Giornata per la vita
Symbolum 77
Tu sei la mia vita altro io non ho
Tu sei la mia strada, la mia verità
Nella tua parola io camminerò
Finché avrò respiro fino a quando tu vorrai
Non avrò paura sai, se tu sei con me
io ti prego resta con me.
Credo in te Signore nato da Maria
Figlio eterno e santo, uomo come noi
Morto per amore, vivo in mezzo a noi
Una cosa sola con il Padre e con i tuoi
Fino a quando, io lo so, tu ritornerai
Per aprirci il regno di Dio.
Tu sei la mia forza
altro io non ho
Tu sei la mia pace, la mia libertà
Niente nella vita ci separerà
So che la tua mano forte non mi lascerà
So che da ogni male tu mi libererai
E nel tuo perdono vivrò.
Padre della vita noi crediamo in te.
Figlio Salvatore, noi speriamo in te
Spirito d'Amore vieni in mezzo a noi
tu da mille strade ci raduni in unità
e da mille strade poi, dove tu vorrai
noi saremo il seme di Dio.
+ Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Salmo (3)
Antifona
Santa Maria Vergine, nessuna donna nata al mondo
simile a te, figlia e schiava dell‘altissimo Re e Padre celeste,
madre del santissimo Signore nostro Gesü Cristo, sposa dello
Spirito Santo; prega per noi, con San Michele Arcangelo e
tutte le virtù dei cieli e tutti i santi, il tuo santissimo e diletto
Figlio, ii Signore e Maestro nostro.
O voi tutti passate per la strada*
guardate, vedete se c‘è un dolore come il mio!
Mi ha circondato una muta di cani, *
una torma di malvagi mi ha assediato.
Mi hanno considerato e scrutato; *
hanno diviso fra di sè le mie vesti
e messa a sorte la mia tunica.
Hanno forato le mie mani e i miei piedi; *
hanno contato tutte le mie ossa.
Hanno spalancato su di me la loro bocca; *
come un leone che sbrana e che rugge.
Mi sono disciolto come acqua *
e le mie ossa si sono slogate.
Il mio cuore cera che si liquefa *
dentro il mio petto.
La mia forza si seccata come un coccio; *
e la lingua mi si attaccata al palato.
Mi hanno dato fiele in cibo; *
e per la mia sete mi hanno dato aceto.
E mi hanno portato nella polvere dei morti *
e hanno aggiunto dolore al dolore delle mie ferite.
Mi sono addormentato e sono risorto *
il Padre mio santissimo mi ha accolto nella gloria.
Padre santo, mi hai tenuto per la mano destra; *
mi hai condotto a tuo piacere
e mi hai assunto in gloria.
Infatti che cosa possiedo in cielo?
E da te che ho voluto sulla terra?
Guardate, guardate, perchè io sono Dio,
dice il Signore; *
sarà esaltato fra le genti,
sarò esaltato su tutta la terra.
Benedetto il Signore Dio d‘Israele,
che ha redento le anime dei suoi servi
con il proprio sangue Santissimo,*
e non abbandona coloro che sperano in lui.
Lo sappiamo che viene! *
che viene a giudicare con giustizia.
Battete le mani, popoli tutti;*
esaltate il Signore con voce esultante!
Poichè il Signore l‘altissimo e il terribile; *
il grande re di tutta la terra.
Perchè il santissimo Padre del cielo, il re nostro,
prima dei secoli ha mandato
il suo Figlio diletto dall‘alto *
e ha operato la salvezza in mezzo alla terra.
Si allietino i cieli ed esulti la terra,
si commuova il mare e gli esseri che contiene; *
gioiranno i campi e tutto ciò che in loro.
Cantategli un cantico nuovo; *
canti al Signore tutta la terra.
Perchè grande iI Signore e molto degno di lode; *
piü terribile di tutti gli dei.
Offrite al Signore, popoli delle genti,
offrite al Signore gloria e onore; *
offrite al Signore la gloria del suo nome.
Offrite i vostri corpi e portate la sua santa croce; *
seguite fino alla fine i suoi santissirni precetti.
Tremi tutta la terra davanti al suo volto; *
dite fra le nazioni che il Signore regna.
Sappiamo che egli viene, *
perchè verrà a giudicare con giustizia.
Antifona
Santa Maria Vergine, nessuna donna nata al mondo
simile a te, figlia e schiava dell‘altissimo Re e Padre celeste,
madre del santissimo Signore nostro Gesü Cristo, sposa dello
Spirito Santo; prega per noi, con San Michele Arcangelo e
tutte le virtù dei cieli e tutti i santi, il tuo santissimo e diletto
Figlio, ii Signore e Maestro nostro.
Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente
per la 30a Giornata nazionale per la vita
3 febbraio 2008
I figli sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall’amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro. Chi non è aperto alla vita, non ha speranza. Gli anziani sono la memoria e le radici: dalla cura con cui viene loro fatta compagnia si misura quanto un Paese rispetti se stesso. La vita ai suoi esordi, la vita verso il suo epilogo. La civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita. I primi a essere chiamati in causa sono i genitori. Lo sono al momento del concepimento dei loro figli: il dramma dell’aborto non sarà mai contenuto e sconfitto se non si promuove la responsabilità nella maternità e nella paternità.
Responsabilità significa considerare i figli non come cose, da mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori; ed è importante che, crescendo, siano incoraggiati a “spiccare il volo”, a divenire autonomi, grati ai genitori proprio per essere stati educati alla libertà e alla responsabilità, capaci di prendere in mano la propria vita. Questo significa servire la vita. Purtroppo rimane forte la tendenza a servirsene. Accade quando viene rivendicato il “diritto a un figlio” a ogni costo, anche al prezzo di pesanti manipolazioni eticamente inaccettabili.
Un figlio non è un diritto, ma sempre e soltanto un dono. Come si può avere diritto “a una persona”? Un figlio si desidera e si accoglie, non è una cosa su cui esercitare una sorta di diritto di generazione e proprietà. Ne siamo convinti, pur sapendo quanto sia motivo di sofferenza la scoperta, da parte di una coppia, di non poter coronare la grande aspirazione di generare figli. Siamo vicini a coloro che si trovano in questa situazione, e li invitiamo a considerare, col tempo, altre possibili forme di maternità e paternità: l’incontro d’amore tra due genitori e un figlio, ad esempio, può avvenire anche mediante l’adozione e l’affidamento e c’è una paternità e una maternità che si possono realizzare in tante forme di donazione e servizio verso gli altri.
Servire la vita significa non metterla a repentaglio sul posto di lavoro e sulla strada e amarla anche quando è scomoda e dolorosa, perché una vita è sempre e comunque degna in quanto tale. Ciò vale anche per chi è gravemente ammalato, per chi è anziano o a poco a poco perde lucidità e capacità fisiche: nessuno può arrogarsi il diritto di decidere quando una vita non merita più di essere vissuta. Deve, invece, crescere la capacità di accoglienza da parte delle famiglie stesse. Stupisce, poi, che tante energie e tanto dibattito siano spesi sulla possibilità di sopprimere una vita afflitta dal dolore, e si parli e si faccia ben poco a riguardo delle cure palliative, vera soluzione rispettosa della dignità della persona, che ha diritto ad avviarsi alla morte senza soffrire e senza essere lasciata sola, amata come ai suoi inizi, aperta alla prospettiva della vita che non ha fine.
Per questo diciamo grazie a tutti coloro che scelgono liberamente di servire la vita. Grazie ai genitori responsabili e altruisti, capaci di un amore non possessivo; ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, agli educatori e agli insegnanti, ai tanti adulti – non ultimi i nonni – che collaborano con i genitori nella crescita dei figli; ai responsabili delle istituzioni, che comprendono la fondamentale missione dei genitori e, anziché abbandonarli a se stessi o addirittura mortificarli, li aiutano e li incoraggiano;
a chi – ginecologo, ostetrica, infermiere – profonde il suo impegno per far nascere bambini; ai volontari che si prodigano per rimuovere le cause che indurrebbero le donne al terribile passo dell’aborto, contribuendo così alla nascita di bambini che forse, altrimenti, non vedrebbero la luce; alle famiglie che riescono a tenere con sé in casa gli anziani, alle persone di ogni nazionalità che li assistono con un supplemento di generosità e dedizione. Grazie: voi che servite la vita siete la parte seria e responsabile di un Paese che vuole rispettare la sua storia e credere nel futuro.
Roma, 2 ottobre 2007
Memoria dei Santi Angeli Custodi
Canto:
Per la vita che ci dai, alleluia
ti ringrazio mio Signor, alleluia.
Per la gioia e per l’amor, alleluia
ti ringrazio mio Signor, alleluia.
La tua morte ci salvò, alleluia
ti ringrazio mio Signor, alleluia
Il tuo amor ci riunì, alleluia
ti ringrazio mio Signor, alleluia.
Gloria a te Signor Gesù, alleluia
noi crediamo tu verrai, alleluia.
2° mistero della gloria
L'ascensione del Signore
PADRE NOSTRO
Dal Vangelo secondo Luca
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? AVE MARIA Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. AVE MARIA Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro AVE MARIA Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». AVE MARIA Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno AVE MARIA e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. AVE MARIA Di questo voi siete testimoni. [AVE MARIA E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto» AVE MARIA Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. AVE MARIA Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio. AVE MARIA
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ed ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Lodato sempre sia. Il Santissimo nome di Gesù Giuseppe e Maria.
Gesù mio perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia
Vieni, vieni, Spirito d’amore,
ad insegnar le cose di Dio,
vieni, vieni, Spirito di pace
a suggerir le cose che Lui ha detto a noi.
HUMANAE VITAE
LETTERA ENCICLICA
DEL SOMMO PONTEFICE
PAOLO PP. VI
La chiesa "madre e maestra"
19. La nostra parola non sarebbe espressione adeguata del pensiero e delle sollecitudini della chiesa, madre e maestra di tutte le genti, se, dopo aver richiamato gli uomini alla osservanza e al rispetto della legge divina riguardante il matrimonio, non li confortasse nella vita di una onesta regolazione della natalità, pur in mezzo alle difficili condizioni che oggi travagliano le famiglie e i popoli. La chiesa, infatti, non può avere altra condotta verso gli uomini da quella del Redentore: conosce la loro debolezza, ha compassione della folla, accoglie i peccatori; ma non può rinunciare a insegnare la legge che in realtà è quella propria di una vita umana restituita nella sua verità originaria e condotta dallo Spirito di Dio.
Possibilità della osservanza della legge divina
20. La dottrina della chiesa sulla regolazione della natalità, che promulga la legge divina, apparirà facilmente a molti di difficile o addirittura impossibile attuazione. E certamente, come tutte le realtà grandi e benefiche, essa richiede serio impegno e molti sforzi, individuali, familiari e sociali. Anzi, non sarebbe attuabile senza l’aiuto di Dio, che sorregge e corrobora la buona volontà degli uomini. Ma a chi ben riflette non potrà non apparire che tali sforzi sono nobilitanti per l’uomo e benefici per la comunità umana.
Padronanza di sé
21. Una retta e onesta pratica di regolazione della natalità richiede anzitutto dagli sposi che acquistino e posseggano solide convinzioni circa i veri valori della vita e della famiglia, e che tendano ad acquistare una perfetta padronanza di sé. Il dominio dell’istinto, mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente una ascesi, affinché le manifestazioni affettive della vita coniugale siano secondo il retto ordine e in particolare per l’osservanza della continenza periodica. Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi al nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano. Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e di pace e agevola la soluzione degli altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, e approfondisce il loro senso di responsabilità nel compimento dei loro doveri. I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l’educazione dei figli; la fanciullezza e la gioventù crescono nella giusta stima dei valori umani e nello sviluppo sereno ed armonico delle loro facoltà spirituali e sensibili.
Creare un ambiente favorevole alla castità
22. Noi vogliamo in questa occasione richiamare l’attenzione degli educatori e di quanti assolvono compiti di responsabilità in ordine al bene comune dell’umana convivenza, sulla necessità di creare un clima favorevole all’educazione della castità, cioè al trionfo della sana libertà sulla licenza, mediante il rispetto dell’ordine morale. Tutto ciò che nei moderni mezzi di comunicazione sociale i alle eccitazioni dei sensi, alla sfrenatezza dei costumi, come pure ogni forma di pornografia o di spettacoli licenziosi, deve suscitare la franca e unanime reazione di tutte le persone sollecite del progresso della civiltà e della difesa dei beni supremi dello spirito umano. Invano si cercherebbe di giustificare queste depravazioni con pretese esigenze artistiche scientifiche o di trarre argomento dalla libertà lasciata in questo settore da parte delle pubbliche autorità.
Appello ai pubblici poteri
23. Ai governanti, che sono i principali responsabili del bene comune e tanto possono per la salvaguardia del costume orale, noi diciamo: non lascino che si degradi la moralità dei loro popoli; non accettino che si introducano in modo legale in quella cellula fondamentale dello stato, che è la famiglia, pratiche contrarie alla legge naturale e divina. Altra è la via mediante la quale i pubblici poteri possono e devono contribuire alla soluzione del problema demografico: è la via di una provvida politica familiare, di una saggia educazione dei popoli, rispettosa della legge morale e della libertà dei cittadini. Siamo ben consapevoli delle gravi difficoltà in cui versano i pubblici poteri a questo riguardo, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Alle loro legittime preoccupazioni abbiamo consacrato la nostra enciclica Populorum progressio. Ma, con il nostro predecessore Giovanni XXIII, ripetiamo: " Queste difficoltà non vanno superate facendo ricorso a metodi e a mezzi che sono indegni dell’uomo e che trovano la loro spiegazione soltanto in una concezione prettamente materialistica dell’uomo stesso e della sua vita. La vera soluzione si trova soltanto nello sviluppo economico e nel progresso sociale, che rispettano e promuovono i veri valori umani individuali e sociali ". Né si potrebbe senza grave ingiustizia rendere la divina Provvidenza responsabile di ciò che dipendesse invece da minore saggezza di governo, da un senso insufficiente della giustizia sociale, da egoistico accaparramento o ancora da biasimevole indolenza nell’affrontare gli sforzi e i sacrifici necessari per assicurare la elevazione del livello di vita di un popolo e di tutti i suoi figli. Che tutti i poteri responsabili - come certuni già fanno così lodevolmente - ravvivino generosamente i loro sforzi. E non cessi di estendersi l’aiuto vicendevole tra tutti i membri della grande famiglia umana: è un campo quasi illimitato che si apre così all’attività delle grandi organizzazioni internazionali.
Agli uomini di scienza
24. Vogliamo ora esprimere il nostro incoraggiamento agli uomini di scienza, i quali " possono dare un grande contributo al bene del matrimonio e della famiglia e alla pace delle coscienze, se, unendo i loro studi, cercheranno di chiarire più a fondo le diverse condizioni che favoriscono una onesta regolazione della procreazione umana ". È in particolare auspicabile che, secondo l’augurio formulato da Pio XII, la scienza medica riesca a dare una base sufficientemente sicura ad una regolazione delle nascite, fondata sull’osservanza dei ritmi naturali. Così gli uomini di scienza, e in modo speciale gli scienziati cattolici, contribuiranno a dimostrare con i fatti che, come la chiesa insegna, "non vi può essere vera contraddizione tra le leggi divine che reggono la trasmissione della vita e quelle che favoriscono un autentico amore coniugale".
Agli sposi cristiani
25. E ora la nostra parola si rivolge più direttamente ai nostri figli, particolarmente a quelli che Dio chiama a servirlo nel matrimonio. La chiesa, mentre insegna le esigenze imprescrittibili della legge divina, annunzia la salvezza e apre con i sacramenti le vie della grazia, la quale fa dell’uomo una nuova creatura, capace di corrispondere nell’amore e nella vera libertà al disegno del suo Creatore e Salvatore e di trovare dolce il giogo di Cristo. Gli sposi cristiani, dunque, docili alla sua voce, ricordino che la loro vocazione cristiana iniziata col battesimo si è ulteriormente specificata e rafforzata col sacramento del matrimonio. Per esso i coniugi sono corroborati e quasi consacrati per l’adempimento fedele dei propri doveri, per l’attuazione della propria vocazione fino alla perfezione e per una testimonianza cristiana loro propria di fronte mondo. Ad essi il Signore affida il compito di rendere visibile agli uomini la santità "e la soavità della legge che unisce l’amore vicendevole degli sposi con la loro cooperazione all’amore di Dio autore della vita umana. Non intendiamo affatto nascondere le difficoltà talvolta gravi inerenti alla vita dei coniugi cristiani: per essi, come per ognuno, è stretta la porta e angusta la via che conduce alla vita ". Ma la speranza di questa vita deve illuminare il loro cammino, mentre coraggiosamente si sforzano di vivere con saggezza, giustizia e pietà nel tempo presente, sapendo che la figura di questo mondo passa. Affrontino quindi gli sposi i necessari sforzi, sorretti dalla fede e dalla speranza che " non delude, perché l’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori con lo Spirito santo, che ci è stato dato "; implorino con perseverante preghiera l’aiuto divino; attingano soprattutto nell’eucaristia alla sorgente della grazia e della carità. E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita con abbondanza nel sacramento della penitenza. Essi potranno in tal modo realizzare la pienezza della vita coniugale descritta dall’apostolo: " Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa (...). I mariti devono amare le loro mogli come il proprio corpo. Amare la moglie, non è forse amare se stesso? Ora nessuno mai ha odiato la propria carne, che anzi la nutre e la cura, come fa Cristo per la chiesa (...). Grande è questo mistero, voglio dire riguardo a Cristo e alla chiesa. Ma per quel che vi concerne, ognuno ami la sua moglie come se stesso e la moglie rispetti il proprio marito ".
Apostolato tra i focolari
26. Tra i frutti che maturano da un generoso sforzo di fedeltà alla legge divina, uno dei più preziosi è che i coniugi stessi non di rado provano il desiderio di comunicare ad altri la loro esperienza. Viene così a inserirsi nel vasto quadro della vocazione dei laici una nuova e notevolissima forma dell’apostolato del simile da parte del simile: sono gli sposi stessi che si fanno apostoli e guide di altri sposi. Questa è senz’altro tra tante forme di apostolato una di quelle che oggi appaiono più opportune.
Ai medici e al personale sanitario
27. Abbiamo in altissima stima i medici e i membri del personale sanitario ai quali, nell’esercizio della loro professione, più di ogni interesse umano, stanno a cuore le superiori esigenze della loro vocazione cristiana. Perseverino dunque nel promuovere in ogni occasione le soluzioni, ispirate alla fede e alla retta ragione, e si sforzino di suscitarne la convinzione e il rispetto nel loro ambiente Considerino poi anche come proprio dovere professionale quello d’acquistare tutta la scienza necessaria in questo delicato settore, al fine di poter dare agli sposi che li consultano i saggi consigli e le sane direttive, che questi da loro a buon diritto aspettano.
Ai sacerdoti
28. Diletti figli sacerdoti, che per vocazione siete i consiglieri e le guide spirituali delle singole persone e delle famiglie, ci rivolgiamo ora a voi con fiducia. Il vostro primo compito - specialmente per quelli che insegnano la teologia morale - è di esporre senza ambiguità l’insegnamento della chiesa sul matrimonio. Siate i primi a dare, nell’esercizio del vostro ministero, l’esempio di un leale ossequio, interno ed esterno, al magistero della chiesa. Tale ossequio, ben lo sapete, obbliga non solo per le ragioni addotte, quanto piuttosto a motivo del lume dello Spirito santo, del quale sono particolarmente dotati i pastori della chiesa per illustrare la verità. Sapete anche che è di somma importanza, per la pace delle coscienze e per l’unità del popolo cristiano, che, nel campo della morale come in quello del dogma, tutti si attengano al magistero della chiesa e parlino uno stesso linguaggio. Perciò con tutto il nostro animo vi rinnoviamo l’accorato appello del grande apostolo Paolo: " Vi scongiuro, fratelli, per il nome di nostro signore Gesù Cristo, abbiate tutti uno stesso sentimento, non vi siano tra voi divisioni, ma siate tutti uniti nello stesso spirito e nello stesso pensiero ".
29. Non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo, è eminente forma di carità verso le anime. Ma ciò deve sempre accompagnarsi con la pazienza e la bontà di cui il Redentore stesso ha dato l’esempio nel trattare con gli uomini. Venuto non per giudicare, ma per salvare, egli fu certo intransigente con il male, ma paziente e misericordioso verso i peccatori. Nelle loro difficoltà, i coniugi ritrovino sempre nella parola e nel cuore del sacerdote l’eco della voce e dell’amore del Redentore. Parlate poi con fiducia, diletti figli, ben convinti che lo Spirito santo di Dio, mentre assiste il magistero nel proporre la dottrina, illumina internamente i cuori dei fedeli, invitandoli a dare il loro assenso. Insegnate agli sposi la necessaria via della preghiera, e istruiteli convenientemente, affinché ricorrano spesso e con grande fede ai sacramenti dell’eucaristia e della penitenza, e perché mai si scoraggino a motivo della loro debolezza.
Ai vescovi
30. Cari e venerabili fratelli nell’episcopato, con i quali condividiamo più da vicino la sollecitudine del bene spirituale del popolo di Dio, a voi va il nostro pensiero riverente e affettuoso al termine di questa enciclica. A tutti rivolgiamo un pressante invito. A capo dei vostri sacerdoti, cooperatori del sacro ministero, e dei vostri fedeli, lavorate con ardore e senza sosta alla salvaguardia e alla santità del matrimonio, perché sia sempre più vissuto in tutta la sua pienezza umana e cristiana. Considerate questa missione come una delle vostre più urgenti responsabilità nel tempo presente. Essa comporta, come sapete, un’azione pastorale concertata in tutti i campi della attività umana, economica, culturale e sociale: solo infatti un miglioramento simultaneo in questi vari settori permetterà di rendere non solo tollerabile, ma più facile gioconda la vita dei genitori e dei figli in seno alle famiglie, più fraterna e pacifica la convivenza nell’umana società, nella rigorosa fedeltà al disegno di Dio sul mondo.
APPELLO FINALE
31. Venerati fratelli, dilettissimi figli, e voi tutti, uomini di buona volontà, grande è l’opera di educazione, di progresso e di amore alla quale vi chiamiamo, basati sulla fermissima dottrina della chiesa, di cui il successore di Pietro è, con i suoi fratelli nell’episcopato cattolico, fedele depositario e interprete. Opera grande in verità, ne abbiamo l’intima convinzione, per il mondo come per la chiesa, giacché l’uomo non può trovare la vera felicità, alla quale aspira con tutto il suo essere, se non nel rispetto delle leggi iscritte da Dio nella sua natura e che egli deve osservare con intelligenza e amore. Su quest’opera noi invochiamo, come su voi tutti, e in modo speciale sugli sposi, l’abbondanza delle grazie di Dio santissimo e misericordiosissimo, in pegno delle quali vi diamo la nostra benedizione apostolica.
Dato a Roma, presso San Pietro, nella festa di san Giacomo apostolo, 25 luglio dell’anno 1968, sesto del nostro pontificato.
PAOLO PP. VI
CHI CI SEPARERÀ?
Chi ci separerà dal Suo Amore?
La tribolazione? Forse la spada?
Né morte o vita ci separerà
dall’amore in Cristo Signore.
Chi ci separerà dalla Sua Pace?
La persecuzione? Forse il dolore?
Nessun potere ci separerà da Colui che è morto per noi.
Chi ci separerà dalla Sua Gioia?
Chi potrà strapparci il Suo perdono?
Nessuno al mondo ci allontanerà dalla Vita in Cristo Signore.
Come sei diverso da noi, Gesù!
Non c’è traccia in te di quell’affanno e di
quell’ansia che divorano i nostri giorni,
che ingoiano ogni nostra attività,
che sgretolano le nostre parole.
a tutti quelli che incontri,
ma avverti anche il bisogno di strappare ore
al sonno per tenere viva e profonda
la tua comunione col Padre.
Non ti sottrai ad un’umanità dolente,
che invoca da te liberazione e guarigione,
ma non ti lasci catturare da un villaggio
perché vuoi che tutti siano raggiunti
dall’annuncio del Regno di Dio.
Come sei diverso da noi, Gesù!
La tenerezza con cui prendi per mano
la suocera di Simone, la decisione con
cui imponi agli spiriti cattivi di non parlare,
la delicatezza con cui ti accosti
a quanti sono piagati nel corpo e nello spirito,
ci mettono continuamente
davanti ad un Amore smisurato.
Per questo ti sei fatto uomo,
per condividere le nostre pene,
per guarire le nostre infermità,
per liberare le nostre vite,
per fare di noi un’umanità nuova,
secondo il cuore di Dio.
Preghiamo insieme, dicendo: Dio della vita, ascoltaci.
Per i cristiani perseguitati, perché la violenza e la paura non impediscano il testimoniare Cristo. Preghiamo.
Perché la vita umana sia promossa e salvaguardata dal concepimento alla morte naturale. Preghiamo.
Per la società dei nostro tempo, sempre più immersa nel relativismo, nell'individualismo e nel disprezzo della vita altrui, perché possa riscoprire, riaffermare e difendere il valore della vita dal suo concepimento alla sua naturale conclusione. Preghiamo
Per le nostre comunità parrocchiali, perché si rendano sempre più disponibili ad accogliere e accompagnare le madri in difficoltà e le famiglie che si trovano in situazioni difficili, per vivere fino in fondo l'esperienza della comunione e della condivisione. Preghiamo
Per le nostre famiglie, perché sappiano vivere responsabilmente l'esaltante avventura di una fecondità generosa e coraggiosa, rendendosi disponibili anche ad accogliere, attraverso l'adozione e l'affido temporaneo, figli ai quali donare l'amore, il calore di una famiglia e la fiducia nel futuro. Preghiamo
PADRE NOSTRO
Inno alla víta
La vita è dono meraviglioso di Dio
e nessuno ne è padrone,
l'aborto e l'eutanasia sono tremendi crimini
contro la dignità dell'uomo,
la droga è rinuncia irresponsabile
alla bellezza della vita,
la pornografia è impoverimento
e inaridimento del cuore.
La malattia e la sofferenza non sono castighi
ma occasioni per entrare
nel cuore del mistero dell'uomo;
nel malato, nell’handicappato,
nel bambino e nell'anziano,
nell'adolescente e nel giovane,
nell'adulto e in ogni persona,
brilla l'immagine di Dio.
Dio non guarda all'apparenza ma al cuore
la vita segnata dalla Croce e dalla sofferenza
merita ancora più attenzione,
cura e tenerezza.
Giovanni Paolo II
Canto: MADRE FIDUCIA NOSTRA
Madre, fiducia nostra, Madre della speranza,
tu sei nostro sostegno, tu sei la guida,
tu sei conforto, in te noi confidiamo,
tu sei Madre nostra.
In te piena di grazia si compie il mistero,
in te Vergine pura il Verbo eterno s'è fatto carne,
in te l'uomo rinasce per la vita eterna.
Nella tua fiducia noi cammineremo
per donare al mondo la vita.
Portatori di Cristo, salvatori dei fratelli.
Madre del Redentore, proteggi i tuoi figli,
a te noi affidiamo la nostra vita, il nostro cuore,
conservaci fedeli al divino Amore.










