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lunedì, 12 novembre 2007
CATECHESI 15.11.2007
Canto: TI ESALTO, DIO MIO RE
 
Ti esalto, Dio mio Re,
canterò in eterno a Te!
Io voglio lodarTi
Signor
e benedirTi, alleluia!
 
Il Signore è degno di ogni lode.
Non si può misurar la sua grandezza.
Ogni vivente proclama la sua gloria,
la sua opera è giustizia e verità.
 
Il Signore è paziente e pietoso.
Lento all’ira e ricco di Grazia.
Tenerezza per ogni creatura,
il Signore è buono verso tutti.
 
Il Signore protegge chi lo teme,
ma disperde i superbi di cuore.
Egli ascolta il grido del suo servo,
ogni lingua benedica il suo nome.
 
Segno di croce +
 
Una decina del Santo Rosario
 
Credo, Padre Nostro, 3 Ave Maria (per la fede, la speranza, la carità), Gloria al Padre.
 
Lodato sempre sia. Il Santissimo nome di Gesù Giuseppe e Maria.
 
Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia
I
2° mistero della luce
Le nozze di Cana
I
PADRE NOSTRO.. 
I
Dal Vangelo secondo Giovanni
I
Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era
la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche  Gesù con i
suoi discepoli. AVE MARIA    Nel frattempo, venuto a mancare
il vino, la madre di Gesù gli disse:  «Non hanno più vino». 
E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora
giunta la mia ora». AVE MARIA    La madre dice ai servi:
«Fate quello che vi dirà». AVE MARIA     Vi erano là sei giare
di pietra  per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due
o tre barili. AVE MARIA     E Gesù disse loro: «Riempite
d'acqua le giare»; e le riempirono fino all'orlo. AVE MARIA    
Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di
tavola». Ed essi gliene portarono. AVE MARIA   
E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola,
che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano
attinto l'acqua), chiamò lo sposo AVE MARIA    
e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono
un pò brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora
il vino buono» AVE MARIA . Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli
in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero
in lui. AVE MARIA     [12]Dopo questo fatto, discese a Cafarnao
insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà
solo pochi giorni. AVE MARIA  
  
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ed ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Lodato sempre sia. Il Santissimo nome di Gesù Giuseppe e Maria.

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno,
porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della
Tua misericordia
I
Salmo delle Lodi mattutine
 
Antifona
Santa Maria Vergine, nessuna donna nata al mondo simile a te,
figlia e schiava dell‘altissimo Re e Padre celeste, madre del
santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo;
prega per noi, con San Michele Arcangelo e tutte le virtù dei cieli
e tutti i santi, II tuo santissimo e diletto Figlio, il Signore e
Maestro nostro.
 
Salmo
o Signore, Dio della salvezza *
io grido a te giorno e notte.
Giunga al tuo volto la mia preghiera; *
porgi orecchio alla mia implorazione.
 
Avvicinati all‘anima mia e salvala; *
liberami dai miei nemici.
Perché sei tu che mi hai tratto dal seno; *
tu sei la mia speranza fin da quando succhiavo
il petto di mia madre,
mi hanno votato a te fin dalla nascita.
 
Fin da quando ero nel seno della madre
tu sei il mio Dio; *
non ti allontanare da me.
Tu conosci il mio rossore, la mia vergogna; *
e la mia infamia.
 
Al tuo cospetto sono tutti quelli
che mi affliggono; *
il mio cuore sopportò l‘obbrobrio e la miseria.
Ho aspettato uno che si rattristasse con me,
ma non c’è; *
uno che mi consolasse, ma non l‘ho trovato.
 
O Dio, i malvagi sono insorti contro di me
e un‘orda di prepotenti brama brama la mia vita; *
e non si sono posti te davanti al loro volto.
Sono già contato con quelli che stanno
per discendere nel sepolcro; *
sono diventato un uomo senza aiuto,
libero fra i morti.
 
Tu sei il santissimo Padre mio; *
mio Re e mio Dio.
Vieni in mio aiuto;*
Signore, Dio della mia salvezza.
 
Abbi pietà, o Dio, abbi pietà di me; *
perchè la mia vita si affida a te.
Spererò all‘ombra delle tue ali *
aspettando che passi l‘iniquità.
 
Griderà al santissimo Padre mio, l‘Altissimo; *
a Dio che mi dona ogni bene.
Egli ha mandato dal cielo il suo aiuto
e mi ha liberato; *
ha svergognato i miei calpestatori.
 
Iddio ha steso la sua mano dal cielo
e ha mandato il suo aiuto; *
ha liberato la mia anima dai miei fortissimi, nemici
e da quelli che mi odiavano.
Hanno preparato un laccio per i miei piedi *
e hanno incurvato la mia anima.
 
Hanno scavato una fossa davanti a me, *
e vi sono caduti dentro.
II mio cuore pronto, o Dio, il mio cuore pronto; *
voglio cantare, voglio inneggiare.
 
Svegliati, gloria mia, destatevi, arpa e cetra; *
io desterò all‘alba.
Ti loderò tra i popoli, Signore, *
e ti inneggerò fra le genti.
 
Perchè grande fino ai cieli la tua misericordia *
e fino alle nubi la tua verità.
Ascendi alto sui cieli, o Dio; *
e la tua gloria è su tutta la terra.
 
Antifona
Santa Maria Vergine, nessuna donna nata al monsimile a te,
figlia e schiava dell‘altissimo Re e Padre celeste, madre del
santissimo Signore nostro Gesü Cristo, sposa dello Spirito
Santo; prega per noi, con San Michele arcangelo e tutte le
virtù dei cieli e tutti i santi, il tuo santissimo e diletto Figlio,
il Signore e Maestro nostro.
Dal vangelo secondo Luca Lc 17, 5-10

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la
nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto
un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso:
Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe. 
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge,
gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?
Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la
veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo
mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo
servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi,
quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite:
Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare». 

Mons. Antonio Riboldi  

Ci sono momenti, nella vita, difficili da conciliare con l'idea
dell'Amore del Padre, in cui abbiamo riposto la nostra totale
fiducia o fede: momenti in cui vacilla o viene meno la nostra
fede in Lui. Sono i momenti della prova, quando pare che tra
noi e Dio sia calata una densa nube, al punto da mettere in
dubbio non solo che ci voglia bene, ma addirittura che esista.
Mi è sempre rimasta nel ricordo una scena, subito dopo il
terremoto a Santa Ninfa. Ero smarrito, in quella notte, in piazza,
e guardavo il paese che sembrava essersi accartocciato, come
si fa con gli oggetti che si rompono e si buttano. Vicino a me,
un uomo, che aveva speso la vita per costruirsi la casa,
vedendola in rovina, ebbe un moto di incontenibile rabbia:
prese una scarpa e la lanciò contro il cielo, come volesse
colpire in faccia Dio stesso.

Io stesso, davanti alla Chiesa Madrice, che in dieci anni
avevamo come rifatta, facendola diventare bella, come un
vestito da sposa per il Dio e la comunità che ospitava, ed
ora era un ammasso di pietre su pietre, come un prezioso
 vaso cinese andato in frantumi, guardai verso l'altare, che
non c'era più, però custodiva da qualche parte Gesù nel
Santissimo Sacramento, e mi uscì dal cuore il lamento:
"Signore fammi capire come ci vuoi bene".
In quel momento giunse un giovane, tanto vicino alla comunità
parrocchiale e, con incontenibile dolore, mi disse: "Padre,
mamma, papà e le mie due sorelle sono sotto le macerie
e credo siano morti". Era come se Dio mi svegliasse dal
sonno della fede' e mi indicasse dove era...

Era là, sotto quelle macerie, in cui ci infilammo, cercando di
salvare la famiglia rimasta sepolta, senza riuscirci, anzi,
rischiando di finire anche noi, per una successiva scossa
di terremoto, allo stesso modo.
E cominciò la sfilata di tanti che ci chiedevano aiuto. È lì
che ho ritrovato la risposta di Dio. Lui era là dove c'era
disperazione e morte e occorreva correre a salvare quelli
che, diversamente, sarebbero morti. Ma non è facile.
Facile invece è smarrirsi e voltare le spalle alla fede.
Ed è comprensibile, nel dolore, questo smarrimento!

Oggi, di fronte alle tante tragedie del nostro mondo, che
avvengono in tanti modi: dalla tragedia della fame e della
miseria, a quella delle insensate guerre o dei rigurgiti di
violenza nelle stesse famiglie, che sembrano il ghigno di
satana, a tutti i tipi di sfruttamento, è facile essere tentati
di porsi la stessa domanda: "Signore, facci capire dove e
come è il tuo amore".
Sembra siano di oggi le parole del profeta Abacuc:
"Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò
il grido 'violenza' e non soccorri? Perché mi fai vedere l'iniquità
e resti spettatore dell'oppressione? Ho davanti rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese. Il Signore rispose e mi disse:
Scrivi la visione e incidila sulle tavolette perché la si legga
speditamente. È una visione che attesta un termine, parla di
scadenza e non mentisce: se indugia, attendila, perché certo verrà
e non tarderà. Ecco soccombe colui che non ha animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede"
Gli Apostoli, udendo le parole di Gesù, che condannava
duramente lo scandalo, fino a avvisare i Suoi: "State attenti!"
ammonendoli ad amare il fratello fino al non facile perdono
quando ci fa del male, pregano così il Maestro:
"Aumenta la nostra fede!". E la risposta di Gesù davvero
mostra la potenza della fede vera: "Se aveste fede quanto
un granellino di senapa - che è il più piccolo di tutti i semi
potreste dire a questo gelso: sii sradicato e trapiantato nel
mare ed esso vi ascolterebbe" . Inutile nascondersi la grave
crisi di fede che c'è in troppi. Viene da chiederci quali siano
le cause di questa 'eclissi della fede', che qualcuno ha
chiamato 'apostasia dell'Europa'.

Tanti descrivono la crisi come frutto del consumismo o della frenesia
del piacere ad ogni costo. Troppi credono di 'sentirsi liberi
totalmente', lasciando via libera a tutti i vizi, credendo così di
realizzare il proprio sogno di vita. Ma vivere senza Dio è davvero
'realizzarsi' o la realtà non dimostra piuttosto che si diventa
 'una merce', fino a giungere sui marciapiedi del vizio e, magari,
finendo poi nell'inferno della disperazione o della droga?
Siamo davvero felici di vivere, oscurando la bellezza e la dignità
che viene dal Cielo? Ci parlano forse di vera felicità i tanti 'idoli'
non cui abbiamo riempito case, paesi, cuori?

Si ha l'impressione che oggi il mondo viva di una profonda
inesprimibile tristezza, che a volte genera perfino il rifiuto
del grande bene che è la vita. Se rileggiamo la Bibbia, quando
"Dio creò l'uomo a Sua immagine e somiglianza", scopriamo
che l'uomo fu posto 'in un meraviglioso giardino'. Ed era tanta
la felicità, ragione e senso della creazione di ognuno, che
la Sacra Scrittura, simbolicamente ma efficacemente, dichiara:
"Dio scendeva a passeggiare con loro". Mise alla prova il loro
amore - come è sempre regola anche tra di noi - dando tutto
in potere dei nostri progenitori, "fuorché mangiare del frutto
dell'albero della vita". "Se ne mangerete morirete".
Ci pensò Satana ad ingannarli, convincendo Eva che in quel
frutto si nascondeva il diritto alla 'libertà', divenendo dei...
senza Dio! E da allora si ripete per tutti la stessa situazione:
un Padre che indica l'albero della vita, ossia l'amore di Lui
e per Lui, come senso e significato pieno della vita stessa, e
l'inganno del serpente che, se seguito, dopo una breve euforia,
porta a "sentirsi nudi... e a nascondersi"!

Quanta tristezza c'è nel grido di Dio: "Uomo, dove sei?".
È di ieri il racconto del rifiuto dell'uomo...e pare sia di oggi,
per troppi. Dichiarava Paolo VI: "L'uomo moderno non sembra
più capace di pensare a Dio e crede di poter meglio organizzare
la propria vita e quella della convivenza umana, trascurando,
tacendo, negando il nome di Dio. Forse non si osa dire da tutti
che Dio è morto in se stesso, ma si dimostra che è morto nel
pensiero, nella psicologia, nel bisogno dell'uomo. Bisogna
leggere quanto il Concilio c'insegna sopra questa assenza
del pensiero di Dio, della fede in Dio dell'uomo moderno:
pagina grave, densa e dolorosa (Gaudium et spes 20).
L'ateismo contemporaneo, scrive un teologo, si presenta
come una spiegazione finale, secondo i casi, 'trionfale o
disperata' o 'serena': sia che praticamente propenda verso
il collettivismo o l'anarchia, sia che metta l'assoluto
nell'uomo o nella natura o che respinga ogni assoluto, (De Lubac)
Vi diciamo queste cose perché sono nell'aria che oggi tutti
respiriamo o perché avvertiate il paradosso che voi incontrate
là dove la Chiesa, a qualsiasi livello della sua autenticità,
si attesta e non esita ad affermare, ieri come oggi, che per lei
Dio non è morto o assente, e continua impavida e felice a
testimoniare e proclamare con Pietro il Cristo del Dio vivente
e a celebrare con beata certezza la gloria di Dio"
(discorso dell'11 novembre 1968).

Non so come definire l'uomo del nostro tempo che, dopo
aver fatto un'autentica 'guerra' alla natura, per affermare
l'economia e il profitto ad ogni costo, fino a compromettere
l'esistenza del pianeta, ora vuole quasi affermare la 'sua divinità',
con la differenza che, quando Dio crea, contempla e si stupisce
della bellezza della sua creatura: "E vide che era cosa bella",
invece l'uomo, questo 'irrazionale Dio', non solo sta spegnendo
la bellezza, ma sta compromettendo la sua stessa esistenza!...
Eppure si 'sente Dio', ossia padrone di ciò che non è suo,
quando ha ricevuto solo il compito di 'custodire e coltivare'...
non distruggere!

Se questo uomo, che annienta tutto, fosse 'dio'... ci sarebbe
davvero da aver paura, perché non merita certamente fiducia!
Fiducia invece che merita il Padre, che non cessa di manifestare
la Sua Presenza, il Suo Amore, la Sua Bellezza in chi di noi sa
riporre in Lui piena fede. E, accanto alle follie degli uomini che
negano Dio, per fortuna la terra è piena della gloria di Dio,
che si manifesta nei semplici fedeli, nella Chiesa, nei martiri,
in tante anime consacrate. Davvero un grande coro celeste che
è la sola 'musica' per l'uomo.

A volte, è vero, Dio mette alla prova la nostra fede, quasi
nascondendosi. I Santi la chiamano 'buio della fede', 'notte
dell'anima', come quella provata da Madre Teresa di Calcutta,
da S. Teresina del Bambin Gesù, da tanti santi e, a volte,
anche da noi. È un poco il nostro venerdì santo, che prepara
la gioia della Pasqua.
Raccogliamo quanto disse il Santo Padre a Loreto, ai giovani,
il 1° settembre, in quell'incontro di fede e di amore, che è il
vero futuro: "Purtroppo oggi, non di rado, un'esistenza piena
e felice viene vista da molti giovani come un sogno difficile
e qualche volta quasi irrealizzabile. Tanti vostri coetanei
guardano al futuro con apprensione e si pongono non pochi
interrogativi. Si chiedono preoccupati: come inserirsi in una
società segnata da numerose e gravi ingiustizie e sofferenze?
Come reagire all'egoismo e alla violenza che sembrano prevalere?
Come dare un senso pieno alla vita? Con amore e convinzione,
ripeto a voi, giovani, qui presenti e, attraverso voi, ai vostri
coetanei del mondo intero: non abbiate paura. Cristo può colmare
le aspirazioni più grandi del vostro cuore! Ci sono forse sogni
irrealizzabili quando a suscitarli e a coltivarli nel cuore è lo
Spirito di Dio? C'è qualcosa che può bloccare il nostro entusiasmo
quando siamo uniti a Cristo? Nulla e nessuno, direbbe l'apostolo
Paolo, potrà mai separarci. Lasciate che questa sera io vi ripeta:
ciascuno di voi, se resta unito a Cristo, può compiere grandi cose.
Ecco perché, cari amici, non dovete aver paura di sognare ad occhi
aperti grandi progetti di bene e non dovete lasciarvi scoraggiare
dalle difficoltà.
I
Cristo ha fiducia in voi e desidera che possiate realizzare ogni
vostro più alto e nobile sogno di autentica felicità. Niente è
impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Dio"
E allora, carissimi, preghiamo con gli Apostoli: "Signore,
aumenta la nostra fede!".
I
Canto: GRANDE SEI O MIO SIGNOR.

Grande sei o mio Signor,  Re in eterno resterai.
L'anima mia riposa solo in te,  che mi perdoni e mi consoli.
 
Con te voglio abitare o Re,  con te che siedi su nel ciel,
con te che hai,  tutto ai piedi tuoi,  tu sei l'Amore,  tu sei Gesù,  il Re!

GIOVANNI PAOLO I
UDIENZA GENERALE
Mercoledì 13 settembre 1978
 
Vivere la fede
Il mio primo saluto va ai miei confratelli vescovi, che
vedo qui numerosi. Papa Giovanni, in una sua nota, che
è stata anche stampata, ha detto: « Stavolta ho fatto il
ritiro sulle 7 lampade della santificazione ». 7 virtù, voleva
dire e cioè fede, speranza, carità, prudenza, giustizia, fortezza,
temperanza. Chissà se lo Spirito Santo aiuta il povero Papa
oggi ad illustrare almeno una di queste lampade, la prima:
la fede. Qui, a Roma, c'è stato un poeta, Trilussa, il quale
ha cercato anche lui di parlare della fede. In una certa sua
poesia, ha detto: « Quella vecchietta ceca, che incontrai 
la sera che mi spersi in mezzo ar bosco,  me disse: - se la
strada nun la sai  te ciaccompagno io, che la conosco. 
Se ciai la forza de venimme appresso  de tanto in tanto te
darò na voce,  fino là in fonno, dove c'è un cipresso,  fino là
in cima, dove c'è una croce.  Io risposi: Sarà... ma trovo strano 
che me possa guidà chi nun ce vede... La ceca, allora, me pijò
la mano e sospirò: Cammina. Era la fede ».
I
Come poesia, graziosa; come teologia, difettosa. Difettosa
perché quando si tratta di fede, il grande regista è Dio,
perché Gesù ha detto: nessuno viene a me se il Padre mio non
lo attira. S. Paolo non aveva la fede, anzi perseguitava i fedeli.
Dio lo aspetta sulla strada di Damasco: « Paolo gli dice non
sognarti neanche di impennarti, di tirar calci, come un cavallo
imbizzarrito. Io sono quel Gesù che tu perseguiti. Ho disegni su
di te. Bisogna che tu cambi! ». Si è arreso, Paolo; ha cambiato,
capovolgendo la propria vita. Dopo alcuni anni scriverà ai
Filippesi: « Quella volta, sulla strada di Damasco, Dio mi ha
ghermito; da allora io non faccio altro che correre dietro a Lui,
per vedere se anche io sarò capace di ghermirlo, imitandolo,
amandolo sempre più ».
I
Ecco che cosa è la fede: arrendersi a Dio, ma trasformando
la propria vita. Cosa non sempre facile. Agostino ha raccontato
il viaggio della sua fede; specialmente nelle ultime settimane
è stato terribile; leggendo si sente la sua anima quasi rabbrividire
e torcersi in conflitti interiori. Di qua, Dio che lo chiama e insiste,
e di là, le antiche abitudini, « "vecchie amiche"  scrive lui ; e mi
tiravano dolcemente per il mio vestito di carne e mi dicevano:
"Agostino, come?!, tu ci abbandoni? Guarda, che tu non potrai più
far questo, non potrai più far quell'altro e per sempre!" ». Difficile!
« Mi trovavo - dice - nello stato di uno che è a letto, al mattino.
Gli dicono: "Fuori, Agostino, alzati!". Io invece, dicevo: "Sì, ma
più tardi, ancora un pochino!". Finalmente il Signore mi ha dato
uno strattone, sono andato fuori. Ecco, non bisogna dire:
Sì, ma; sì, ma più tardi. Bisogna dire: Signore, sì! Subito! Questa
è la fede. Rispondere con generosità al Signore.
I
Ma chi è che
dice questo sì? Chi è umile e si fida di Dio completamente! ».
Mia madre mi diceva quand'ero grandetto: da piccolo sei stato
molto ammalato: ho dovuto portarti da un medico all'altro e
vegliare notti intere; mi credi? Come avrei potuto dire: mamma
non ti credo? Ma sì che credo, credo a quello che mi dici, ma credo
specialmente a te. E così è nella fede.
Non si tratta solo di credere alle cose che Dio ha rivelato ma
a Lui, che merita la nostra fede, che ci ha tanto amato e tanto
fatto per amore nostro. Difficile è anche accettare qualche
verità, perché le verità della fede son di due specie: alcune
gradite, altre ostiche al nostro spirito. Per esempio, è gradito
sentire che Dio ha tanta tenerezza verso di noi, più tenerezza
ancora di quella che ha una mamma verso i suoi figlioli, come
dice Isaia. Com'è gradito e congeniale.
I
C'è stato un grande vescovo francese, Dupanloup, che ai rettori
dei seminari era solito dire: con i futuri sacerdoti, siate padri;
siate madri. E' gradito. Con altre verità, invece, si fa fatica.
Dio deve castigare; se proprio io resisto. Egli mi corre dietro,
mi supplica di convertirmi ed io dico: no!, quasi sono io a
costringerlo a castigarmi. Questo non è gradito. Ma è verità di fede.
E c'è un'ultima difficoltà, la Chiesa. S. Paolo ha chiesto: Chi
sei Signore? - Sono quel Gesù che tu perseguiti.
Una luce, un lampo ha attraversato la sua mente. Io non perseguito
Gesù, manco lo conosco: perseguito invece i cristiani. Si vede
che Gesù e i cristiani, Gesù e la Chiesa sono la stessa cosa:
inscindibile, inseparabile.
I
Leggete San Paolo: « Corpus Christi quod est Ecclesia ». Cristo
e Chiesa sono una sola cosa. Cristo è il Capo, noi, Chiesa, siamo
le sue membra. Non è possibile aver la fede, e dire io credo in
Gesù, accetto Gesù ma non accetto la Chiesa. Bisogna accettare
la Chiesa, quella che è, e come è questa Chiesa? Papa Giovanni
l'ha chiamata « Mater et Magistra ». Anche maestra. San Paolo
ha detto: « Ognuno ci accetti come aiuti di Cristo ed economi e
dispensatori dei suoi misteri ».
I
Quando il povero Papa, quando i vescovi, i sacerdoti propongono
la dottrina, non fanno altro che aiutare Cristo. Non è una dottrina
nostra, è quella di Cristo; dobbiamo solo custodirla, e presentarla.
Io ero presente quando Papa Giovanni ha aperto il Concilio l'11
ottobre 1962. Ad un certo punto ha detto: Speriamo che con il
Concilio la Chiesa faccia un balzo avanti. Tutti lo abbiamo sperato;
però balzo avanti, su quale strada? Lo ha detto subito: sulle verità
certe ed immutabili. Non ha neppur sognato Papa Giovanni che
fossero le verità a camminare, ad andare avanti, e poi, un po'
alla volta, a cambiare.
I
Le verità sono quelle; noi dobbiamo camminare sulla strada di
queste verità, capendo sempre di più, aggiornandoci, proponendole
in una forma adatta ai nuovi tempi. Anche Papa Paolo aveva
lo stesso pensiero. La prima cosa che ho fatto, appena fatto Papa,
fu di entrare nella Cappella privata della Casa Pontificia; lì in
fondo Papa Paolo ha fatto fare due mosaici: San Pietro e San
Paolo: San Pietro che muore, San Paolo che muore; ma sotto
San Pietro ci sono le parole di Gesù: Pregherò per te, Pietro,
perché non venga mai meno la tua fede. Sotto San Paolo, che
riceve il colpo di spada: ho consumato la mia corsa, ho conservato
la fede. Voi sapete che nell'ultimo discorso del 29 giugno, Paolo
VI ha detto: dopo quindici anni di pontificato, posso ringraziare
il Signore; ché ho difeso, ho conservato la fede.
I
E' madre anche la Chiesa. Se è continuatrice di Cristo e Cristo è
buono: anche la Chiesa deve essere buona; buona verso tutti;
ma se per caso, qualche volta ci fossero nella Chiesa dei cattivi?
Noi ce l'abbiamo, la mamma. Se la mamma è malata, se mia
madre per caso diventasse zoppa, io le voglio più bene ancora.
Lo stesso, nella Chiesa: se ci sono, e ci sono, dei difetti e delle
mancanze, non deve mai venire meno il nostro affetto verso la
Chiesa. Ieri - e finisco - mi hanno mandato il numero di « Città
Nuova »: ho visto che hanno riportato, registrandolo, un mio
brevissimo discorso, con un episodio. Un certo predicatore Mac
Nabb, inglese, parlando ad Hyde Park, aveva parlato della Chiesa.
Finito, uno domanda la parola e dice: belle parole le sue. Però io
conosco qualche prete cattolico, che non è stato coi poveri e si è
fatto ricco. Conosco anche dei coniugi cattolici che hanno tradito
la loro moglie; non mi piace questa Chiesa fatta di peccatori.
Il Padre ha detto: ha un po' ragione, ma posso fare un'obiezione?
Sentiamo  Dice: scusa, ma sbaglio oppure il colletto della tua camicia
è un po' unto? - Dice: sì, lo riconosco. - Ma è unto, perché non hai
adoperato il sapone, o perché hai adoperato il sapone e non è giovato
a niente? No, dice, non ho adoperato il sapone.
I
Ecco. Anche la Chiesa cattolica ha del sapone straordinario:
vangelo, sacramenti, preghiera. Il vangelo letto e vissuto;
i sacramenti celebrati nella dovuta maniera; la preghiera
ben usata sarebbero un sapone meraviglioso capace di farci
tutti santi. Non siamo tutti santi, perché non abbiamo adoperato
abbastanza questo sapone. Vediamo di corrispondere alle
speranze dei Papi, che hanno indetto e applicato il Concilio,
Papa Giovanni, Papa Paolo. Cerchiamo di migliorare la Chiesa,
diventando noi più buoni. Ciascuno di noi e tutta la Chiesa potrebbe
recitare la preghiera ch'io sono solito recitare: Signore, prendimi
come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi
diventare come tu mi desideri.
I
BENNEDIZIONE AI PRESENTI
I
Io devo dire una parola anche ai nostri cari ammalati, che vedo lì.
Lo sapete, Gesù ha detto: mi nascondo dietro a loro; quello che
viene fatto a loro vien fatto a me. Quindi nelle loro persone
noi veneriamo il Signore stesso e auguriamo che il Signore sia
loro vicino, li aiuti, e li sostenga.
I
A destra invece ci sono gli sposi
novelli. Hanno ricevuto un grande sacramento; facciamo voti che
questo sacramento ricevuto sia veramente apportatore non solo
di beni di questo mondo, ma più di grazie spirituali.
Nel secolo  scorso c'era in Francia Federico Ozanam, grande
professore; insegnava alla Sorbona, ma eloquente, ma
bravissimo! Suo amico era Lacordaire, il quale diceva:
« E' così bravo, è così buono, si farà prete, diventerà un
vescovone, questo qui! ». No! Ha incontrato una brava signorina,
si sono sposati. Lacordaire c'è rimasto male, e ha detto:
« Povero Ozanam! E' cascato anche lui nella trappola! ».
Ma due anni dopo, Lacordaire venne a Roma, e fu ricevuto
da Pio IX. « Venga, Padre, - dice - venga. Io ho sempre
sentito dire che Gesù ha istituito sette sacramenti: adesso viene
Lei, mi cambia le carte in tavola; mi dice che ha istituito sei
sacramenti, e una trappola! No, Padre, il matrimonio non è una
trappola, è un grande sacramento! ». Per questo facciamo di
nuovo gli auguri a questi cari Sposi; che il Signore li benedica!
I
Preghiamo.
Rit.: Signore, rafforza la nostra fiducia in Te.
Per la Chiesa: perché radichi tutti i suoi interessi su Dio e
abbandoni ogni pretesa di potere terreno.
Preghiamo
Per i governanti della terra: perché superino gli egoismi
nazionalistici a favore di uno sviluppo economico e sociale
di tutta l'umanità.
Preghiamo
Per chi vive nel dubbio: perché Cristo illumini il loro intimo
col dono della fede e li renda forti contro le avversità della vita.
Preghiamo
Per la nostra comunità: perché riscopra l'importanza del
condividere con chi non ha e non si adagi nell'avidità del
possedere.
Preghiamo
Per coloro che stanno per morire: perché possano presentarsi
a Cristo ricchi di fede e di operare buone.
Preghiamo
I
 
Padre nostro.
I
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra
 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
 
Orazione
O Dio, fonte di ogni bene, che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore.
 
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.
Canto: Popoli tutti acclamate
 
Mio Dio, Signore, nulla è pari a Te.
ora e per sempre, voglio lodare
il Tuo grande amor per me.
Mia roccia Tu sei,
pace e conforto mi dai.
Con tutto il cuore e le mie forze,
sempre io Ti adorerò.
 
POPOLI TUTTI ACCLAMATE AL SIGNORE
GLORIA E POTENZA CANTIAMO AL RE,
MARI E MONTI SI PROSTINO A TE,
AL TUO NOME, O SIGNORE.
 
CANTO DI GIOIA PER QUELLO CHE FAI,
PER SEMPRE SIGNORE CON TE RESTERO',
NON C'E' PROMESSA, NON C'E' FEDELTA' CHE IN TE.
 
Mio Dio, Creatore,
tutto parla di Te,
ora e per sempre voglio cantare
la Tua presenza qui tra noi.
Mia forza, Tu sei,
scudo e difesa mi dai,
con tutto me stesso e la mia vita,
sempre io Ti amerò!
Rit.
 
 


postato da: simonedicirene alle ore 19:39 | Permalink | commenti
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