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giovedì, 11 ottobre 2007

ED EBBE COMPASSIONE…

 

 

...dei poveri, dei malati,

degli afflitti, dei peccatori!

Canto: Dio é amore.

Dio é amore, Dio é amore.
Dio ama, Dio ama.
Dio é amore. ( 2 v.)

Dio ha mandato il suo figlio Gesú
perche avessimo la vita per lui.
E Dio che per primo ha scelto noi
suo figlio si é offerto per i nostri peccati per noi.

Dio é amore, Dio é amore.
Dio ama, Dio ama.
Dio é amore. ( 2 v.)

Se noi amiamo Dio abita in noi
e cosi noi dimoriamo in lui.
Egli ci dona il suo Spirito:
ci ha dato la vita per sempre suoi figli noi siamo.

Dio é amore, Dio é amore.
Dio ama, Dio ama.
Dio é amore.
Dio é amore, Dio é amore, Divina Trinitá, perfetta Caritá. Dio é amore.
Dio é amore, Dio é amore.
Amore, amore.
Dio é amore. 
Dio é amore, Dio é amore.
Dio ama, Dio ama.
Dio é amore.
Dio é amore, Dio é amore,Divina Trinitá, perfetta caritá. Dio é amore.

 

 

Signore, la nostra vita, opaca perché spesso vuota di ideali e poco impegnata, non riflette limpidamente la luce della tua Parola di verità e di bontà. I nostri egoismi, i consumi esagerati, gli sprechi delle risorse della terra sono pagati dai poveri del mondo, che sempre più sono immersi nel freddo dell’emarginazione, della fame, delle malattie, dell’ignoranza, della morte.

Illumina le nostre menti, riscalda i nostri cuori perché ci convertiamo a te e ai nostri cuori fratelli in atteggiamento di condivisione, di sobrietà e di giustizia. Signore pietà.

 

Signore, il vangelo della pace, della non violenza, della misericordia, dell’amore verso i nemici, per noi è spesso solo un pio e inutile ritornello che ascoltiamo di domenica. I pregiudizi e il fanatismo, il rifiuto del diverso, l’intolleranza ideologica e politica, la violenza verbale e fisica oscurano pesantemente il volto delle nostre comunità e alimentano il pericolo di guerre.

Illumina le nostre menti, riscalda i nostri cuori perché ci convertiamo a te e ai nostri cuori fratelli in atteggiamento di dialogo, di rispetto e di fraterna accoglienza. Cristo pietà.

 

Signore, c’è un’oscurità pesante che copre il mondo quando si nega al fratello la verità, quando si camuffa e si manipola l’informazione, quando si strumentalizza la cronaca per suscitare il consenso e asservire la coscienza dei semplici. Nel nostro mondo, ricco di mezzi di comunicazione, si è quotidianamente di fronte a questo pericolo. Il prezzo di tutto questo è pagato a chi vuol tenere saldamente in pugno il potere economico, politico, militare.

Illumina le nostre menti, riscalda i nostri cuori perché ci convertiamo a te e ai nostri cuori fratelli, difendendo sempre e in ogni caso il primato della coscienza, il dono della libertà e la dignità della vita in ogni persona umana. Signore pietà.

 

 

 

Diciamo insieme:  Manda su noi, Signore, i doni del tuo Spirito.

 

Umiliamoci davanti al Signore, ed egli ci esalterà. Il più grande fra voi sarà il vostro servitore. Chi si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà in­nalzato. - Rit.

 

Il solo giudice è il Signore. Voi non giudicatevi di nulla. Lui metterà in luce i segreti delle tenebre e ma­nifesterà le intenzioni del cuore, e allora ciascuno avrà la sua lode da Dio. - Rit.

 

Il Signore Gesù, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia. E così, ora è assiso alla destra del trono di Dio. - Rit.

 

Rivestiamoci tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà la grazia agli umili. Umiliamoci sotto la potente mano di Dio, per­ché ci esalti al tempo opportuno. - Rìt.

 

“Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, ma fra voi non sia così. Chi vuol essere grande fra voi, si farà servitore, e chi vuol essere il primo fra voi, sarà il servo di tutti.” - Rit.

 

“Il      Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita in riscatto per la molti­tudine. Come una pecora fu condotto al macello e, come agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, egli non ha aperto la sua bocca”. - Rit

 

Preghiamo INSIEME. O Dio onnipotente, fa' che lo Spirito santo venga ad abitare in noi e ci trasformi in tem­pio della sua gloria. Amen.

 

 

 

Strofe in onore del Quarto Mondo di ogni epoca

Testo letto dal padre Joseph Wresinski, il 17 ottobre 1987

 

Milioni e milioni

di bambini, donne e padri che sono morti di miseria e di fame,

dei quali noi siamo gli eredi.

 

Voi che eravate vivi,

non la vostra morte rievoco oggi

su questo Sagrato delle Libertà,

dei Diritti dell’uomo e del Cittadino.

 

E’ alla vostra vita che rendo testimonianza.

 

Rendo testimonianza a voi, madri,

i cui bambini condannati alla miseria,

sono di troppo in questo mondo.

 

Rendo testimonianza ai vostri bambini

piegati dai morsi della fame,

hanno perso il sorriso,

ma vogliono ancora amare.

 

Rendo testimonianza ai milioni di giovani

che, senza un motivo per credere o esistere,

cercano invano un avvenire

in questo mondo insensato.

 

Rendo testimonianza a voi, poveri di tutti i tempi,

e ancora di oggi,

rapiti dalla strada,

in fuga da un luogo all’altro,

disprezzati e vituperati.

 

Lavoratori senza mestiere,

schiacciati sempre dalla fatica.

Lavoratori con mano che oggi

non servono più a niente.

 

Milioni di uomini, donne e bambini

con cuori che battono ancora forte forte per lottare.

 

Con lo spirito in rivolta contro la sorte ingiusta

che fu loro imposta.

Con un coraggio che esige il diritto

all’inestimabile dignità.

 

Rendo testimonianza a voi bambini, donne e uomini

che non volete maledire,

ma amare e pregare, lavorare e unirvi

perché nasca una terra solidale.

 

Una terra, la nostra terra,

dove ogni individuo dia il meglio di se stesso

prima di morire.

 

Rendo testimonianza a voi,

uomini, donne e bambini:

la vostra fama è ormai scolpita

col cuore, la mano e l’attrezzo

sul marmo di questo sagrato delle Libertà.

 

Rendo testimonianza a voi,

perché gli uomini finalmente,

tengano in considerazione l’uomo

e rifiutino per sempre della miseria la fatalità.

 

Padre Joseph Wresinski

 

Preghiera corale (a cori alterni)

Venite, popoli tutti, a conoscere la potenza del tremendo mistero;

perché Cristo, nostro Salvatore, Verbo fin dal principio,

è stato crocifisso per noi volontariamente,

è stato sepolto ed è risorto dai morti per salvare l'universo:

prostriamoci davanti a Lui.

 

Venite fedeli adoriamo il legno vivificante:

su di esso Cristo, re di gloria,

stese le braccia e ci risollevò alla beatitudine iniziale,

di cui ci aveva spogliato il nemico allettandoci.

 

Venite ad attingere il fiotto inestinguibile

della grazia che sgorga dalla croce:

ecco, viene esposto al nostro sguardo il legno santo,

come sorgente da cui scorre la grazia

dataci dal sangue e dall'acqua del Signore dell'universo,

che volontariamente sulla croce venne innalzato

per risollevare i mortali.

 

Risplendi, croce del Signore, coi luminosi raggi della tua grazia,

illumina i cuori di coloro che ti venerano

e pienamente ti abbracciano;

per te furono asciugate le lacrime dai nostri occhi

e siamo liberati da strette mortali ritornando all'antica gioia.

 

Mostraci lo splendore della tua bellezza,

accorda i dono opportuni ai tuoi servi

che invocano la tua possente protezione

e la grande misericordia. Amen.

 

 

Preghiamo

C - O Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa che abbiamo sempre presente l’insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

T - Amen.

 

Corpo di Gesù offerto a noi. Corpo di Gesù offerto a noi.

Corpo di Gesù offerto a noi. Corpo di Gesù offerto a noi.

 

 

 

Presentazione del tema:

L - Dal messaggio di S.S. Benedetto XVI per la Quaresima 2006:

 

Carissimi fratelli e sorelle!

La Quaresima è il tempo privilegiato del pellegrinaggio interiore verso Colui che è la fonte della misericordia. È un pellegrinaggio in cui Lui stesso ci accompagna attraverso il deserto della nostra povertà, sostenendoci nel cammino verso la gioia intensa della Pasqua. […] Mentre il tentatore ci suggerisce di disperarci o di riporre una speranza illusoria nell’opera delle nostre mani, Dio ci custodisce e ci sostiene. Anche oggi il Signore ascolta il grido delle moltitudini affamate di gioia, di pace, di amore. Come in ogni epoca, esse si sentono abbandonate. Eppure, anche nella desolazione della miseria, della solitudine, della violenza e della fame, che colpiscono senza distinzione anziani, adulti e bambini, Dio non permette che il buio dell’orrore spadroneggi. […] C’è un “limite divino imposto al male”, ed è la misericordia. È in questa prospettiva che ho voluto porre all’inizio di questo Messaggio l’annotazione evangelica secondo cui “Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione” (Mt 9,36). […] Anche oggi lo “sguardo” commosso di Cristo non cessa di posarsi sugli uomini e sui popoli. Egli li guarda sapendo che il “progetto” divino ne prevede la chiamata alla salvezza. Gesù conosce le insidie che si oppongono a tale progetto e si commuove per le folle: decide di difenderle dai lupi anche a prezzo della sua vita. Con quello sguardo Gesù abbraccia i singoli e le moltitudini e tutti consegna al Padre, offrendo se stesso in sacrificio di espiazione.

 

 

1° momento:

Ed ebbe compassione dei poveri…

CON MADRE TERESA DI CALCUTTA

 

 

ascolto della parola di dio

Dal Vangelo secondo Marco (8,1-10)

1In quei giorni, essendoci di nuovo molta folla che non aveva da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: 2«Sento compassione di questa folla, perché gia da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare. 3Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono di lontano». 4Gli risposero i discepoli: «E come si potrebbe sfamarli di pane qui, in un deserto?». 5E domandò loro: «Quanti pani avete?». Gli dissero: «Sette». 6Gesù ordinò alla folla di sedersi per terra. Presi allora quei sette pani, rese grazie, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. 7Avevano anche pochi pesciolini; dopo aver pronunziata la benedizione su di essi, disse di distribuire anche quelli. 8Così essi mangiarono e si saziarono; e portarono via sette sporte di pezzi avanzati. 9Erano circa quattromila. E li congedò. 10Salì poi sulla barca con i suoi discepoli e andò dalle parti di Dalmanùta.

 

riflessione con preghiera

 

Dalle parole di Madre Teresa di Calcutta:

“Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù. Dio ama ancora il mondo e manda me e te affinché siamo il suo amore e la sua compassione verso i poveri”.

Tutti:  Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo; quando ho sete, mandami qualcuno che ha bisogno di una bevanda e quando ho freddo, mandami qualcuno da scaldare.

 

L’altro giorno, sono venuti a trovarmi due miei amici. Mi hanno portato una grossa somma di denaro da impiegare per sfamare i poveri. Ho domandato loro: “Dove vi siete procurati tutti questi soldi?”. Hanno risposto: “Ci siamo sposati due giorni fa, ma già prima avevamo deciso di rinunciare a un ricco banchetto di nozze. Volevamo portare questo denaro a lei, quale testimone del nostro amore reciproco”. Ecco la grandezza dei giovani! Sono così generosi! Ho proseguito domandando loro: “Perché l’avete fatto?”. Hanno risposto: “Ci amiamo tanto, e abbiamo voluto condividere il nostro amore con altre persone, soprattutto con quelle che lei serve”.

 

T - Quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare; quando la mia croce diventa pesante, fammi condividere la croce di un altro e quando sono povero, guidami da qualcuno nel bisogno.

 

Le sorelle insediate in Guatemala mi hanno riferito qualcosa di splendido a proposito di un uomo poverissimo che venne raccolto nelle strade della città e accompagnato in una delle nostre case. Era molto malato, invalido, affamato e derelitto. Ma in qualche modo, con l’aiuto che ricevette si rimise perfettamente. L’uomo disse alle sorelle: “Vorrei andarmene per lasciare questo letto a qualcun altro, che potrebbe averne bisogno tanto quanto ne avevo bisogno io quando sono venuto qui”. Ora ha trovato un lavoro. Non penso che guadagni molto, comunque lavora. Ogni volta che incassa un po’ di denaro, si ricorda degli altri invalidi ricoverati alla casa e va a trovarli. Porta sempre qualcosa per loro. Nonostante il poco di cui dispone, porta sempre qualcosa. È questo il grande dono dei nostri poveri: l’amore che hanno da dare.

 

Quando non ho tempo, dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento; quando sono umiliato, fa’ che io abbia qualcuno da lodare e quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare.

 

A Calcutta attraversammo un periodo di scarsità di zucchero. Un bambino indù di 4 anni venne coi suoi genitori. Portava con sé un piccolo barattolo di zucchero. Consegnandomelo, il piccolo disse: “Per tre giorni rinuncerò allo zucchero. Dallo ai tuoi bambini”. Quel piccolo amava di un amore grande. Si privava di qualcosa di suo. Amava con sacrificio.

 

T - Quando ho bisogno della comprensione degli altri, dammi qualcuno che ha bisogno della mia; quando ho bisogno che ci si occupi di me, mandami qualcuno di cui occuparmi e quando penso solo a me stesso, attira la mia attenzione su un’altra persona.

 

Nel mondo ho trovato che la povertà dell’Occidente è la più difficile da eliminare. Quando raccolgo per strada una persona affamata e le do un piatto di riso o un pezzo di pane, ho soddisfatto i suoi bisogni, ho eliminato la sua fame. Ma chi si è chiuso agli altri, chi non si sente amato, chi ha paura ed è stato allontanato dalla società, questa è la miseria che fa più male e che io trovo tanto ardua da vincere. È fra queste persone che operano le nostre sorelle in Occidente.

 

Rendici degni, Signore, di servire i nostri fratelli che, in tutto il mondo vivono e muoiono poveri e affamati. Da’ loro, oggi, usando le nostre mani, il loro pane quotidiano e da’ loro, per mezzo del nostro amore comprensivo, pace e gioia. Amen.

 

 

Preghiamo

C - Signore Gesù Cristo, che hai detto: “Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me”, donaci di amare e di fare del bene a tutti i nostri fratelli poveri, per essere degni di udire da te nell’ultimo giorno: “Venite benedetti a possedere il mio regno”. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

 

17 ottobre si celebra come ogni anno la Giornata mondiale del rifiuto della miseria. Un’occasione per ricordare, anche in Svizzera, che essere poveri non è una colpa.

Sebbene colpisca un milione di persone nel paese, la povertà è un tema che fatica ad emergere. Invece di chiedere aiuto, molti disagiati si rinchiudono così, silenziosamente, nella propria precarietà.

« Il rifiuto della miseria è una questione che riguarda tutti, ogni giorno ». Con questo slogan le organizzazioni caritative elvetiche vogliono ricordare - a ogni cittadino - che la povertà è una realtà ben presente in Svizzera. Nelle strade come tra le mura di casa.

 

Signore Dio, insegnaci ad arricchirci solo di te!

 

 

Oggi, nel mondo, tante donne, tanti uomini, tanti bambini non contano niente

“Quando non valete niente, voi non siete più considerati come un essere umano, voi non contate per nessuno”.

Tanti esseri umani, sulla terra, affrontano ogni giorno l’intollerabile:
“La fame, l’ignoranza e tutte le violenze, io non le sopporto più!”

Tante persone restano mute nella loro rivolta:
”A che cosa serve parlare? Di quello che io penso, chi ne tiene conto?”

Il 17 ottobre, donne e uomini sempre più numerosi si riuniscono ovunque, rialzano la testa e ritrovano la speranza.
“E’ raro poter parlare di povertà senza provare vergogna. Quando ho visto così tante famiglie riunite, quando mi sono seduto accanto a persone che non avrei mai osato avvicinare, quando ho parlato davanti a tutti, ho provato molto coraggio e molta forza. Quel giorno ho sentito che tutte quelle persone volevano che noi contassimo”.

Di fronte all’intollerabile dell’estrema povertà, ognuno conta

Molti cittadini vogliono finirla con la legge del più forte, con le discriminazioni e con l’indifferenza che procurano la miseria, la più spietata assassina dell’umanità. Questo flagello imperversa in tutte le società. Mina la pace all’interno dei paesi e tra i paesi. Le Nazioni Unite hanno iscritto l’eliminazione della miseria al primo posto degli Obiettivi del Millennio.
La lotta contro la miseria avrà infatti durevoli effetti solo a condizione che l’esperienza, il pensiero e la partecipazione di coloro che l’affrontano tutti i giorni siano presi in conto: bambini privati di avvenire, giovani costretti a lavori di sopravvivenza o all’inutilità, donne e uomini umiliati giorno dopo giorno, famiglie decimate dalla fame, dall’angoscia che fuggono erranti e nel terrore.
Il rispetto della dignità di tutti richiede il forte sostegno dei cittadini di ogni origine, opinione,credo, rifiutando ogni giorno la più manifesta delle ingiustizie.

Il 17 ottobre,Giornata mondiale del rifiuto della miseria

« “Laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i diritti dell’uomo sono violati. Unirsi per farli rispettare è un dovere sacro”»

Padre Joseph Wresinski

Ogni anno il 17 ottobre, queste parole ispirano numerosi incontri e azioni di solidarietà, chiamano le persone in situazione di emarginazione e di miseria a parteciparvi. Questa giornata (ri)dona coraggio a coloro che si oppongono all’intollerabile per continuare a rifiutare la miseria e a non abbassare le braccia.
La Giornata mobilita persone di ogni origine, di ogni professione per ricostruire le nostre democrazie e il nostro modo di pensare, di agire e di vivere insieme a quelli che, fino ad oggi, ne erano esclusi.

 

 

 

Preghiera dei fedeli

 

composta dal P. Joseph Wresinski
recitata a Notre-Dame de Paris, il 17 ottobre 1987,
e dal Papa Giovanni Paolo Il
assieme alle famiglie del Quarto Mondo
a Castel Gandolfo, il 27 luglio 1989,
e con i giovani al Trocadero a Parigi, il 21 agosto 1997

 

Per i milioni di bambini piegati dai morsi della fame

che hanno perso il sorriso ma vogliono ancora amare.

Per i milioni di gìovani che, senza un motivo per credere o esistere,

cercano invano un avvenire in questo mondo insensato.

 

Noi ti preghiamo. Padre,

manda operai per la Tua messe.

 

Per i milioni di uomini, di donne, di bambini,

con cuori che battono ancora forte forte per lottare,

il cui spirito si rivolta contro la sorte ingiusta loro imposta,

il cui coraggìo esige il diritto all’inestimabile dignità

 

Noi ti preghiamo. Padre,

manda operai per la Tua messe.

 

Per i milioni di bambini, di donne. di uomini

che non vogliono maledire,

ma amare e pregare, lavorare ed unirsi,

perché nasca una terra solidale.

Una terra. la nostra terra,

dove ogni uomo dia il meglio di sé stesso

prima di morire.

 

Noi ti preghiamo, Padre,

manda operai per la Tua messe.

Perché tutti quelli che pregano

trovino ascolto presso Dio e ricevano da Lui

la forza di eliminare la miseria da un’umanità

fatta a Sua immagine.

 

Noi ti preghiamo, Padre,

manda operai per la Tua messe.

 

Sangue di Gesù donato a noi. Sangue di Gesù donato a noi.

Sangue di Gesù donato a noi. Sangue di Gesù donato a noi.

 

 

2° momento:

Ed ebbe compassione degli ammalati…

CON DON TONINO BELLO

 

 

ascolto della parola di dio

Dal vangelo secondo Marco (1,40-45)

In quel tempo, 40venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». 41Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». 42Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. 43E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: 44«Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro». 45Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

 

dagli scritti di don tonino bello

L - Carissimi, non scrivo per consolarvi. Anche perché so bene quanto fastidio vi diano le declamazioni di coloro che sentendosi sempre in dovere di spendere qualche parola con voi, ricorrono ai prontuari dei più indisponenti fraseggi. Non è di compatimento che avete bisogno. Prima di tutto, perché il compatimento è una spartizione fittizia del dolore. Poi, perché vi toglie la fierezza di rimaner soli sulla croce. E infine, perché rischia di fermarsi alla soglia delle parole.

[…] Davanti a chi soffre l'atteggiamento più giusto sembrerebbe il silenzio. Però anche il silenzio può essere frainteso o come segno di imbarazzo, o come tentativo di rimozione del problema. E allora tanto vale parlarne. Semmai con pudore, chiedendovi scusa per ogni parola di troppo.

Dire che con il vostro dolore contribuite alla salvezza del mondo, può sembrarvi letteratura consolatoria. Ricorrere alle frasi fatte degli occhi che vedono bene solo attraverso le lacrime, può essere inteso come insulto gratuito, almeno come un ritrovato sterile della saggezza umana. Accennarvi che, in fondo, ognuno si porta dentro il suo carico di dolori e che, tutto sommato, non siete poi così soli come sempre, potrebbe accrescere il vostro sdegno. Aggiungere che un giorno sarete schiodati pure voi dalla croce, può apparire uno scampolo di quell'eloquenza mistificatoria che non convince nessuno.

Ma dirvi che sulla croce un giorno ci è salito un uomo innocente, e che sul retro della croce c'è un posto vuoto dove un altro innocente è chiamato a fare compagnia ai rantoli di Cristo, appartiene al messaggio inquietante, e pur dolcissimo, che un Ministro della parola non può né accorciare, né mettere tra parentesi.

Chiamalo, il tuo Signore: è un nome breve. Non può non sentirti: è inchiodato appena dietro di te. Forse un giorno quel posto sarà mio. O lo è già da adesso, ed è solo l'esemplarità del vostro martirio più grande che me ne rende agevole il tormento.

Il mattino di Pasqua, nella corsa verso il sepolcro, voi sarete più veloci di tutti, e ci precederete come Giovanni. E forse vi fermerete sulla soglia, per farci vedere le bende per terra e il sudario piegato in disparte. È l'ultima carità che ci aspettiamo da voi. Un abbraccio.

 

Preghiera corale (da recitare insieme)

Dio onnipotente ed eterno, conforto dei malati, speranza dei moribondi, il tuo amore guida ciascun momento della nostra vita. Sappiamo che sei sempre vicino a tutti coloro che soffrono.

O Dio di tenerezza e compassione, accetta le preghiere che ti offriamo per i nostri fratelli e sorelle ammalati. Accresci la loro fede e la fiducia in te. Confortali con la tua amorevole presenza e, se questa è la tua volontà, ridai loro salute, dà loro rinnovata forza nel corpo e nell’anima.

O Padre amorevole, benedici coloro che stanno morendo, benedici tutti coloro che tra poco ti incontreranno faccia a faccia e portali al sicuro nella vita eterna insieme a te.

O Dio, fonte di ogni forza, custodisci e proteggi coloro che si prendono cura degli ammalati. Da’ loro uno spirito coraggioso e gentile. Sostienili nei loro sforzi per dare conforto e sollievo. Fa’ di loro un segno ancor più radiante del tuo amore trasfiguratore.

O Signore di vita e fondamento della nostra speranza, riversa la tua abbondante benedizione su tutti coloro che soffrono e su tutti coloro che assistono gli ammalati. Colmali della tua pace e della tua grazia. Mostra loro di essere un Padre amorevole, un Dio di misericordia e di compassione. Amen.

 

Preghiamo

C - O Padre, il tuo unico Figlio ha preso su di sé la debolezza di tutti gli uomini, rivelando il valore misterioso della sofferenza. Benedici i nostri fratelli infermi, perché tra le angustie e i dolori non si sentano soli, ma uniti a Cristo, medico dei corpi e delle anime, per la preghiera unanime della Chiesa, godano della tua consolazione. Te lo chiediamo per Cristo, nostro Signore.

T - Amen.

 

 

Spirito di Gesù effuso in noi. Spirito di Gesù effuso in noi.

Spirito di Gesù effuso in noi. Spirito di Gesù effuso in noi.

 

 

3° momento:

Ed ebbe compassione degli afflitti…

CON GIOVANNI PAOLO II

 

 

ascolto della parola di dio

Dal Vangelo secondo Luca (7,11-17)

11In quel tempo Gesù si recò in una città chiamata Nain e facevano la strada con lui i discepoli e grande folla. 12Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei. 13Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!». 14E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Giovinetto, dico a te, alzati!». 15Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre. 16Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo». 17La fama di questi fatti si diffuse in tutta la Giudea e per tutta la regione.

 

dagli scritti di giovanni paolo ii

L - Il brano del Vangelo di Luca che abbiamo ascoltato, narrando la risurrezione del bambino della vedova di Nain, anticipa a Gesù il titolo post-pasquale di “Kyrios” (Signore) che ha sconfitto la morte e che dona ai credenti lo Spirito perché la loro vita diventi specchio della sua gloria (2 Cor 3, 18). Anche a noi Cristo risorto oggi ripete: “Alzati!”. Ecco l’annuncio efficace della risurrezione, la definitiva proclamazione dell’amore di Dio per la vita. Ecco la stupenda ed esaltante possibilità di lasciarci illuminare dalla luce di Cristo. Ecco il momento in cui gioire di un Dio che - come abbiamo ascoltato - si è commosso per l’uomo (Lc 7, 13), ha preparato “la sua salvezza davanti a tutti i popoli” (Lc 2, 34) e ha reso la Chiesa responsabile dell’annunzio del regno di Dio.

Alzati! Quante volte e in quante occasioni gli uomini hanno bisogno che sia loro ripetuto questo invito. Alzati tu che sei deluso, alzati tu che non hai più speranza, alzati tu che ti sei abituato al grigiore e non credi più che si possa conseguire qualcosa di nuovo: alzati, perché Dio sta per fare “nuove tutte le cose” (Ap 21, 5).

Alzati tu che ti sei assuefatto ai doni di Dio, alzati tu che hai dimenticato la capacità di meravigliarti, alzati tu che hai perduto la confidenza di chiamare Dio “abbà”, “papà”: alzati e torna ad essere pieno di ammirazione per la bontà di Dio.

Alzati tu che soffri, alzati tu, a cui la vita sembra avere negato molto, alzati quando ti senti escluso, abbandonato, emarginato: alzati perché Cristo ti ha manifestato il suo amore e tiene in serbo per te una insperata possibilità di realizzazione e di solidarietà. Alzati! E come il bambino di Nain riprenderai a parlare (Lc 7, 14) e la tua voce potrà “cantare senza posa” (Sal 30 (29), 13).

 

Preghiera comunitaria - Salmo 86 (a cori alterni)

Signore, tendi l'orecchio, rispondimi,

perché io sono povero e infelice.

Custodiscimi perché sono fedele;

tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera.

 

Pietà di me, Signore,

a te grido tutto il giorno.

Rallegra la vita del tuo servo,

perché a te, Signore, innalzo l'anima mia.

 

Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera

e sii attento alla voce della mia supplica.

Nel giorno dell'angoscia alzo a te il mio grido

e tu mi esaudirai.

 

Fra gli dei nessuno è come te, Signore,

e non c'è nulla che uguagli le tue opere.

grande tu sei e compi meraviglie:

tu solo sei Dio.

 

Mostrami, Signore, la tua via,

perché nella tua verità io cammini;

donami un cuore semplice

che tema il tuo nome.

 

Ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il cuore

e darò gloria al tuo nome sempre,

perché grande con me è la tua misericordia:

dal profondo degli inferi mi hai strappato.

 

Tu, Signore, Dio di pietà, compassionevole,

lento all'ira e pieno di amore, Dio fedele,

volgiti a me e abbi misericordia:

dona al tuo servo la tua forza,

salva il figlio della tua ancella.

 

Dammi un segno di benevolenza;

vedano e siano confusi i miei nemici,

perché tu, Signore, mi hai soccorso e consolato.

 

Gloria al Padre e al Figlio,

e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre

nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

Preghiamo

C - Padre misericordioso, Signore della vita e della morte, guarda con bontà l'afflizione di coloro che piangono. Sentano essi la presenza di Cristo che consolò la vedova di Naim perché Egli è la risurrezione e la vita. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Amen.

CANTO: CREDO IN TE, SIGNOR

 

Credo in te, Signor, credo in te!
Grande è quaggiù il mister, ma credo in te.

 

Luce soave, gioia perfetta sei,
credo in te, Signor, credo in te.

 

Spero in te, Signor, spero in te:
debole sono ognor, ma spero in te.

 

 

 

4° momento:

Ed ebbe compassione dei peccatori…

CON MADRE SPERANZA

 

 

Ascolto della parola di dio

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)

In quel tempo, 1Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. 3Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.

Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più».

 

Dagli scritti di Madre Speranza

L - Il Signore ama tutti con la stessa intensità; se fa qualche differenza, è solo quella di amare di più coloro che, pur pieni di difetti, si sforzano e lottano per essere come Lui li desidera. Quanto più un essere è povero e miserabile, tanto più Gesù sente tenerezza per lui; la sua misericordia, cioè, è più grande; la sua bontà, straordinaria; si riduce ad essere Lui ad attendere o bussare alla porta di un’anima colpevole o tiepida.

Da dove ha origine questa tenera compassione, umanamente inspiegabile, verso i peccatori? Quale ne è la causa? La causa è che Gesù moltiplica il suo amore in proporzione alla miseria dell’uomo.

A me sembra che tutti gli attributi del nostro Buon Gesù siano al servizio dell’amore. Egli si serve della sua sapienza per riparare i nostri errori, della sua giustizia per raddrizzare le nostre vie storte, della sua bontà e misericordia per consolarci e colmarci di benefici, della sua onnipotenza per conservarci e proteggerci.

Paragono il cuore di Gesù al cuore umano. Questo invia il sangue fino alle estremità del corpo, distribuendo la vita anche alle membra più umili. Allo stesso modo […] il cuore di Gesù pulsa con immenso amore per tutti gli uomini; pulsa per le anime tiepide, per i peccatori, per le anime sante, per quelle fervorose, per quelle infedeli e lontane; pulsa per i moribondi e per le anime del Purgatorio; pulsa per le anime dei beati che Egli glorifica in cielo.

Per elargire a noi i suoi doni, Dio non guarda se gli saremo riconoscenti o no. Poveri noi se al crearci avesse considerato ciò che vedeva in noi! […] Gesù ci insegue, mendicando il nostro amore, pur dopo averci visto camminare per tutta una vita mossi solo dal turbinio delle passioni più vergognose! Anche nel momento che lo stiamo offendendo, volge, sì, il suo sguardo da un’altra parte, ma non si allontana da noi e non ci abbandona. Ci tende ancora la mano per aiutarci ad uscire da quella febbre che ci consuma, ci perdona e ci invita a seguirlo di nuovo con amore più forte.

[…] In questi tempi nei quali l’inferno lotta per allontanare Gesù dal cuore dell’uomo, è necessario fare tutto il possibile perché l’uomo conosca l’Amore Misericordioso di Gesù e veda in Lui un Padre buono, che arde di amore per tutti, che si offre a morire su una croce perché l’uomo, che Egli ama, possa vivere.

 

preghpreghiera corale (da recitare insieme)

O Gesù, mi fermo pensoso ai piedi della Croce: anch’io l’ho costruita con i miei peccati!

La tua bontà, che non si difende e si lascia crocifiggere, è un mistero che mi supera e mi commuove profondamente.

Signore, tu sei venuto nel mondo per me, per cercarmi, per portarmi l’abbraccio del Padre.

Tu sei il Volto della bontà e della misericordia: per questo vuoi salvarmi!

Dentro di me ci sono le tenebre: vieni con la tua limpida luce.

Dentro di me c’è tanto egoismo: vieni con la tua sconfinata carità.

Dentro di me c’è rancore e malignità: vieni con la tua mitezza e la tua umiltà.

Signore, il peccatore da salvare sono io: il figlio prodigo che deve ritornare, sono io!

Signore, concedimi il dono delle lacrime per ritrovare la libertà e la vita, la pace con Te e la gioia in Te. Amen.

iera corale (da recitare insieme)

 

 

 

 

preghiamo

C- Dio di bontà, che rinnovi in Cristo tutte le cose, davanti a te sta la nostra miseria: tu che hai mandato il tuo Figlio unigenito non per condannare, ma per salvare il mondo, perdona ogni nostra colpa e fa’ che rifiorisca nel nostro cuore il canto della gratitudine e della gioia. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen

 

Canto:
Ai piedi di Gesù

Signore sono qui ai tuoi piedi, Signore voglio amare te.
Signore sono qui ai tuoi piedi, Signore voglio amare te.

 

Rit: ACCOGLIMI, PERDONAMI,
LA TUA GRAZIA INVOCO SU DI ME.
LIBERAMI, GUARISCIMI
E IN TE RISORTO
PER SEMPRE IO VIVRO'!

 

Signore sono qui ai tuoi piedi, Signore chiedo forza a te.
Signore sono qui ai tuoi piedi, Signore chiedo forza a te.

Rit.

Signore sono qui ai tuoi piedi, Signore dono il cuore a te.
Signore sono qui ai tuoi piedi, Signore dono il cuore a te.

Rit.

 

 

 

Alcuni spunti sono tratti dalla Veglia di preghiera a conclusione della

Peregrinatio Crucis 2006

Parrocchia San Giovanni Bosco

Ugento (LE) Il resto tutto dono di Dio.

Gaetano

 

 

postato da: simonedicirene alle ore 18:28 | Permalink | commenti
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