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martedì, 04 settembre 2007

 

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
14 Settembre 2007
 
Nell’albero della Croce hai stabilito la salvezza dell’uomo
 
SE TU MI ACCOGLI    
 
Se tu mi accogli, Padre buono,
prima che venga sera,
se tu mi doni il tuo perdono,
avrò la pace vera:
ti chiamerò, mio Salvatore,
e tornerò, Gesù, con te.
 
Se nell’angoscia più profonda,
quando il nemico assale,
se la tua grazia mi circonda,
non temerò alcun male:
t’invocherò, mio Redentore,
e resterò sempre con te.
 
 
Gli Orientali oggi celebrano la Croce con una solennità paragonabile a quella della Pasqua. Costantino aveva fatto costruire a Gerusalemme una basilica sul Golgota e un’altra sul Sepolcro di Cristo Risorto. La dedicazione di queste basiliche avvenne il 13 settembre dei 335. Il giorno seguente si richiamava il popolo al significato profondo delle due chiese, mostrando ciò che restava del legno della Croce del Salvatore. Da quest’uso ebbe origine la celebrazione del 14 settembre. A questo anniversario si aggiunse, poi, il ricordo della vittoria di Eraclio sui Persiani (628), ai quali l’imperatore strappò le reliquie della Croce, che furono solennemente riportate a Gerusalemme.
 
La celebrazione di oggi assume anche un significato ben più grande di quello prettamente storico: è la celebrazione del mistero della croce che Cristo, da strumento di ignominia e di supplizio, ha trasformato in strumento di salvezza. La formulazione più profonda di questo mistero si ha nella Seconda Lettura di questa festa, tratta dalla lettera di Paolo ai Filippesi: «Cristo umiliò se stesso fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al disopra di ogni altro nome». Così pure Giovanni, nel brano evangelico, ci dà una lettura preziosa del mistero della croce, quella dell'amore di Dio: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna».
 
La glorificazione di Cristo passa attraverso il supplizio della croce e l'antitesi sofferenza-glorificazione diventa fondamentale nella storia della Redenzione. Cristo si sottomette volontariamente alla condizione umiliante di schiavo (la croce, dal latino “crux”, cioè tormento, era riservata agli schiavi) e questo supplizio infamante viene tramutato in gloria eterna. Così la croce diventa il simbolo e il compendio della religione cristiana. La stessa evangelizzazione, operata dagli apostoli, è presentazione di Cristo crocifisso. S. Paolo afferma: «Predico Cristo e Cristo crocifisso», «Di null'altro mi vanto, se non della croce di Cristo». Anche noi possiamo pregare con la liturgia: «Di null'altro ci glorieremo se non della croce di Cristo Gesù, nostro Signore: Egli è la nostra salvezza, vita e resurrezione. Per mezzo di Lui siamo stati salvati e liberati». Ecco la nostra fede, ecco la nostra salvezza! Per questo ogni nostra preghiera, ogni nostra azione, inizia con il segno della croce. Esso ci aiuta a ricordare, a celebrare, ad accogliere, a vivere l'amore infinito di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, come ci è dimostrato da Gesù sulla croce. Ecco il richiamo e la testimonianza forte del Papa, che continua a consegnare la croce a giovani. Nella croce si trova il senso vero della vita di ciascuno e della storia del mondo. Per questo è il segno più grande della speranza. Diventa allora il segno e la forza della testimonianza cristiana che i giovani, come gli adulti, e la Chiesa intera sono chiamati a offrire al mondo in ogni epoca della storia. Ogni croce o sofferenza che noi stessi viviamo e che l'umanità intera vive sono la partecipazione alla croce di Cristo per la salvezza del mondo. Dice S. Paolo: «Completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a vantaggio del suo Corpo, che è la Chiesa». Ciò che è stoltezza, diventa sapienza; ciò che è considerato disgrazia diventa grazia e benedizione. S. Ignazio di Antiochia scriveva prima di subire il martirio: «Sono frumento di Cristo. Ora comincio ad essere discepolo... preferisco morire in Gesù Cristo che regnare sulla terra. Lui cerco, Lui che è morto per noi; Lui voglio, Lui che è risuscitato per noi... Concedetemi di essere imitatore della passione del mio Dio, per divenire partecipe della sua risurrezione». Possiamo concludere con l'acclamazione: “Ti saluto o croce santa, che portasti il redentore...”. È il canto pasquale che accompagna i fedeli mentre fanno l'adorazione della croce. Questo saluto oggi diventa una festa e una esaltazione che riguarda in primo luogo Colui che “umiliandosi per noi si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce. E Dio stesso lo ha poi esaltato perché ogni ginocchio si pieghi in cielo e in terra e ogni lingua proclami che Gesù è il Signore”. Celebriamo, quindi, la gloria di Dio Padre, la nostra liberazione e tutto quel grandioso evento salvifico che noi chiamiamo redenzione, salvezza, riscatto. Tutto questo ci infonde speranza, luce e forza: anche noi indissolubilmente legati alla croce, alla sofferenza, veniamo esaltati perché redenti, perché anche noi siamo candidati alla risurrezione con Cristo.
 
L’uso liturgico, che vuole la Croce presso l’altare quando si celebra la Messa, rappresenta un richiamo alla figura biblica del serpente di rame che Mosè innalzò nel deserto: guardandolo gli Ebrei, morsicati dai serpenti erano guariti. Giovanni nel racconto della Passione dovette aver presente il profondo simbolismo di questo avvenimento dell’Esodo (cfr. Prima Lettura), e la profezia di Zaccaria, quando scrive: «Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto» (Zc 12,10; Gv
19,37).
 
Il simbolo della croce ha sacralizzato per secoli ogni angolo della terra e ogni manifestazione sociale e privata. Oggi rischia di essere spazzato via o peggio strumentalizzato da una moda consumistica. Tuttavia, rimane sempre un simbolo che fa volgere lo sguardo a tutti i «crocifissi» di sempre: i poveri, gli ammalati, i vecchi, gli sfruttati, i bambini subnormali, ecc. Essi sono i più degni di essere collocati nel «vivo» delle nostre Eucaristie. A noi, figli del «benessere», verrà la salvezza tramite loro, per i quali è sempre valida la parola del Vangelo: «Avevo fame... avevo sete... ero forestiero... ero nudo... ero malato...» (v. Mt 25).
 
La bellezza… è sfiorita
La forza… si è affievolita
L’intelligenza… si è arrugginita
La casa che ci siamo fatti… ora è troppo grande da tener pulita
Quel vestito che mi stava tanto bene… non è più di moda
Quel paio di scarpe…
Quel colore dei capelli per cui mi sentivo bello/a…
Quella macchina che mi faceva sentire importante…
Quel lavoro per cui ho sacrificato…
Quell’amicizia che sentivo fondamentale…
Quella certezza su cui non accettavo di discutere…
Quel comportamento su cui non transigevo…
 
 
Rit.: Ti seguirò, Ti seguirò Signore,
e nella tua strada camminerò.
 

Ti seguirò nella via dell'amore e donerò al mondo la vita.

 
Dal vangelo secondo Giovanni Gv 3, 13-17
 
In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: «Nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui».
I
Omelia Mons. Vincenzo Paglia
I
Nicodemo, autorevole membro del sinedrio, è un uomo senza pregiudizi. Lo vedremo più avanti difendere Gesù e onorarlo con una degna sepoltura. Ma ha ancora timore di manifestare la sua stima per il giovane profeta di Nazareth. Va di notte ad incontrarlo. Non sappiamo bene cosa voglia chiedergli, ma prima che finisca la presentazione e ponga la domanda, Gesù anticipa la risposta: la condizione indispensabile per la salvezza è nascere "di nuovo". Nicodemo, forse un po' irritato, risponde: "Come può un uomo nascere se è vecchio?" Gesù non enumera le azioni da compiere e non elenca una serie di precetti da osservare; sostiene però la necessità di un cambiamento totale della vita, sin nel profondo. Rinascere non vuol dire fare qualcosa in più, pensare qualche cosa in più; vuol dire accogliere lo Spirito che Dio ci dona e lasciare che operi in noi. Questo soffio spirituale trasforma i nostri cuori sino a renderli nuovi, capaci di amare e di osare. Scriveva il profeta Ezechiele: "Darò loro un altro cuore e infonderò in essi uno spirito nuovo, rimuoverò il cuore di pietra dal loro corpo e metterò in essi un cuore di carne, così che seguano i miei decreti e rispettino le mie norme e le osservino e siano il mio popolo ed io il loro Dio" (Ez 11,19-20). Quella notte queste parole divennero carne in quell'anziano fariseo e gli donarono un'energia di vita nuova.
 
 
Sei amato da un Dio che ha voluto donarsi all’umanità con la tenerezza e la fedeltà di uno sposo, e se ora non è con te, forse è perché non lo vedi, ma il Suo Spirito ti sta accompagnando i tutti i giorni della tua vita. Solo un cuore nuovo può immagina un Dio che ama così tanto, un cuore contemplativo, innamorato.
 
Sei amato da un Dio che ti chiama per nome, che ti conosce e ti sceglie. Ti ama e ti chiama perché tu possa essere, con la tua fede in Gesù, presenza che scaccia i demoni dell’egoismo, della paura, della cattiveria, della solitudine.
 
Sei amato da un Dio che si è fatto carne, come te, e ha posto la sua tenda in mezzo a noi perché non lo sentissimo estraneo, ma amico, anzi, più che amico: fratello che ci rende tutti fratelli.
 
Sei amato da un Dio che è Padre misericordioso, che perdona le tue colpe se tu ritorni a Lui, che fa festa per ogni volta che ti riconosci debole, peccatore, e ti affidi alla Sua bontà e al Suo amore.
 
Rit.: Ti seguirò, Ti seguirò Signore,
e nella tua strada camminerò
Ti seguirò nella via del dolore, e la tua croce ci salverà.
 
 
Signore, tante volte ti abbiamo pregato,
tante volte, specie nella sofferenza e nel dolore,
ti abbiamo chiesto di liberarcene.
E, se dopo personali o familiari richieste,
anche ripetute, il dolore non ci ha lasciato,
abbiamo dubitato della tua bontà;
spesso abbiamo dubitato
della tua stessa esistenza.
«Dio non c’è perché non ho fatto nulla di male
e non mi aiuta» — abbiamo detto o pensato.
Quanti cuori sono giunti
su questa linea di confine estremo
e non sono più tornati indietro.
Ti cercavamo, nell’alto dei cieli,
credendo ad una onnipotenza
che sembrava sorda al nostro lamento.
Tutti pensiamo e vogliamo
un Dio onnipotente e senza Croce.
E, invece, tu sei proprio sulla Croce
e di lì è impossibile schiodarti.
Aiutaci a capire che tu, Dio,
sei Dio crocifisso che ci aiuta
non in virtù della sua onnipotenza,
ma in forza della sua debolezza.
E’ doloroso pensare e vivere così,
ma questa è la verità della tua rivelazione:
è la rivoluzione della fede.
Donaci questa fede, o Dio crocifisso;
donacela come luce
fino all’ultimo respiro della vita
e allora, ogni croce, sarà, con te e per te,
benedizione e grazia.
 
Preghiamo insieme e diciamo:
Per il mistero della croce del tuo Figlio, salvaci, o Padre!
 
Per la Chiesa: esalti la Croce con la sua obbedienza alla Parola di Dio, difenda la Croce con l’amore dei suoi membri, guardi alla Croce di Cristo per non dimenticarsi da chi trae origine, preghiamo.
 
Per tutte le religioni del mondo: trovino simboli di pace nelle proprie tradizioni ed esaltino l’uomo nei suoi più profondi valori, camminando verso Dio per le strade illuminate dall’Amore, preghiamo.
 
PADRE NOSTRO
 
Rit.: Ti seguirò, Ti seguirò Signore,
e nella tua strada camminerò
 
Ti seguirò nella via della gioia e la tua luce ci guiderà.
O croce,
ineffabile amore di Dio e gloria del cielo!
Croce salvezza eterna; croce, paura dei reprobi.
O croce, sostegno dei giusti, luce dei cristiani,
per te sulla terra Dio nella carne si è fatto schiavo;
per mezzo tuo l’uomo in Dio in cielo è stato fatto re;
da te la luce vera è sorta, la notte maledetta è vinta.
Tu hai fatto crollare per i credenti
il pantheon delle nazioni;
sei tu l’anima della pace,
che unisce gli uomini in Cristo mediatore.
Sei la scala su cui l’uomo sale al cielo.
Sii sempre per noi, tuoi fedeli, colonna e àncora;
reggi la nostra dimora.
Nella croce sia salda la nostra fede,
in essa si prepari la nostra corona.
(San Paolino da Nola)
 
Salmo Responsoriale Dal Salmo 77
 
Rit. Sei tu, Signore, la nostra salvezza.
 
Popolo mio, porgi l'orecchio al mio insegnamento,
ascolta le parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca in parabole,
rievocherò gli arcani dei tempi antichi.
 
Quando li faceva perire, lo cercavano,
ritornavano e ancora si volgevano a Dio;
ricordavano che Dio è loro rupe,
e Dio, l'Altissimo, il loro salvatore.
 
Lo lusingavano con la bocca
e gli mentivano con la lingua;
il loro cuore non era sincero con lui
e non erano fedeli alla sua alleanza.
 
Ed egli, pietoso, perdonava la colpa,
li perdonava invece di distruggerli.
Molte volte placò la sua ira e trattenne il suo furore.
 
 
 
La croce è padrona del mondo,
da quando Adamo mangiò
il frutto dell’orgoglio e del potere.
Da allora l’uomo è diventato croce per l’altro;
il forte per il debole; il ricco per il povero;
il padrone per lo schiavo; il potente per l’indifeso;
l’uomo per la donna; la donna per l’uomo.
E la Croce è diventata maledizione e morte
per miliardi di uomini
costretti a subire la croce della miseria,
della malattia, della fame endemica,
per lo strapotere dei ricchi.
Miliardi di crocifissi senza amore
si aggirano nel mondo disperati.
E noi ne abbiamo fatto l’abitudine,
specialmente da quando la visione della vita,
improntata al piacere,
ha staccato Cristo dalla Croce,
facendoci amare un Cristo di “zucchero”,
tutto dolcezze,
e buttando la Croce tra i rifiuti del passato.
Anche tra i nostri Pastori,
che dovrebbero esserci maestri e guide,
tanti, per il proprio quieto vivere,
ti hanno schiodato dal Legno!
Signore, ricordaci sempre
che non è la croce che salva;
chi salva sei tu, legato a quella croce per Amore!
Senza il tuo Amore crocifisso non c’è salvezza
perché la Croce senza te
è solo condanna e maledizione,
ma tu senza Croce sei solo un idolo,
un oggetto di consumo
di cui ci si serve quando ce ne è bisogno.
Signore, perdonaci
se tante volte ti abbiamo o ti vorremmo vedere
separato dalla Croce.
Fa’ che ti amiamo
così come il Padre ti ha visto in quel venerdì
che ha redento il mondo;
vogliamo guardare a te crocifisso
come ti guardò Maria, tua Madre,
Giovanni e la Maddalena:
con fede, con amore e con la certezza
che se la Croce ci pesa, solo uniti a te,
solo abbracciando te crocifisso,
 
Preghiamo insieme e diciamo:
Per il mistero della croce del tuo Figlio, salvaci, o Padre!
 
 
Per tutti i crocifissi della storia: trovino sempre qualcuno che pietosamente ma fermamente li liberi operando la giustizia, vincendo gli odi, alleviando le sofferenze, preghiamo.
 
Per tutti noi: portando la croce o segnandoci con essa ci ricordiamo a chi apparteniamo e testimoniamo la nostra coerenza con l’amore donato a tutti, preghiamo.
 
PADRE NOSTRO
 
Rit. Resta qui con noi, il sole scende già,
resta qui con noi, Signore è sera ormai.
Resta qui con noi, il sole scende già,
se Tu sei fra noi, la notte non verrà.
 
O Padre,
offri il tuo traboccante amore per l’umanità,
al punto da dare il tuo Figlio
per chiamare alla fede e alla salvezza
tutti gli uomini.
La croce è sempre stata ed è un mistero
che ci sconvolge, spaventa e turba,
provando un senso di disagio,
orrore e scandalo.
Lasciarsi crocifiggere significa lasciarsi umiliare,
porsi al servizio degli altri per la salvezza di tutti.
La croce ci fa riflettere
sul sacrificio di Cristo per l’umanità
e da strumento di morte
diventa strumento di redenzione e di salvezza
per chi vive alla luce dell’amore.
Per essere veri seguaci di tuo Figlio,
dobbiamo essere sulla croce con lui e come lui,
perché portare la croce,
per chi crede, è grazia.
Donaci, o Padre,
di portare la nostra croce, ogni giorno,
senza esitazione e scoraggiamento,
con umiltà e sacrificio,
scoprendone la fecondità,
convinti che è lo strumento migliore
per entrare nella pienezza della vita.

Preghiera davanti al Crocifisso

O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre

del cuore mio.
Dammi una fede retta,
speranza certa,

carità perfetta

e umiltà profonda.

Dammi, Signore,
senno e discernimento
per compiere la tua vera

e santa volontà.
Amen.

San Francesco di Assisi

 
 
Intercessioni
Supplichiamo con fede il Cristo Salvatore, che ci ha redenti con la sua croce:
Per il mistero della tua passione accoglici nel tuo regno, Signore.
 
Cristo, che ti sei umiliato assumendo la nostra condizione mortale,
- fa' che la tua Chiesa ti segua nella via dell'umiltà e del sacrificio.
 
Cristo, che fosti obbediente fino alla morte di croce,
- donaci di imitare la tua obbedienza filiale.
 
Cristo, che per la tua morte fosti esaltato da Dio e hai ricevuto un nome che è
 al di sopra di ogni altro nome,
- fa' che i tuoi discepoli perseverino nella fede fino al giorno della tua venuta.
 
Cristo, nel cui nome si piega ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto terra,
- fa' che gli uomini trovino pace e salvezza sotto il tuo giogo soave.
 
Cristo, crocifisso e risorto, che ogni lingua proclama Signore a gloria di Dio Padre,
- accogli i nostri defunti nella beatitudine del tuo regno.
 
Padre nostro.
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
 
Orazione
O Padre, che hai voluto salvare gli uomini con la morte in croce del Cristo tuo Figlio, concedi a noi, che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero di amore, di godere i frutti della redenzione nel cielo. Per il nostro Signore. Amen
 
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.
 
TU, QUANDO VERRAI
 
Tu, quando verrai, Signore Gesù,
quel giorno sarai un sole per noi.
Un libero canto da noi nascerà
e come una danza il cielo sarà.
 
Tu, quando verrai, Signore Gesù,
insieme vorrai far festa con noi.
E senza tramonto la festa sarà,
perché finalmente saremo con te.
 
Tu quando verrai, Signore Gesù,
per sempre dirai: ‘Gioite con me!’;
noi ora sappiamo che il Regno verrà:
nel breve passaggio viviamo di te.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
postato da: simonedicirene alle ore 18:01 | Permalink | commenti
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