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mercoledì, 21 novembre 2007

CATECHESI  21.11.2007

 

Canto: Dall'Aurora al Tramonto

 

Dall'aurora io cerco te
fino al tramonto ti chiamo
ha sete solo di te
l'anima mia come terra deserta

Non mi fermerò un solo istante
sempre canterò la tua lode
perché sei il mio Dio
il mio riparo
mi proteggerai
all'ombra delle tue ali.

Dall'aurora ...

Non mi fermerò un solo istante
io racconterò le tue opere
perché sei il mio Dio
unico bene
nulla mai potrà
la notte contro di me.

Dall'aurora io cerco te
fino al tramonto ti chiamo
ha sete solo di te
l'anima mia come terra deserta
ha sete solo di te
l'anima mia come terra deserta

 

Segno di croce +

 

Una decina del Santo Rosario

 

Credo, Padre Nostro, 3 Ave Maria (per la fede, la speranza, la carità), Gloria al Padre.

 

Lodato sempre sia. Il Santissimo nome di Gesù Giuseppe e Maria.

 

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia

 

3° mistero della luce
L'annuncio del Regno di Dio

 

PADRE NOSTRO.. 

 

Dal Vangelo secondo Luca

 

Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. AVE MARIA  Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi. AVE MARIA  Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. AVE MARIA   Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; AVE MARIA   per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, AVE MARIA  per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; AVE MARIA   per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. AVE MARIA  poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. AVE MARIA    Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi» AVE MARIA  Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». AVE MARIA   

 

 Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ed ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

 

Lodato sempre sia. Il Santissimo nome di Gesù Giuseppe e Maria.


Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia

 

 

Antifona

Santa Maria Vergine, nessuna donna nata al mondo simile a te, figlia e schiava dell‘altissimo Re e Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi, con San Michele Arcangelo e tutte le virtù dei cieli e tutti i santi, II tuo santissimo e diletto Figlio, il Signore e Maestro nostro.

 

Salmo

o Signore, Dio della salvezza *

io grido a te giorno e notte.

Giunga al tuo volto la mia preghiera; *

porgi orecchio alla mia implorazione.

 

Avvicinati all‘anima mia e salvala; *

liberami dai miei nemici.

Perché sei tu che mi hai tratto dal seno; *

tu sei la mia speranza fin da quando succhiavo

il petto di mia madre,

mi hanno votato a te fin dalla nascita.

 

Fin da quando ero nel seno della madre

tu sei il mio Dio; * non ti allontanare da me.

Tu conosci il mio rossore, la mia vergogna; *

e la mia infamia.

 

Al tuo cospetto sono tutti quelli

che mi affliggono; * il mio cuore sopportò l‘obbrobrio

e la miseria. Ho aspettato uno che si rattristasse con me,

ma non c’è; * uno che mi consolasse, ma non l‘ho trovato.

 

O Dio, i malvagi sono insorti contro di me

e un‘orda di prepotenti brama brama la mia vita; *

e non si sono posti te davanti al loro volto.

Sono già contato con quelli che stanno

per discendere nel sepolcro; *

sono diventato un uomo senza aiuto,

libero fra i morti.

 

Tu sei il santissimo Padre mio; *

mio Re e mio Dio. Vieni in mio aiuto;*

Signore, Dio della mia salvezza.

 

Abbi pietà, o Dio, abbi pietà di me; *

perchè la mia vita si affida a te.

Spererò all‘ombra delle tue ali *

aspettando che passi l‘iniquità.

 

Griderà al santissimo Padre mio, l‘Altissimo; *

a Dio che mi dona ogni bene. Egli ha mandato dal cielo il suo aiuto e mi ha liberato; * ha svergognato i miei calpestatori.

 

Iddio ha steso la sua mano dal cielo

e ha mandato il suo aiuto; *

ha liberato la mia anima dai miei fortissimi, nemici

e da quelli che mi odiavano.

Hanno preparato un laccio per i miei piedi *

e hanno incurvato la mia anima.

 

Hanno scavato una fossa davanti a me, *

e vi sono caduti dentro. II mio cuore pronto, o Dio, il mio cuore pronto; * voglio cantare, voglio inneggiare.

 

Svegliati, gloria mia, destatevi, arpa e cetra; *

io desterò all‘alba. Ti loderò tra i popoli, Signore, *

e ti inneggerò fra le genti.

 

Perchè grande fino ai cieli la tua misericordia *

e fino alle nubi la tua verità. Ascendi alto sui cieli, o Dio; *

e la tua gloria è su tutta la terra.

 

Antifona

Santa Maria Vergine, nessuna donna nata al monsimile a te, figlia e schiava dell‘altissimo Re e Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesü Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi, con San Michele arcangelo e tutte le virtù dei cieli e tutti i santi, il tuo santissimo e diletto Figlio, il Signore e Maestro nostro.

 

 

Salmo 29

 

Sei tu Signore la mia speranza

 

Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò timore?

Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò terrore?

Quando mi assalgono i malvagi per straziarmi la carne,

sono essi, avversari e nemici,

a inciampare e cadere.

 

Se contro di me si accampa un esercito il mio cuore non teme; se contro di me divampa la battaglia anche allora ho fiducia.

Una cosa ho chiesto al Signore questa sola io cerco:

abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,

per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario.

 

Egli mi offre un luogo di rifugio nel giorno della sventura.

Mi nasconde nel segreto della sua dimora,

mi solleva dalla rupe.

Canto
Cantate al Signore un cantodi gioia,
perché ha compiuto prodigi. (2 v.)

 

  

Dal Vangelo di Matteo ( 28,16-20)

Gli undici discepoli intanto andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro:" Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".

 

 

Comunità Missionaria Villaregia (giovani) 

 

 

"Ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo". Anche oggi chi incontra il Signore si sente ripetere queste parole che contengono l'ultimo saluto di Gesù, l'ultimo e più profondo desiderio prima di tornare al Padre. Sono parole preziose, cariche di tutto l'Amore di Dio per i suoi figli. Accoglile come una Parola che Lui oggi dice a te. "Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato." C'è un luogo in cui il Signore vuole incontrarti. E' un appuntamento a cui non puoi mancare.

 

Il monte nella Bibbia indica il luogo in cui Dio si rivela, luogo dell'incontro con Lui. Devi scegliere di camminare "in salita". Ciò a volte è faticoso, ma sempre pieno di gratificazioni, di frutti di pace, di una pienezza e gioia senza fine. Tutti siamo chiamati a salire su questo monte per radunarci attorno al Signore: questa è la Chiesa, il Popolo di Dio. Siamo Chiesa convergendo tutti attorno all'unico Signore, sul monte, lasciando alle nostre spalle i pesi inutili per seguirLo là dove vuole incontrarci.

 

Salire sul monte, allora, vuol dire scoprire la gioia e il coraggio di uscire dalle sicurezze, dalle comodità facili, scoprire il gusto di rischiare la vita per poterLo seguire. Ti sei mai chiesto qual è il monte su cui Lui ti ha fissato l'appuntamento? Lanciati in questa avventura e vedrai che, d'improvviso, forse quando meno te lo aspetti, Lui ti si manifesterà, attraverso persone, circostanze, desideri e sentimenti che Egli stesso vorrà donarti. Prostrato o dubbioso? Quando lo videro gli si prostrarono innanzi, alcuni però dubitavano. Il sesto senso della tua fede ti dice: il posto è questo, ed è proprio Lui, il Signore che vuole dirti una Parola.

 

La fede, come è capitato ai discepoli, ti fa cadere in ginocchio, con la faccia a terra. Ma, come ogni uomo, anche tu vivi sia il desiderio dell'abbandono come la fatica di fidarti incondizionatamente di Lui. Anche tu sei ricco e povero, deciso ed incerto, forte e debole, semplice come un bambino e complicato come un cervello elettronico. Ti prostri, nell'atto di massima consegna, eppure dubiti, ti trattieni, esamini. Ma, se accetti di stare ancora un po', se non cedi alla tentazione del dubbio, vivi la stessa esperienza dei discepoli: Gesù ti si avvicina.

 

Davanti alla tua esitazione di creatura debole e timorosa, Lui non esita. Accorcia le distanze, si fa tuo prossimo per trasmetterti la Sua forza, per farti capire che la tua povertà non è un freno al Suo amore e alla fiducia che ha riposto in te. Si avvicina e ti chiama all'intimità con Lui perché vuole affidarti una grande missione: la Sua. Si avvicina perché vuole farti capire che ogni attività deve nascere dalla contemplazione, da un'esperienza personale e profonda di rapporto con Lui. Mandato col Suo potere...mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. E questo potere ora lo voglio trasmettere a te. Non contare sulle tue forze, fidati di Me che ti faccio canale di tutto quanto il Padre mi ha dato.

 

 

GIOVANNI PAOLO I

UDIENZA GENERALE

Mercoledì 20 settembre 1978

 

La speranza

Seconda tra le sette « lampade della santificazione » per papa Giovanni era la speranza. Vi parlo oggi di questa virtù, che è obbligatoria per ogni cristiano. Dante nel suo Paradiso  ha immaginato di presentarsi a un esame di cristianesimo. Funzionava una commissione coi fiocchi. « Hai la fede? » gli chiede prima San Pietro. « Hai la speranza? » continua S. Giacomo. « Hai la carità? » finisce S. Giovanni. « Sì - risponde Dante - ho la fede, ho la speranza, ho la carità », lo dimostra e viene promosso a pieni voti. Ho detto che è obbligatoria: non per questo la speranza è brutta o dura: anzi, chi la vive viaggia in un clima di fiducia e di abbandono, dicendo con il salmista: « Signore, tu sei la mia roccia, il mio scudo, la mia fortezza, il mio rifugio, la mia lampada, il mio pastore, la mia salvezza.

 

Anche se si accampasse contro di me un esercito, non temerà il mio cuore; e se si leva contro di me la battaglia, anche allora io sono fiducioso ». Direte: non è esageratamente entusiasta questo salmista? Possibile che, a lui, le cose siano sempre andate tutte diritte? No, non gli sono andate diritte sempre. Sa anche lui, e lo dice, che i cattivi spesso sono fortunati ed i buoni oppressi. Se ne è anche lamentato talvolta con il Signore; è arrivato a dire: « Perché dormi, Signore? Perché taci? Svegliati, asco ltami, Signore ». Ma la sua speranza è rimasta: ferma, incrollabile. A lui e a tutti gli speranti si può applicare quello che ha detto S. Paolo di Abramo: « credette sperando contro ogni speranza ».

 

Direte ancora: come può avvenire questo? Avviene, perché ci si attacca a tre verità: Dio è onnipotente, Dio mi ama immensamente, Dio è fedele alle promesse. Ed è Lui, il Dio della misericordia, che accende in me la fiducia; per cui io non mi sento né solo, né inutile, né abbandonato, ma coinvolto in un destino di salvezza, che sboccherà un giorno nel Paradiso. Ho accennato ai Salmi. La stessa sicura fiducia vibra nei libri dei Santi. Vorrei che leggeste un'omelia tenuta da S. Agostino nel giorno di Pasqua sull'Alleluia. Il vero Alleluia - dice pressappoco - lo canteremo in Paradiso. Quello sarà l'Alleluia dell'amore pieno: questo, di adesso, è l'Alleluia dell'amore affamato, cioè della speranza. Qualcuno dirà: ma se io sono povero peccatore?

 

Gli rispondo come risposi a una signora sconosciuta, che s'era confessata da me molti anni fa. Essa era scoraggiata, perché - diceva - aveva avuta una vita moralmente burrascosa. Posso chiederle - dissi - quanti anni ha?  Trentacinque. - Trentacinque! Ma lei può viverne altri quaranta o cinquanta e fare ancora un mucchio di bene. Allora, pentita com'è, invece che pensare al passato, si proietti verso l'avvenire e rinnovi, con l'aiuto di Dio, la sua vita. Citai in quell'occasione S. Francesco di Sales, che parla delle « nostre care imperfezioni ». Spiegai: Dio detesta le mancanze, perché sono mancanze. D'altra parte, però, in un certo senso, ama le mancanze in quanto danno occasione a Lui di mostrare la sua misericordia e a noi di restare umili e di capire e compatire le mancanze del prossimo.

 

Non tutti condividono questa mia simpatia per la speranza. Nietzsche - per esempio - la chiama « virtù dei deboli »; essa farebbe del cristiano un inutile, un separato, un rassegnato, un estraneo al progresso del mondo. Altri parlano di « alienazione », che distoglierebbe i cristiani dalla lotta per la promozione umana. Ma « il messaggio cristiano - ha detto il Concilio - lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo... li impegna piuttosto a tutto ciò con un obbligo ancora più tringente.

 

Sono anche affiorate ogni tanto nel corso dei secoli affermazioni e tendenze di cristiani troppo pessimisti nei confronti dell'uomo. Ma tali affermazioni sono state disapprovate dalla Chiesa e dimenticate grazie ad una schiera di santi lieti e operosi, all'umanesimo cristiano, ai maestri ascetici, che Saint-Beuve chiamò « les doux » e a una teologia comprensiva. S. Tommaso d'Aquino, ad esempio, pone tra le virtù la iucunditas ossia la capacità di convertire in un sorridere giocondo - nella misura e nel modo conveniente - le cose udite e vedute. Giocondo a questo modo - spiegavo ai miei alunni - è stato quel muratore irlandese che cascò dall'impalcatura e si ruppe le gambe.

 

Portato all'ospedale, accorsero il dottore e la suora infermiera. « Poverino - disse quest'ultima - vi siete fatto male cascando ». Ma il malato: « Madre, non precisamente cascando, ma arrivando a terra mi son fatto male ». Dichiarando virtù lo scherzare e il far sorridere, S. Tommaso si trovava d'accordo con la « lieta novella » predicata da Cristo, con l'hilaritas raccomandata da Sant'Agostino, sconfiggeva il pessimismo, vestiva di letizia la vita cristiana, ci invitava a farci coraggio anche con le gioie sane e pure, che incontriamo sul nostro cammino. Quand'ero ragazzo, ho letto qualcosa su Andrea Carnegie scozzese, passato coi genitori in America e diventato un po' alla volta uno dei più ricchi uomini del mondo. Egli non era cattolico, ma mi colpì il fatto che ritornasse con insistenza sulle gioie schiette ed autentiche della sua vita.

 

Sono nato in miseria - diceva - ma non cambierei i ricordi della mia fanciullezza con quelli dei figli dei milionari. Che ne sanno essi delle gioie familiari, della dolce figura di madre che combina in sé le mansioni di bambinaia, di lavandaia, di cuoca, di maestra, di angelo e di santa? ». S'era impiegato giovanissimo in una filanda di Pittsburg con 56 misere lire mensili di stipendio. Una sera, invece di dargli subito lo stipendio, il cassiere gli disse di attendere. Carnegie tremava: « Adesso mi licenziano ». Invece, pagati gli altri, il cassiere gli disse: « Andrea, ho seguito attentamente il vostro lavoro; ho concluso che vale di più di quello degli altri. Vi porto lo stipendio a 67 lire ». Carnegie tornò correndo a casa, dove la mamma pianse di contentezza per la promozione del figlio. « Parlate di milionari - diceva Carnegie molti anni dopo - tutti i miei milioni messi assieme non mi hanno procurato mai la gioia di quelle undici lire di aumento ».

 

Certo, queste gioie, pur buone e incoraggianti, non vanno assolutizzate; sono qualcosa, non il tutto; servono come mezzo, non sono lo scopo supremo; non durano sempre, ma solo breve tempo. « Di esse - scriveva S. Paolo - usino i cristiani, ma come non ne usassero, perché passa la scena di questo mondo ». Cristo aveva già detto: « Cercate prima di tutto il regno di Dio ». Per finire, vorrei accennare ad una speranza, che da alcuni è proclamata cristiana, ed invece è cristiana solo fino ad un certo punto. Mi spiego: al Concilio ho votato anch'io il « Messaggio al Mondo » dei Padri Conciliari. Dicevamo in esso: il compito principale del divinizzare non esime la Chiesa dal compito dell'umanizzare. Ho votato la « Gaudium et Spes », mi sono commosso ed entusiasmato quando è uscita la « Populorum Progressio ».

 

Penso che il Magistero della Chiesa non insisterà mai abbastanza nel presentare e raccomandare la soluzione dei grandi problemi della libertà, della giustizia, della pace, dello sviluppo; ed i laici cattolici mai abbastanza si batteranno per risolvere questi problemi. È, invece, errato affermare che la liberazione politica, economica e sociale coincide con la salvezza in Gesù Cristo, che il Regnum Dei si identifica con il Regnum hominis, che Ubi Lenin ibi Ierusalem. A Friburgo, nell'85° Katholikentag è stato trattato nei giorni scorsi il tema « il futuro della speranza ». Si parlava del « mondo »da migliorare, e la parola « futuro » ci stava bene. Ma se dalla speranza per il « mondo » si passa a quella per le singole anime, allora bisogna parlare anche di « eternità ».

 

Ad Ostia, sulla riva del mare, in un famoso colloquio, Agostino e Monica, « dimentichi del passato e volti all'avvenire, si domandavano cosa sarebbe stata mai la vita eterna »(7). Questa è speranza cristiana; questa intendeva papa Giovanni e questa intendiamo noi, quando, con il catechismo, preghiamo: « Mio Dio, spero dalla bontà vostra... la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Mio Dio, che io non resti confuso in eterno ».

 

Intercessioni:

 

Rit.: Rendici testimoni di speranza, Signore

 

 Signore, dove la paura sconfigge il coraggio: Rit.

 Dove la malattia segna il volto dell’uomo: Rit.

 Dove la solitudine rende triste il cuore: Rit.

 Dove l’incomprensione allontana gli uomini: Rit.

 Dove la morte non fa più attendere l’aurora: Rit.

 

PADRE NOSTRO

 

 

Preghiamo.

Padre nostro, buono e misericordioso,

attraverso i doni del tuo Spirito rendi la Chiesa

capace di annunciare il tuo Vangelo,

di celebrare le tue lodi e di servirti nei poveri e sofferenti.

Fa che i tuoi figli siano luce di vita e di amore,

semente di speranza e segno di salvezza,

per realizzare la civiltà dell’amore,

accogliendo il tuo Regno che non avrà fine.

Lo chiediamo a Te che hai vinto la morte

e sei vivo nei secoli dei secoli.Amen

 

Canto: Chi ci separerà

 

Chi ci separerà dal suo amore,

la tribolazione, forse la spada ?

Né morte o vita ci separerà

dall'amore in Cristo Signore.

 

Chi ci separerà dalla sua pace

la persecuzione, forse il dolore ?

Nessun potere ci separerà

da Colui che è morto  per noi.

 

Chi ci separerà dalla sua gioia

chi potrà strapparci il suo perdono ?

Nessuno al mondo ci allontanerà

dalla vita in Cristo Signore.

postato da: simonedicirene alle ore 08:39 | Permalink | commenti
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