizia, sfruttamento o miseria, isolamento spirituale, corrono il rischio di perdere la fede. Questi sono gli amici dei quali ci dobbiamo prendere cura. Ed i nemici che dobbiamo amare in modo particolare sono adesso coloro che perseguitano la fede o la tradiscono, sia per odio sia per infedeltà e sono quindi corresponsabili della triste situazione della Chiesa che soffre. Dobbiamo pregare per loro, nella speranza che si convertano. Tutti i bastioni dei persecutori e dei falsificatori della fede devono essere assediati da legioni di anime umili che dirigano la loro preghiera verso i dittatori violenti e i falsi profeti che vogliono distruggere il Regno di Dio. Questo è il compito primario della nostra opera. Ora che sulla stampa religiosa e addirittura da pulpiti e cattedre troppo spesso non si annuncia più il vangelo bensì un umanesimo ateo e liberale o idee marxiste, ed ampi strati del popolo di Dio, soprattutto della gioventù, vivono nella ignoranza religiosa, è fuori dubbio che noi dobbiamo innanzitutto adempiere un compito pastorale nei confronti di coloro che nella nostra opera sono chiamati ad esercitare la carità verso la Chiesa che soffre. Il nostro contributo alla nuova evangelizzazione della Chiesa consiste sia nell’annuncio di quelle verità del Vangelo che costituiscono la base soprannaturale della nostra opera sia nella pratica di quelle virtù senza le quali la sua esistenza nel futuro non è garantita. (...).

            E non soltanto l’uomo ma anche Dio è molto migliore di quanto lo pensiamo. Non ci sono praticamente limiti alla fiducia che possiamo riporre nella sua Provvidenza. Per decennale esperienza so che tutte le meraviglie che Cristo ha insegnato in merito alla bontà e alla fedeltà del nostro Padre celeste sono vere alla lettera. Dio non ha mai deluso la mia fiducia, mi ha sempre aiutato a mantenere le promesse, talvolta azzardate agli occhi del mondo, che a suo nome ho fatto alla Chiesa che soffre. Noi abbiamo una economia un po’ strana. Ogni anno noi ricominciamo con niente. Noi non vogliamo capitalizzare. Il nostro budget è fatto da promesse. E ogni anno noi promettiamo molto, molto. Quest’anno abbiamo promesso più di 40 milioni di dollari senza avere niente, soltanto promesse e tutto quello che abbiamo promesso da quarant’anni sempre abbiamo ricevuto da donare, sempre, sempre. Talvolta all’ultimo momento, mai troppo, sempre sufficiente. Ciò non ci deve stupire, infatti lo stesso Dio che suscita nel nostro cuore il desiderio di soccorrere la sua Chiesa che soffre integra con la sua onnipotente grazia ciò che manca alla nostra debolezza e suscita in altri cuori la carità necessaria per lenire ogni bisogno. Nello stendere il programma annuale degli aiuti la loro misura non deve essere dettata da quello che possiamo fare, bensì da quello che dobbiamo fare e tutto possiamo in Colui che ci dà forza. E questa illimitata fiducia in Dio non è temeraria solo se restiamo fedeli al compito che è stato affidato alla nostra opera: aiutare la Chiesa ovunque essa venga perseguitata, minacciata, minata alla base o distrutta e si trovi quindi nella sofferenza. La causa principale di questa sofferenza è l’ateismo militante che da settant’anni ha trovato nel comunismo il suo più pericoloso propugnatore. Questo ateismo militante, del quale Maria a Fatima ha predetto l’inizio, i mezzi per combatterlo e la fine, è forse il più grave pericolo che mai abbia minacciato la Chiesa. Esso esige reazioni e controffensive che un tempo avrebbero condotto alla fondazione di un nuovo ordine religioso. Per questo spero che la nostra opera possa svilupparsi in un movimento popolare, pastoralmente orientato sotto la guida di sacerdoti, di diacono celibi o sposati, sostenuti da laici impegnati. I sacerdoti ed i diaconi celibi dovrebbero condurre una vita comunitaria di carattere apostolico. I diaconi sposati e le guide laiche troverebbero in questa comunità il loro nutrimento spirituale e il loro punto d’appoggio. L’Istituto, baluardo spirituale contro l’ateismo, dovrebbe non soltanto formare la nuova generazione dirigente della nostra opera, votata alla realizzazione di ciò che Maria a Fatima ha chiesto, ma potrebbe anche diventare il seminario dal quale usciranno nuovi sacerdoti e diaconi per la Chiesa che soffre. E i benefattori che vi si sentissero chiamati dovrebbero implorare la benedizione di Dio per questa impresa apostolica da loro sostenuta anche economicamente. Solo Dio sa se questa speranza diverrà mai realtà. Noi possiamo soltanto ascoltare la sua voce ed essere pronti a fare ciò che Egli vuole. (...)

            La nostra opera, da temporanea azione di soccorso ai sacerdoti tedeschi espulsi dall’Est, è diventata un movimento spirituale mondiale che, attraverso la preghiera, sacrificio, conversione, informazione e carità operante cerca di lenire in tutto il mondo le sofferenze provocate dall’ateismo. E, considerato questo sviluppo, è errato dare la precedenza alle originarie scelte della nostra opera, anteponendole ai compiti aggiuntisi in un secondo tempo. Infatti le rovine cd i pericoli spirituali in seno alla Chiesa, sia nel terzo mondo che nel mondo libero, trovano la loro origine nella stessa potenza satanica che altrove perseguita i cristiani e scaccia dai loro paesi milioni di profughi in tutto il mondo. La nostra resistenza a questa potenza è indivisibile. Infatti tanto l’ateismo militante dei marxisti quanto l’ateismo pratico dell’Occidente materialista provengono dal principe delle tenebre. La nostra opera è chiamata a raccogliere la sfida atea globale con cui la Chiesa in tutto il mondo è messa a confronto. La caratteristica che contraddistingue la nostra opera dalle altre azioni di soccorso all’interno della Chiesa è il suo carattere pastorale al quale non abbiamo mai rinunciato neppure in un periodo in cui era di moda porre il progresso sociale al di sopra della strada angusta che porta al cielo, gli aiuti per lo sviluppo al di sopra della evangelizzazione, la liberazione violenta al di sopra della salvezza della croce. Il materiale al di sopra dello spirituale e il temporale al di sopra dell’eterno. E da questo carattere pastorale appare quali siano gli scopi che dobbiamo perseguire e a quali progetti la nostra opera debba accordare la precedenza.

            Quest’anno la nostra opera sta promuovendo circa 8000 progetti, quasi esclusivamente pastorali. Per realizzarli occorrono 44 milioni di dollari. Molto importante per noi è la formazione dei futuri sacerdoti. Quest’anno aiutiamo più di 14.000 seminaristi in tutto il mondo, 9000 dei quali sono polacchi. Mentre nell’occidente cosiddetto cristiano le vocazioni sono diminuite catastroficamente, possiamo al di là della cortina di ferro e nel terzo mondo, preparare la nuova generazione dei sacerdoti che in comunione con il Papa potranno garantire l’annuncio del Vangelo per il futuro. In nessun luogo la condanna a morte di Cristo è stata revocata. Ovunque, nell’occidente cristiano. Egli viene tradito da Giuda, con l’approvazione di governanti complici gli viene quotidianamente negata la vita in migliaia di bambini non nati. Oltre cortina, abbandonato da tutti, Egli viene condotto sul luogo dell’esecuzione. Indicibilmente stanco, soccombe alla tortura psichica e fisica... Di nuovo egli pende tra cielo e terra. «Ho sete» — dice, e «Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Se noi realmente amiamo questo Cristo condannato e crocefisso non possiamo rifiutare la croce nella nostra vita. Nessuno infatti può essere unito a lui se non condivide la sua sofferenza. Perciò ritorniamo volontariamente al digiuno unito alla preghiera e alle opere buone. Proponiamo di fare tre cose

1) digiunare un giorno alla settimana o al mese in espiazione dei nostri peccati;

2) donare alla Chiesa che soffre il denaro così risparmiato;

3) implorare quotidianamente la misericordia di Dio sul suo popolo infedele e su noi stessi.

            Digiunare, donare, implorare. Se in questo modo noi accompagniamo Gesù nel deserto vinceremo con lui tutte le tentazioni del maligno e tutta la Chiesa usciremo nello splendore del Risorto dalla tomba del peccato. Quarant’anni fa incontrai a Berlino un generale sovietico. Mi disse: «Noi siamo l’élite di Satana, ma voi, siete voi l’élite di Dio?» Siamo noi veramente l’élite di Dio? Se non lo siamo non ha senso parlare di una Europa cristiana e non avremo la forza di portare a termine un compito cristiano. Noi dobbiamo essere l’élite di Dio. Attraverso l’amore dobbiamo rendere vivo il nostro cristianesimo in modo che divenga accettabile anche agli altri. L’Europa, gli Stati Uniti, non sono eterni. Un mondo cade a pezzi e il centro di gravità si è già spostato. L’avvenire appartiene probabilmente all’oriente. Ci rimane un solo compito, non politico, né militare, bensì cristiano: non uccidere l’oriente ma battezzano, trasmettere l’eredità che Dio ci ha affidato a coloro che sono chiamati a succederci. Questa eredità consiste non già nella nostra cultura europea o nella tecnica moderna, ma nel vangelo, nei sacramenti, nelle infinite ricchezze della fede e della grazia. Ecco perché il nostro cristianesimo deve essere ardente e luminoso come città sul mondo e luce sul candelabro. Così che tutti possano essere convinti che noi possediamo la vita e la verità. Se siete d’accordo preghiamo tutti insieme, diciamo dieci Ave Maria per la Chiesa che soffre. Io prego in olandese, ma l’Ave Maria è sempre la stessa. (L’assemblea recita le dieci Ave Maria con padre Van Straaten).

 

Canto: CHI CI SEPARERÀ

 

Chi ci separerà dal suo amore,

la tribolazione, forse la spada?

Né morte o vita ci separerà

dall'amore in Cristo Signore.

 

Chi ci separerà dalla sua pace,

la persecuzione, forse il dolore?

Nessun potere ci separerà

da Colui che è morto per noi.

 

Chi ci separerà dalla sua gioia,

chi potrà strapparci il suo perdono?

Nessuno al mondo ci allontanerà

dalla vita in Cristo Signore.

 

 

 

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 33
Chi confida nel Signore non sarà confuso.


Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.

Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce.

L'angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono e li salva.
Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l'uomo che in lui si rifugia.

Temete il Signore, suoi santi,
nulla manca a coloro che lo temono.
I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.

 

 
Dal vangelo secondo Giovanni Gv 15, 18-21  


In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. 
Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato
».

 

23/08/2006 10:06

vaticano

Papa: l'Apocalisse, conforto per i cristiani perseguitati in Asia e nel mondo

 

Spiegando i simboli del libro dell'evangelista Giovanni, Benedetto XVI sottolinea il paradosso cristiano della vittoria di Cristo, della Donna, della Chiesa sulle sofferenze e persecuzioni. Presenti all'udienza anche pellegrini da Taiwan e Giappone.

 

Città del Vaticano (AsiaNews) - La sofferenza non è "l'ultima parola" nella storia del mondo e della Chiesa, ma un "punto di passaggio verso la felicità e, anzi, essa stessa [la sofferenza] è già misteriosamente intrisa"  di "gioia" e di "speranza": lo ha detto Benedetto XVI agli oltre 7 mila pellegrini radunati in aula Paolo VI per l'udienza settimanale, spiegando loro i capisaldi del libro dell'Apocalisse di san Giovanni, discostandosi spesso dal discorso preparato, con aggiunte a braccio.

Il papa ha affermato che a differenza del modo di intendere solito, l'Apocalisse non parla di "una catastrofe incombente", o di "enigmi da risolvere", ma raccontando delle persecuzioni che i cristiani subiscono nella storia, vuole infondere la certezza della "vittoria dell'Agnello, sgozzato eppure ritto in piedi" , divenendo un conforto per i cristiani, soprattutto per quelli dell'Asia. Il riferimento all'Asia e alle persecuzioni contro i cristiani, è anzitutto letterario: l'Apocalisse , dice il pontefice, "va compreso sullo sfondo della drammatica esperienza delle sette Chiese d'Asia (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiàtira, Sardi, Filadelfia, Laodicéa), che sul finire del I° secolo dovettero affrontare difficoltà non lievi nella loro testimonianza a Cristo. Ad esse Giovanni si rivolge mostrando viva sensibilità pastorale nei confronti dei cristiani perseguitati, che egli esorta a rimanere saldi nella fede e a non identificarsi con il mondo pagano". Ma parlando poi di uno dei simboli dell'Apocalisse (il libro che nessuno può aprire e che spinge l'apostolo al pianto , Apoc. 5, 4), egli aggiunge:  "Probabilmente questo pianto esprime lo sconcerto delle Chiese asiatiche per il silenzio di Dio di fronte alle persecuzioni a cui erano esposte in quel momento. E' uno sconcerto nel quale può ben riflettersi il nostro sbigottimento di fronte alle gravi difficoltà, incomprensioni e ostilità che pure oggi la Chiesa soffre in varie parti del mondo. Sono sofferenze che la Chiesa certo non si merita, così come Gesù stesso non meritò il suo supplizio".

 

Il "senso della storia umana", "il destino della storia – a detto il papa aggiungendo a braccio – è nelle mani" di Gesù Cristo, che l'Apocalisse mostra come "l'Agnello sgozzato, indifeso, ferito, morto, ma in piedi, vivo, partecipe del potere divino del Padre". "Gesù, benché ucciso con un atto di violenza, invece di stramazzare a terra sta paradossalmente ben fermo sui suoi piedi, perché con la risurrezione ha definitivamente vinto la morte".

 

Il senso della vittoria sulle persecuzioni è riaffermato da Benedetto XVI spiegando il simbolo della "Donna che partorisce un Figlio maschio, e quella complementare del Drago ormai precipitato dai cieli. Questi, pur attivo nella persecuzione della Donna e degli altri suoi figli, è ormai vinto in radice e la sua sconfitta alla fine si manifesterà immancabilmente". Anche qui il papa ha parlato a lungo a braccio, spiegando che la Donna è Maria, ma anche la Chiesa "che partorisce con grande dolore in ogni tempo, indifesa, debole.  Mentre è perseguitata dal Dragone è protetta dalle consolazioni di Dio. È questa Donna che vince alla fine, non il drago". "La Donna – a continuato a braccio il pontefice – che è perseguitata, alla fine appare come la Sposa, la nuova Gerusalemme, dove non vi sono più lacrime e tutto è luce, perché la sua luce è l'Agnello".

 

"Per questo motivo – ha continuato Benedetto XVI - l'Apocalisse di Giovanni, benché pervasa da continui riferimenti a sofferenze e tribolazioni - la faccia oscura della realtà -, è altrettanto permeata da frequenti canti di lode, che rappresentano quasi la faccia luminosa della storia… Siamo qui di fronte al tipico paradosso cristiano, secondo cui la sofferenza non è mai percepita come l'ultima parola, ma è vista come punto di passaggio verso la felicità e, anzi, essa stessa è già misteriosamente intrisa della gioia che scaturisce dalla speranza".

 

Il papa ha concluso la sua riflessione spiegando le ultime parole con cui "il Veggente di Patmos" conclude il suo libro, l'invocazione "Vieni, Signore Gesù", "palpitante di trepida attesa". Aggiungendo anche qui a braccio, il papa ha detto che tale attesa ha tre dimensioni: quella della "vittoria definitiva del Signore che viene e trasforma il mondo"; quella "eucaristica, di adesso, in cui Egli anticipa la sua venuta definitiva"; quella escatologica, in cui la Chiesa dice: "Sei già venuto, è una gioia per noi, ma vieni in modo completo". E quasi esprimendo l'impazienza di questa attesa, Benedetto XVI ha concluso con una preghiera: "Vieni Signore Gesù, vieni e trasforma il mondo, e vinca la tua Pace. Amen".

 

Benedetto XVI celebra i 60 anni di Aiuto alla Chiesa che Soffre

ROMA, martedì, 18 settembre 2007 (ZENIT.org).- Nel tradizionale Angelus di questa domenica, nella sua residenza estiva di Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha rivolto un saluto ai dirigenti dell’associazione cattolica internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS).

Nelle sue parole, ha invitato l’associazione a continuare ad aiutare la gente a comprendere che “Dio è presente come un padre pieno d’amore”.

Quando Dio abita nel cuore degli uomini possono crescere la pace e la giustizia sociale, ha spiegato, assicurando “le preghiere e la gratitudine del successore di San Pietro” per l’opera che svolge ACS e che rappresenta “una testimonianza eloquente dell’amore di Dio”.

L’associazione e i suoi dirigenti hanno celebrato una conferenza internazionale a Castel Gandolfo dal 13 al 16 settembre in occasione del 60° anniversario della sua esistenza.

Il Papa ha fatto giungere una lettere di auguri ad ACS, in cui sottolinea che uno dei problemi più importanti dell’epoca attuale “risiede nella dimenticanza di Dio da parte di molte persone e intere società”.

La pressione del secolarismo e del relativismo, “in forma di tendenze culturali dominanti e a volte dittatoriali”, ha condotto “molta gente e vari cristiani battezzati ad allontanarsi da Dio”.

Il Pontefice esorta ACS a continuare a investire gran parte delle sue risorse nella promozione delle vocazioni religiose e nei fedeli impegnati, fornendo loro una formazione spirituale, umana, intellettuale e pastorale, così come i mezzi materiali necessari per poter operare come efficaci strumenti della grazia di Dio nelle loro rispettive chiese locali e nell’evangelizzazione.

In questo senso, sottolinea soprattutto due ambiti. Da un lato, dice che è evidente che “i mezzi di comunicazione esercitano un’influenza immensa nella cultura e nella vita della gente” e che, con la collaborazione e la guida di credenti cristiani capaci e convinti, questi mezzi possono “ottenere importanti risultati nella diffusione della Buona Novella del Vangelo di Cristo e dei valori cristiani”.

Precisa inoltre che la Chiesa “ha urgente bisogno di persone attraverso le quali Dio possa essere presente in questo immenso campo”.

Dall’altro lato, segnala che la Chiesa osserva “con grande preoccupazione come alcune Chiese orientali di tradizione secolare siano minacciate in Medio Oriente e come numerosi cattolici si vedano costretti a vivere la propria fede senza un’assistenza pastorale o senza poterla professare totalmente o parzialmente in comunità e pubblicamente”.

In queste circostanze, la Chiesa “non ha molto margine di manovra nella pastorale”, riconosce il Papa, nonostante anche lì lo Spirito Santo possa, “attraverso un’azione creativa e intelligente”, aprire possibilità impreviste per la realizzazione della sua missione, “portando non poche persone alla fede in Gesù Cristo”.

Il Santo Padre conclude il suo messaggio impartendo la sua benedizione apostolica a tutta l’équipe e ai benefattori di ACS.

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) è un’associazione cattolica internazionale fondata 60 anni fa dal sacerdote premonstratense padre Werenfried van Straaten. L’associazione risponde direttamente al Vaticano e sostiene i progetti pastorali della Chiesa cattolica in circa 140 Paesi del mondo. ACS aiuta soprattutto le Chiese locali perseguitate, discriminate o troppo povere per poter svolgere la loro missione pastorale.

L’anno scorso i benefattori di ACS hanno donato all’associazione la cifra record di 81,2 milioni di euro.

 

 

Canto: FUOCO CHE CONSUMA

      

Fuoco che consuma
scendi su di noi
brucia ogni peccato dentro me

Tu consolazione;
tu liberazione,
fai che il nostro cuore lodi il Re.

 

Rit: Gloria  all’agnello,
esaltiamo il nostro Re!           
Regna sul glorioso  trono
Solo in lui riposo avrò.

 

Fuoco che consuma
scendi su di me
brucia ogni peccato dentro me

Tu consolazione;
tu mia guarigione,
fai che il nostro cuore lodi il Re.

 

Rit: Gloria  all’agnello,
esaltiamo il nostro Re!      
Regna sul glorioso  trono
Solo in te riposerò.

 

Intercessioni: Ascoltaci Signore

 

«Sì, noi consacriamo la nostra Opera per la Chiesa che soffre e noi stessi a Te, Maria, Madre di Gesù, Mediatrice potente, Esempio per tutta l’umanità, Immacolata! Conservaci nell’amore del

Tuo Figlio, proteggici contro la malvagità di questo mondo e portaci sicuri verso il Cuore di Dio».

Padre Werenfried  (1913-2003) –  Preghiamo per tutto il Medio Oriente e i Paesi Asiatici

 

«Dio avvolge la terra, per quanto nera e oscura, con un manto di santità che copre una moltitudine

di peccati. La nostra Opera è un lembo di questo mantello, tessuto con fili di amore». - Padre Werenfried (1913-2003) – Preghiamo per l’Oceania.

 

«La Chiesa oltrepassa i confini della terra traendo la sua indistruttibile energia vitale dal Cristo risorto che ha affermato: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”». Padre Werenfried (1913-2003) – Preghiamo per l’Africa.

 

«Cristo esige una fede che sposti le montagne. Siccome Egli non pretende mai l’impossibile, ciò significa che con la forza della nostra fede noi possiamo rimuovere le montagne della miseria, dell’ignoranza, dell’incomprensione, dell’odio e della mancanza d’amore. Questo è per lo più un’opera di riconciliazione che si compirà solo con la preghiera, l’umiltà e l’amore disinteressato». - padre Werenfried (1913-2003) – Preghiamo per il Continente Americano

 

«Possiamo fare in modo che almeno due uomini seguano l’appello del Signore, che l’immagine di Gesù diventi visibile in due uomini, che due uomini deboli cerchino di essere persone di buona volontà: tu e io!». - padre Werenfried - (1913-2003) – Preghiamo per l’Europa

 

 

 

«Dio onnipotente ed eterno, benedici

l’Opera Aiuto alla Chiesa che Soffre, che Tu hai prescelto per fondare, sostenere e incoraggiare la nostra comunità di Figlie della Risurrezione. Benedici il Fondatore e i responsabili dell’Opera. Concedi ai suoi collaboratori e benefattori la ricompensa per le loro buone azioni. Dona a tutti coloro che ci aiutano nel Tuo nome, la beatitudine della Vita Eterna. Aiuta le Figlie della Risurrezione affinché rendano grazie per tutto quello che hanno ricevuto. Dà loro la forza di mostrare la loro gratitudine attraverso la dedizione totale alla Tua volontà divina, l’amore ardente verso i poveri e la fedeltà incrollabile verso la loro vocazione. Per intercessione di Maria, Madre di Dio e Vergine Santissima, concedi questa grazia. Ti preghiamo per questo attraverso il nostro Signore Gesù Cristo, Tuo Figlio. Amen».

 

A nome delle Figlie della Risurrezione, la madre superiora

suor Petronella Nkaza, Bukavu (Repubblica Democratica del Congo)

 

Canto:  AVE MARIA

 

Ave Maria piena di grazia,

il Signore è con te,

tu sei benedetta fra le donne

 

e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.

 

Santa Maria, Madre di Dio,

prega per noi peccatori,

adesso e nell’ora della nostra morte,

della nostra morte, della nostra morte,

Amen.

 

postato da: simonedicirene alle ore 15:26 | Permalink | commenti
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