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giovedì, 31 gennaio 2008

Giornata per la vita

Symbolum 77


Tu sei la mia vita altro io non ho
Tu sei la mia strada, la mia verità
Nella tua parola io camminerò
Finché avrò respiro fino a quando tu vorrai
Non avrò paura sai, se tu sei con me
io ti prego resta con me.

 

Credo in te Signore nato da Maria
Figlio eterno e santo, uomo come noi
Morto per amore, vivo in mezzo a noi
Una cosa sola con il Padre e con i tuoi
Fino a quando, io lo so, tu ritornerai
Per aprirci il regno di Dio.


Tu sei la mia forza
altro io non ho
Tu sei la mia pace, la mia libertà
Niente nella vita ci separerà
So che la tua mano forte non mi lascerà
So che da ogni male tu mi libererai
E nel tuo perdono vivrò.


Padre della vita noi crediamo in te.
Figlio Salvatore, noi speriamo in te
Spirito d'Amore vieni in mezzo a noi
tu da mille strade ci raduni in unità
e da mille strade poi, dove tu vorrai
noi saremo il seme di Dio.

 

+ Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

 

Salmo (1)

 

Antifona
Santa Maria Vergine, nessuna donna nata al mondo

simile a te, figlia e schiava dell‘altissimo Re e Padre celeste,

madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa

dello Spirito Santo; prega per noi, con San Michele Arcangelo

e tutte le virtù dei cieli e tutti i santi, II tuo santissimo e diletto

Figlio, il Signore e Maestro nostro.

Salmo
o Signore, Dio della salvezza *
io grido a te giorno e notte.
Giunga al tuo volto la mia preghiera; *
porgi orecchio alla mia implorazione.

Avvicinati all‘anima mia e salvala; *
liberami dai miei nemici.
Perché sei tu che mi hai tratto dal seno; *
tu sei la mia speranza fin da quando succhiavo
il petto di mia madre,
mi hanno votato a te fin dalla nascita.

Fin da quando ero nel seno della madre
tu sei il mio Dio; *
non ti allontanare da me.
Tu conosci il mio rossore, la mia vergogna; *
e la mia infamia.

Al tuo cospetto sono tutti quelli
che mi affliggono; *
il mio cuore sopportò l‘obbrobrio e la miseria.
Ho aspettato uno che si rattristasse con me,
ma non c’è; *
uno che mi consolasse, ma non l‘ho trovato.

O Dio, i malvagi sono insorti contro di me
e un‘orda di prepotenti brama brama la mia vita; *
e non si sono posti te davanti al loro volto.
Sono già contato con quelli che stanno
per discendere nel sepolcro; *
sono diventato un uomo senza aiuto,
libero fra i morti.

Tu sei il santissimo Padre mio; *
mio Re e mio Dio.
Vieni in mio aiuto;*
Signore, Dio della mia salvezza.

Abbi pietà, o Dio, abbi pietà di me; *
perchè la mia vita si affida a te.
Spererò all‘ombra delle tue ali *
aspettando che passi l‘iniquità.

Griderà al santissimo Padre mio, l‘Altissimo; *
a Dio che mi dona ogni bene.
Egli ha mandato dal cielo il suo aiuto
e mi ha liberato; *
ha svergognato i miei calpestatori.

Iddio ha steso la sua mano dal cielo
e ha mandato il suo aiuto; *
ha liberato la mia anima dai miei fortissimi, nemici
e da quelli che mi odiavano.
Hanno preparato un laccio per i miei piedi *
e hanno incurvato la mia anima.

Hanno scavato una fossa davanti a me, *
e vi sono caduti dentro.
II mio cuore pronto, o Dio, il mio cuore pronto; *
voglio cantare, voglio inneggiare.

Svegliati, gloria mia, destatevi, arpa e cetra; *
io desterò all‘alba.
Ti loderò tra i popoli, Signore, *
e ti inneggerò fra le genti.

Perchè grande fino ai cieli la tua misericordia *
e fino alle nubi la tua verità.
Ascendi alto sui cieli, o Dio; *
e la tua gloria è su tutta la terra.

 

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente

per la 30a Giornata nazionale per la vita

3 febbraio 2008

 

I figli sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall’amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro. Chi non è aperto alla vita, non ha speranza. Gli anziani sono la memoria e le radici: dalla cura con cui viene loro fatta compagnia si misura quanto un Paese rispetti se stesso. La vita ai suoi esordi, la vita verso il suo epilogo. La civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita. I primi a essere chiamati in causa sono i genitori. Lo sono al momento del concepimento dei loro figli: il dramma dell’aborto non sarà mai contenuto e sconfitto se non si promuove la responsabilità nella maternità e nella paternità.

 

 Responsabilità significa considerare i figli non come cose, da mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori; ed è importante che, crescendo, siano incoraggiati a “spiccare il volo”, a divenire autonomi, grati ai genitori proprio per essere stati educati alla libertà e alla responsabilità, capaci di prendere in mano la propria vita. Questo significa servire la vita. Purtroppo rimane forte la tendenza a servirsene. Accade quando viene rivendicato il “diritto a un figlio” a ogni costo, anche al prezzo di pesanti manipolazioni eticamente inaccettabili.

 

Un figlio non è un diritto, ma sempre e soltanto un dono. Come si può avere diritto “a una persona”? Un figlio si desidera e si accoglie, non è una cosa su cui esercitare una sorta di diritto di generazione e proprietà. Ne siamo convinti, pur sapendo quanto sia motivo di sofferenza la scoperta, da parte di una coppia, di non poter coronare la grande aspirazione di generare figli. Siamo vicini a coloro che si trovano in questa situazione, e li invitiamo a considerare, col tempo, altre possibili forme di maternità e paternità: l’incontro d’amore tra due genitori e un figlio, ad esempio, può avvenire anche mediante l’adozione e l’affidamento e c’è una paternità e una maternità che si possono realizzare in tante forme di donazione e servizio verso gli altri.

 

Servire la vita significa non metterla a repentaglio sul posto di lavoro e sulla strada e amarla anche quando è scomoda e dolorosa, perché una vita è sempre e comunque degna in quanto tale. Ciò vale anche per chi è gravemente ammalato, per chi è anziano o a poco a poco perde lucidità e capacità fisiche: nessuno può arrogarsi il diritto di decidere quando una vita non merita più di essere vissuta. Deve, invece, crescere la capacità di accoglienza da parte delle famiglie stesse. Stupisce, poi, che tante energie e tanto dibattito siano spesi sulla possibilità di sopprimere una vita afflitta dal dolore, e si parli e si faccia ben poco a riguardo delle cure palliative, vera soluzione rispettosa della dignità della persona, che ha diritto ad avviarsi alla morte senza soffrire e senza essere lasciata sola, amata come ai suoi inizi, aperta alla prospettiva della vita che non ha fine.

 

Per questo diciamo grazie a tutti coloro che scelgono liberamente di servire la vita. Grazie ai genitori responsabili e altruisti, capaci di un amore non possessivo; ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, agli educatori e agli insegnanti, ai tanti adulti – non ultimi i nonni – che collaborano con i genitori nella crescita dei figli; ai responsabili delle istituzioni, che comprendono la fondamentale missione dei genitori e, anziché abbandonarli a se stessi o addirittura mortificarli, li aiutano e li incoraggiano;

 

 a chi – ginecologo, ostetrica, infermiere – profonde il suo impegno per far nascere bambini; ai volontari che si prodigano per rimuovere le cause che indurrebbero le donne al terribile passo dell’aborto, contribuendo così alla nascita di bambini che forse, altrimenti, non vedrebbero la luce; alle famiglie che riescono a tenere con sé in casa gli anziani, alle persone di ogni nazionalità che li assistono con un supplemento di generosità e dedizione. Grazie: voi che servite la vita siete la parte seria e responsabile di un Paese che vuole rispettare la sua storia e credere nel futuro.

 

 

Roma, 2 ottobre 2007

Memoria dei Santi Angeli Custodi

 

 

Canto:

 

Per la vita che ci dai, alleluia

ti ringrazio mio Signor, alleluia.

 

Per la gioia e per l’amor, alleluia

ti ringrazio mio Signor, alleluia.

 

La tua morte ci salvò, alleluia

ti ringrazio mio Signor, alleluia

 

Il tuo amor ci riunì, alleluia

ti ringrazio mio Signor, alleluia.

 

Gloria a te Signor Gesù, alleluia

noi crediamo tu verrai, alleluia.

 

1° mistero della gloria
La risurrezione di Gesù


PADRE NOSTRO

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

 

 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». AVE MARIA Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. [5]Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. AVE MARIA     Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, ]e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. AVE MARIA   Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. AVE MARIA I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa. Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. AVE MARIA     Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. AVE MARIA    Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. AVE MARIA   Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». AVE MARIA Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». AVE MARIA   Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto. AVE MARIA    

 

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era in principio ed ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

 

Lodato sempre sia. Il Santissimo nome di Gesù Giuseppe e Maria.

 

Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno,

porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della

Tua misericordia

 

Canto:

 

Vieni, vieni, Spirito d’amore,
ad insegnar le cose di Dio,
vieni, vieni, Spirito di pace
a suggerir le cose che Lui ha detto a noi.
 

 

HUMANAE VITAE

LETTERA ENCICLICA
DEL SOMMO PONTEFICE
PAOLO PP. VI

 

1. Il gravissimo dovere di trasmettere la vita umana, per il quale gli sposi sono liberi e responsabili collaboratori di Dio creatore, è sempre stato per essi fonte di grandi gioie, le quali, tuttavia, sono talvolta accompagnate da non poche difficoltà e angustie. In tutti i tempi l’adempimento di questo dovere ha posto alla coscienza dei coniugi seri problemi, ma col recente evolversi della società, si sono prodotti mutamenti tali da far sorgere nuove questioni, che la chiesa non può ignorare, trattandosi di materia che tanto da vicino tocca la vita e la felicità degli uomini.

I. ASPETTI NUOVI DEL PROBLEMA E COMPETENZA DEL MAGISTERO

2. I cambiamenti avvenuti sono infatti di grande importanza e di vario genere. Si tratta anzitutto del rapido sviluppo demografico, per il quale molti manifestano il timore che la popolazione mondiale cresca più rapidamente delle risorse a disposizione, con crescente angustia di tante famiglie e di popoli in via di sviluppo. Per questo è grande la tentazione delle autorità di opporre a tale pericolo misure radicali. Inoltre, non solo le condizioni di lavoro e di alloggio, ma anche le accresciute esigenze, sia nel campo economico che in quello della educazione della gioventù, rendono spesso oggi difficile il sostentamento conveniente di un numero elevato di figli. Si assiste anche a un mutamento, oltre che nel modo di considerare la persona della donna e il suo posto nella società, anche nel valore da attribuire all’amore coniugale nel matrimonio, e nell’apprezzamento da dare al significato degli atti coniugali in relazione con questo amore. Infine, questo soprattutto si deve considerare, che l’uomo ha compiuto progressi stupendi nel dominio e nell’organizzazione razionale delle forze della natura, così che si sforza di estendere questo dominio al suo stesso essere globale; al corpo, alla vita psichica, alla vita sociale, e perfino alle leggi che regolano la trasmissione della vita.

3. Tale stato di cose fa sorgere nuove domande. Se, date le condizioni della vita odierna e dato il significato che le relazioni coniugali hanno per l’armonia tra gli sposi e per la loro mutua fedeltà, non sia forse indicata una revisione delle norme etiche finora vigenti, soprattutto se si considera che esse non possono essere osservate senza sacrifici talvolta eroici. Ancora: se estendendo a questo campo l’applicazione del cosiddetto " principio di totalità ", non si possa ammettere che l’intenzione di una fecondità meno esuberante, ma più razionalizzata, trasforma l’intervento materialmente sterilizzante in una lecita e saggia regolazione della natalità. Se non si possa ammettere cioè che la finalità procreativa appartenga all’insieme della vita coniugale, piuttosto che ai suoi singoli atti. Si chiede anche se, dato l’accresciuto senso di responsabilità dell’uomo moderno, non sia venuto per lui il momento di affidare alla sua ragione e alla sua volontà, più che ai ritmi biologici del suo organismo, il compito di trasmettere la vita.

 4. Tali questioni esigevano dal magistero della chiesa una nuova approfondita riflessione sui principi della dottrina morale del matrimonio: dottrina fondata sulla legge naturale illuminata e arricchita dalla rivelazione divina. Nessun fedele vorrà negare che al magistero della chiesa spetti di interpretare anche la legge morale naturale. È infatti incontestabile, come hanno più volte dichiarato i nostri predecessori, che Gesù Cristo, comunicando a Pietro e agli apostoli la sua divina autorità e inviandoli a insegnare a tutte le genti i suoi comandamenti, li costituiva custodi e interpreti autentici di tutta la legge morale, non solo cioè della legge evangelica, ma anche di quella naturale. Infatti anche la legge naturale è espressione della volontà di Dio, l’adempimento fedele di essa è parimenti necessario alla salvezza eterna degli uomini. Conformemente a questa sua missione, la chiesa ha dato sempre, ma più ampiamente nel tempo recente, un adeguato insegnamento sia sulla natura del matrimonio sia sul retto uso dei diritti coniugali e sui doveri dei coniugi.

5. La coscienza della medesima missione ci indusse a confermare e allargare la commissione di studio che il nostro predecessore Giovanni XXIII, di v.m., aveva costituito nel marzo del 1963. Questa commissione, che comprendeva, oltre a parecchi studiosi delle varie discipline pertinenti, anche coppie di sposi, non solo aveva per scopo di raccogliere pareri sulle nuove questioni riguardanti la vita coniugale, e in particolare una retta regolazione della natalità, ma anche di fornire gli elementi di informazione opportuni, perché il magistero della chiesa potesse dare una risposta adeguata all’attesa non soltanto dei fedeli, ma dell’opinione pubblica mondiale. I lavori di questi esperti, nonché i giudizi e i consigli successivi di un buon numero dei nostri fratelli nell’episcopato, o spontaneamente inviati o da noi richiesti, ci hanno permesso di meglio misurare tutti gli aspetti del complesso argomento. Pertanto di gran cuore esprimiamo a tutti la nostra vivissima gratitudine.

6. Le conclusioni alle quali era pervenuta la commissione non potevano tuttavia essere da noi considerate come certe e definitive, né dispensarci da un personale esame di tanto grave questione; anche perché non si era giunti, in seno alla commissione, alla piena concordanza di giudizi circa le norme morali da proporre, e soprattutto perché erano emersi alcuni criteri di soluzioni, che si distaccavano dalla dottrina morale sul matrimonio proposta con costante fermezza dal magistero della chiesa. Perciò, avendo attentissimamente vagliato la documentazione a noi offerta, dopo mature riflessioni e assidue preghiere, intendiamo ora, in virtù del mandato da Cristo a noi affidato, dare la nostra risposta a queste gravi questioni.

CHI CI SEPARERÀ?

Chi ci separerà dal Suo Amore?
La tribolazione? Forse la spada?
Né morte o vita ci separerà
 dall’amore in Cristo Signore.

Chi ci separerà  dalla Sua Pace?
La persecuzione? Forse il dolore?
Nessun potere ci separerà da Colui che è morto per noi.

Chi ci separerà dalla Sua Gioia?
Chi potrà strapparci il Suo perdono?
Nessuno al mondo ci allontanerà dalla Vita in Cristo Signore.

 

Si sbaglia, Gesù, chi crede che tu sia venuto solamente

a fornire un rimedio temporaneo, una consolazione passeggera,

un cambiamento di modeste proporzioni.

Tu non ti proponi un restauro di facciata,

qualche ritocco esterno a questo mondo

e a tante situazioni drammatiche,

vissute da milioni di uomini e di donne.

 

No, tu intendi realizzare un cambiamento

che di fatto sconvolge gli assetti tradizionali,

il nostro modo di giudicare e di agire,

le priorità ed i comportamenti.

 

Per questo cominci dai poveri, da quelli che non contano,

da quanti sembrano destinati ad essere i perdenti di turno

perché troppo buoni, troppo arrendevoli, incapaci di imporsi,

di restituire colpo su colpo, di rispondere al male con il male

e, dunque, considerati inadatti alle strategie di questo mondo,

ai progetti efficaci, ai successi assicurati. Tu, nonostante tutto,

parti da loro perché li consideri, fin d’ora, cittadini del Regno,

figli del mondo nuovo,

perché hanno preso sul serio la Buona Novella,

la tua parola di amore e di speranza.

 

Con fiducia ripetiamo: RINGRAZIAMO E LODIAMO IL SIGNORE.

 

Rendiamo grazie a Dio per i genitori responsabili e altruisti, capaci di un amore non possessivo. R.

 

Rendiamo grazie a Dio per i sacerdoti, i religioso e le religiose, gli educatori e gli insegnanti, per gli adulti e per i nonni che collaborano con i genitori nella crescita dei figli. R.

 

Rendiamo grazie a Dio per i responsabili delle istituzioni, che comprendono la fondamentale missione dei genitori e, anziché abbandonarli a se stessi o addirittura mortificarli, li aiutano e li incoraggiano. R.

 

Rendiamo grazie a Dio per chi – ginecologo, ostetrica, infermiere – mette tutto il suo impegno per far nascere i bambini. R.

 

Rendiamo grazie a Dio per i volontari che si prodigano per rimuovere le cause che indurrebbero le donne al terribile passo dell’aborto, contribuendo così alla nascita di bambini che forse, altrimenti, non vedrebbero la luce. R.

 

Rendiamo grazie a Dio per le famiglie che riescono a tenere con sé in casa gli anziani, per le persone di ogni nazionalità che li assistono con un supplemento di generosità e dedizione. R

 

Rendiamo grazie a Dio per tutti coloro che servono la vita: siete la parte seria e responsabile di un Paese che vuole rispettare la sua storia e credere nel futuro. R.

PADRE NOSTRO

Inno alla víta

 

La vita è dono meraviglioso di Dio

e nessuno ne è padrone,

l'aborto e l'eutanasia sono tremendi crimini

contro la dignità dell'uomo,

la droga è rinuncia irresponsabile

alla bellezza della vita,

la pornografia è impoverimento

e inaridimento del cuore.

La malattia e la sofferenza non sono castighi

ma occasioni per entrare

nel cuore del mistero dell'uomo;

nel malato, nell’handicappato,

nel bambino e nell'anziano,

nell'adolescente e nel giovane,

nell'adulto e in ogni persona,

brilla l'immagine di Dio.

Dio non guarda all'apparenza ma al cuore

la vita segnata dalla Croce e dalla sofferenza

merita ancora più attenzione,

cura e tenerezza.

 

Giovanni Paolo II

 

Canto: MADRE FIDUCIA NOSTRA

 

Madre, fiducia nostra, Madre della speranza,

tu sei nostro sostegno, tu sei la guida,

tu sei conforto, in te noi confidiamo,

tu sei Madre nostra.

 

In te piena di grazia si compie il mistero,

in te Vergine pura il Verbo eterno s'è fatto carne,

in te l'uomo rinasce per la vita eterna.

 

Nella tua fiducia noi cammineremo

per donare al mondo la vita.

Portatori di Cristo, salvatori dei fratelli.

 

Madre del Redentore, proteggi i tuoi figli,

a te noi affidiamo la nostra vita, il nostro cuore,

conservaci fedeli al divino Amore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: simonedicirene alle ore 23:00 | Permalink | commenti
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