“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi,
e io vi ristorerò”.
Canto: SE MI ACCOGLI
Tra le mani non ho niente, spero che mi accoglierai
Chiedo solo di restare accanto a Te
Sono ricco solamente dell’amore che mi dai
E per quelli che non l’hanno avuto mai
Se mi accogli, mio Signore
Altro non ti chiederò
E per sempre la tua strada la mia strada resterà
Nella gioia, nel dolore
Fino a quando Tu vorrai
Con la mano nella tua, camminerò
Io ti prego con il cuore, so che Tu mi ascolterai
Rendi forte la mia fede più che mai
Tieni accesa la mia luce fino al giorno che Tu sai,
con i miei fratelli incontro a te verrò.
Segno di croce +
Richiamo e conferma del nostro battesimo, come inizio
di qualsiasi momento di riconciliazione.
Antifona
Santa Maria Vergine. nessuna donna al mondo simile
a te, figlia e schiava dell‘altissimo Re e Padre celeste,
madre del santissimo Signore nostro Gesiù Cristo,
sposa dello Spirito Santo; prega per noi, con San
Michele Arcangelo e tutte le virtù dei cieli e tutti i
santi, il tuo santissimo e diletto Figlio, ii Signore e
Maestro nostro.
Pietà di me, o Dio, perchè l‘uomo mi ha conculcato, *
tutto il giorno mi assale, tormentandomi.
I miei nemici mi hanno calpestato tutto il giorno; *
perchè sono molti quelli che combattono
contro di me.
Tutti i miei avversari tramavano mali contro di me; *
mi hanno ordito contro un disegno iniquo.
Quelli che difendevano la mia anima, *
hanno fatto consiglio fra loro.
Uscivano fuori*
e parlavano fra di loro.
Vedendomi, mi derisero tutti; *
bisbigliavano e scuotevano la testa.
Io, ormai, sono un verme, non un uomo; *
ludibrio della umanità e abiezione della plebe.
A tutti i miei nemici sono diventato un orrore; *
una cosa spregevole ai miei vicini;
terrore ai miei nemici.
Padre santo, non allontanare la tua potenza da me, *
veglia in mia difesa.
Affrettati in mio aiuto,
Signore Dio della mia salvezza.
Ho innalzato il mio grido al Signore; *
con la mia voce ho supplicato ii Signore.
Effondo innanzi a lui la mia preghiera *
e a lui racconto la mia angoscia.
Quando viene meno in me il mio spirito; *
tu conosci la mia strada.
Sulla strada che io percorrevo, *
hanno nascosto un laccio.
Guardo a destra e osservo, *
e non c‘era nessuno che mi conoscesse.
Non c‘era piü scampo per me; *
e nessuno che si prendesse cura della mia anima.
Per tuo amore ho sopportato l‘oltraggio *
e la vergogna ha ricoperto il mio volto.
Sono diventatö un estraneo ai miei fratelli *
e un forestiero per i figli di mia madre.
Padre santo, lo zelo per la tua casa mi ha divorato, *
e l‘oltraggio di chi ti insulta ricaduto su me.
Contro di me si sono rallegrati e riuniti; *
su di me sono caduti i flagelli,
senza saperne la ragione.
Più numerosi dai capelli del mio capo *
sono quelli che mi perseguitano ingiustamente.
Hanno preso ardire quei miei nemici
che mi hanno perseguito ingiustamente *
ciò che non ho mai preso, ho dovuto restituire.
Malvagi testimoni, alzandosi, *
mi hanno interrogato su fatti a me ignoti.
Mi hanno ricompensato con il male
per iI bene fatto e mi hanno calunniato *
perchè ho seguito l‘onestà
Tu sei il santissimo Padre mio, *
mio Re e Dio mio.
Affrettti in mio aiuto *
Signore Dio della mia salvezza.
Antifona
Santa Maria Vergine, nessuna donna nata al mondo
simile a te, flglia e schiava dell‘altissimo Re e Padre
celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù
Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi, con
San Michele Arcangelo e tutte le virtù dei cieli e
tutti i santi, il tuo santissimo e diletto Figlio, il Signore
e Maestro nostro.
Atto penitenziale:
SALMO 50 Pietà di me, o Signore
Pietà di me, o Dio,
secondo la tua misericordia; *
nel tuo grande amore
cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe, *
mondami dal mio peccato.
Riconosco la mia colpa, *
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato, *
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto;
perciò sei giusto quando parli, *
retto nel tuo giudizio.
Ecco, nella colpa sono stato generato, *
nel peccato mi ha concepito mia madre.
Ma tu vuoi la sincerità del cuore *
e nell'intimo m'insegni la sapienza.
Purificami con issopo e sarò mondato; *
lavami e sarò più bianco della neve.
Fammi sentire gioia e letizia, *
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati, *
cancella tutte le mie colpe.
Crea in me, o Dio, un cuore puro, *
rinnova in me uno spirito saldo.
Non respingermi dalla tua presenza *
e non privarmi del tuo santo spirito.
Rendimi la gioia di essere salvato, *
sostieni in me un animo generoso.
Insegnerò agli erranti le tue vie *
e i peccatori a te ritorneranno.
Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza, *
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra *
e la mia bocca proclami la tua lode;
poiché non gradisci il sacrificio *
e, se offro olocausti, non li accetti.
Uno spirito contrito *
è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, *
tu, o Dio, non disprezzi.
Nel tuo amore
fa grazia a Sion, *
rialza le mura
di Gerusalemme.
Allora gradirai i sacrifici prescritti, *
l'olocausto e l'intera oblazione,
allora immoleranno vittime *
sopra il tuo altare.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.
La spiritualità di Francesco Paolo Gravina
Francesco Paolo Gravina di Palagonia è un laico
e tale rimane, dopo la separazione dalla moglie,
quando decide di restare fedele al sacramento.
Sposatosi a 19 anni con la principessa Nicoletta
Filangeri e Pignatelli, se ne separa all'età di 29
anni per la condotta della moglie che era innamorata
di un altro. La sua stessa vita fisica e morale
appariva inizialmente demolita e l'uomo che,
quando questo avveniva non era un santo, dovette
compiere una sforzo enorme per risalire la china
dell'esistenza. Per tradizione si colloca in questo
doloroso momento, chiamato dalle antiche testimoni
la conversione, il suo ingresso nel Terz' Ordine Francescano.
"Francesco Paolo Gravina rimane dunque dinanzi a
Dio in quello stato in cui è quando ne ode la voce.
La sua condizione secolare resta il luogo nel quale
gli viene rivolta la chiamata di Dio. E' un luogo
presentato dai documenti in termini dinamici, così
egli continua a vivere nel secolo, cioè implicato in
tutti e singoli i doveri e gli affari del mondo e nelle
ordinarie condizioni della vita familiare e sociale di
cui la sua esistenza è intessuta.
Per l'età nella quale prende coscienza della propria
vocazione, egli è un uomo chiamato nel meriggio della
vita a lavorare nella vigna del Signore. Guarda in faccia
il suo mondo, con i suoi valori e problemi, le sue
inquietudini e speranze, le sue conquiste e sconfitte,
si rimbocca le maniche e si pone al lavoro: quella è
la vigna, quello è il campo nel quale è chiamato a
vivere la sua missione, il mondo vasto e complicato
della realtà sociale, dell'economia e marginalmente
della politica. Francesco Paolo, dopo un anno di
vita ritirata, scopre attraverso la strada del fallimento
e della sofferenza, "Gesù nei poveri e i poveri in Lui.
Egli "..non si liberò mai dalla malinconia nata dalla
separazione dalla moglie, che amò sino alla fine.
"Si dedica alla carità spicciola, poi, nel 1835, scrive
la sua lettera di accettazione dell'incarico di occuparsi
dei mendicanti di Palermo. E' una lettera di gioia, per
cinque mesi non ha pensato ad altro, è la svolta della
sua vita, è la sua missione.
Si occupa del Deposito dei Mendici e fonda anche una
congregazione religiosa "Le Figlie della Carità"
del Principe di Palagonia. In un periodo storico in cui
i mendicanti venivano chiusi in carcere, egli si preoccupa
della loro dignità umana e quindi che avessero un ricovero
dove essere alloggiati, curati, sfamati, e potessero
imparare un lavoro. "La sua carità è sostanziata di
giustizia, il suo desiderio di riscattare dalla povertà
è sorretto dalla volontà di ricostruire l'uomo tutto,
offrendogli, insieme al pane e a un tetto, l'insegnamento
cristiano, l'educazione alla convivenza civile ed il lavoro.
E' la totalità dei bisogni dell'essere umano che è oggetto
dell'opera di Francesco Paolo Gravina
Pur avendo l'incarico pubblico per assistere i poveri è pur
vero che spesso sopperirà con le sue stesse sostanze alle
necessità, non indifferenti, per mantenere più di 1000 poveri.
Esiste una serie di lettere da cui si trae quante volte egli
sollecitasse le autorità per avere dei contributi economici,
richieste non sempre prese in considerazione.
Purtroppo pochi sono gli scritti personali del Principe,
dato che, per la sua riservatezza, preferì bruciare anche
dei libretti di appunti (borri). Da poche frasi si ricava che
la spiritualità del Principe di Palagonia era per prima cosa
vivere nell'ubbidienza a Dio, giorno per giorno.
"Amare sino alla fine è sembrato il fulcro dell'esistenza
del Servo di Dio Francesco Paolo Gravina.
Al vertice di ogni manifestazione del suo amore fattivo
e silenzioso, per Francesco Paolo sta la volontà del Padre.
L'umile servo di Dio, l'unica volta che apre la sua anima
perché vi si legga dentro con chiarezza, in cinque solenni
frasi consecutive afferma, facendo eco alle parole del
Maestro:
Dichiaro che ho inteso di ubbidire alla Suprema Divina
Volontà, manifestatami in tutte quelle circostanze di mia
vita in cui mi ha posto Iddio Onnipotente.
Iddio infatti mi ha voluto privare di figlioli e di qualsivoglia
discendenza, ed in ciò riconosco l'impenetrabile decreto
dell'Altissimo. E come meglio poteva manifestarmi
l'Altissimo di essere sua suprema assoluta volontà che
io deponga ogni fasto di famiglia e di perpetuazione
del mio nome? Riconosco del pari suo sovrano Volere,
che il mio patrimonio serva sopra di ogni altra cosa in
sollievo di infelici e nel promuovere sempre più la gloria
delle sue divine misericordie. "Seguendo dunque gli
alti destini indicatimi dalla
divina Volontà.
E il suo messaggio. A coloro che vorranno seguirlo ed
imitarlo basterà Francesco Paolo Gravina, che non ha
lasciato messaggi espliciti di ammaestramento, è
ugualmente e nonostante tutto ciò, un maestro dello spirito.
La sua vita è un messaggio, quelle parole che scriveva
per altri scopi sono un messaggio…..Amare, fare tutto
ciò che l'amore suggerisce, e l'amore può suggerire
cose incredibili nelle circostanze adatte, perfino di
fondare una congregazione di suore e non riuscire per
questo a sentirsi un fondatore.
Il suo stile di vita è il messaggio, è una sorgente ritrovata,
alla quale - come alle pagine di un trattato scritto – ci si
può dissetare di sapienza e di luce. Non prete né frate,
non predicatore né direttore di anime, ma principe, sindaco
ed ammistratore di opere civiche, visse la carità con
un'intensità che trasmise direttamente alle sue suore
senza aver mai fatto a loro una conferenza o scritto
un libretto di consigli spirituali. Quell'intensità che è
riuscita a superare il silenzio di duecento anni per
arrivare fino a noi, presuppone un'intima vita di unione
con Gesù, fecondata dal suo spirito con la meditazione
della sua parola. Una vita intima intensa, un fuoco
interiore alimentato senza riposo, che innalza e illumina.
Francesco Paolo fu casto, in un mondo corrotto e ipocrita,
come quello dell'alta società del primo Ottocento. Un
a cultura edonistica, che slega la sessualità da ogni
norma morale oggettiva riducendola a gioco e consumo,
e che oggi ha gettato la maschera, ma che negli anni del
Servo di Dio si copriva solo di un manto di ipocrisia,
lo assediò certamente. Il suggerimento del mondo
conteneva il ricordo seducente di come la grande ricchezza
avrebbe consentito al giovane principe ogni licenza,
Per tutta risposta egli entrò nel Terzo Ordine Francescano
e cinse quel cordone bianco di castità che avrebbe portato
invisibile per tutta la vita, fino a svelarne l'esistenza il
giorno della morte.
Quanto è creduto impossibile dai più – l'osservanza della
castità perfetta diventa per lui, con la grazia del Signore,
possibile e autenticamente liberante. Il suo esempio di
castità, vissuto in un mondo schiavo dei sensi, offre un
punto di riferimento rasserenante.
Il Principe muore all'età di 54 anni e nel testamento
mistico lascia anche una somma destinata per fare c
celebrare le S. Messe per la moglie ancora viva.
La vedova sposò poi il suo compagno, non ebbe figli,
ma diventò donna di preghiera tanto che i parenti del
marito conservavano un libro di preghiera e la corona
del rosario della principessa.
(Liberamente tratto dal testo di U. Castagna, Amare sino alla fine, Arte Tipografica Editrice, Napoli, 2001)
Canto: Simbolum '77
Tu sei la mia vita altro io non ho
Tu sei la mia strada la mia verità
nella Tua Parola io camminerò
finche avrò respiro fino a quando Tu vorrai:
non avrò paura sai se Tu sei con me,
io Ti prego, resta con me.
Credo in Te, Signore, nato da Maria
Figlio eterno e santo uomo come noi
morto per amore, vivo in mezzo a noi
una cosa sola con il Padre e con i Tuoi
fino a quando, io lo so, Tu ritornerai
per aprirci il Regno di Dio.
Tu sei la mia forza altro io non ho
Tu sei la mia pace, la mia libertà,
niente nella vita ci separerà,
so che la Tua mano forte non mi lascerà
so che da ogni male Tu mi libererai
e nel Tuo perdono vivrò.
Padre della vita noi crediamo in Te
Figlio Salvatore noi speriamo in Te
Spirito d'Amore vieni in mezzo a noi;
Tu da mille strade ci raduni in unità,
e per mille strade poi dove Tu vorrai
noi saremo il seme di Dio.
Dalla 1 lettera di San Giovanni Apostolo
Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo
amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se
ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore
di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi
rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del
suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo
che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore
del mondo. Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio
di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo
riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi.
Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio
dimora in lui.
Salmo responsaoriale
Sal 101
Rit.: Ai tuoi servi sono care le pietre di Sion.
Signore, ascolta la mia preghiera,
a te giunga il mio grido.
I miei giorni sono come ombra che declina,
e io come erba inaridisco.
Ma tu, Signore, rimani in eterno,
il tuo ricordo per ogni generazione.
Tu sorgerai, avrai pietà di Sion,
perché è tempo di usarle misericordia:
l`ora è giunta.
Poiché ai tuoi servi sono care le sue pietre
e li muove a pietà la sua rovina.
I popoli temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo nuovo darà lode al Signore.
Il Signore si è affacciato dall`alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il gemito del prigioniero,
per liberare i condannati a morte;
perché sia annunziato in Sion il nome del Signore
e la sua lode in Gerusalemme.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre,
Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto
nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e
le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è
piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio;
nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno
conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il
Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che
siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete
il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono
mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre
anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».
Commento Eremo San Biagio
In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio,
ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio
come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi,
se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
Come vivere questa Parola?
Il cuore, secondo la Bibbia, significa l'interiorità dell'uomo,
il suo profondo "sé", la sede dell'amore. Anzi: il cuore è
simbolo dell'amore stesso. Così meglio penetriamo il senso
della festa odierna e queste parole dell'evangelista
Giovanni, colui che, come dice il vangelo, posò il capo,
durante l'ultima cena, sul cuore del Signore. L'amore
dunque, che è poi la nostra vocazione profonda, non è
qualcosa che ci diamo da noi: "l'amore è da Dio e
chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio".
L'autore sacro chiarisce ulteriormente: "Chi non ama
non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore". Ieri
abbiamo notato che tutta la legge si riassume in un solo
comandamento: quello di amare Dio e il prossimo. Nella
festa di oggi ci viene detto che AMARE (cioè realizzare
veramente noi stessi!) è possibile a un patto: che accogliamo
l'Amore di Dio riversato nel nostro cuore dal cuore trafitto
e glorioso di Cristo.
Ecco perché il testo, dopo aver detto che Dio ci ha amato
mandando Gesù "come vittima per i nostri peccati",
sottolinea una lampante conseguenza: "Se Dio ci ha
amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri".
Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiedo di "vedere"
interiormente e "attestare" al mio cuore che Dio mi ha
talmente amato da dare Gesù in croce per me. E io non
gli darò il superamento di certe mie antipatie o rifiuti
(più o meno palesi) nei confronti del mio prossimo?
"Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi" dice
il testo; e io lo ripeto più volte fino a memorizzarlo,
perché con l'aiuto dello Spirito Santo diventi la verità
del mio cuore e del mio vivere.
La voce di una grande donna spirituale del XX secolo
Gesù, tu mi hai condotta in piena Luce, nella Luce del
tuo Amore universale. E in questa Luce, in questo
focolaio d'Amore il mio povero cuore si è come spalancato
per adottare tutti gli esseri umani, tutti, senza eccezione
alcuna.
Magdeleine di Gesù
Venite a me, voi che siete affaticati.
Padre Romeo Ballan
Riflessioni
Ancora una volta siamo nel cuore del Vangelo di
Matteo. Il brano odierno viene definito dagli studiosi
come la grande manifestazione del mistero di Dio, la
più felice sintesi messianica, l'inno di giubilo, il
Magnificat di Gesù (in quanto espressione del
suo mondo interiore, come il Magnificat lo è per
Maria)... In effetti, questa preghiera di Gesù (Vangelo)
riprende tutto il programma delle Beatitudini con
particolare attenzione ai poveri, miti, afflitti, misericordiosi,
puri, operatori di pace... Come afferma l'autore di Le
Petit Prince, "la beatitudine è l'accesso a un punto
di vista che unifica l'universo" (Antoine de Saint-Exupéry).
Il Vangelo di Gesù viene qui riassunto intorno ad alcuni
temi fondamentali: la lode al Padre, Signore e Creatore;
la vita di intima comunione della Trinità; l'atteggiamento
amoroso ed operoso di Gesù verso la sofferenza umana;
la nuova scuola e lo stile del Maestro, che dice a tutti:
"Imparate da me, che sono mite ed umile di cuore e
troverete ristoro.
Questi stessi sono anche i temi fondamentali dell'annuncio
missionario e della catechesi: la Trinità santa, Gesù
Cristo Salvatore, la Chiesa come casa di accoglienza
umana e spirituale nella quale gli "affaticati ed oppressi"
di ogni tipo, di tutti i tempi e luoghi, trovano sollievo,
ristoro e protezione. Una Chiesa che si fa discepola
esemplare di Cristo anche in questo, fino al punto di
poter dire a tutti i popoli della terra: venite a me voi
tutti... imparate da me che sono mite ed umile...
troverete ristoro e il giogo vi si farà leggero. È questo
il volto autentico ed attraente della Chiesa, l'unico
che interessa alle moltitudini, e che i missionari e
l'intera comunità cristiana sono chiamati ad incarnare.
* Fra le più belle immagini della Chiesa vi sono anche
queste due: quella locanda, casa per tutti (pandokeion)
alla quale il buon samaritano portò quel poveraccio
incappato nei briganti e quella casa che Paolo, giunto a
Roma, prese a pigione, dove accoglieva tutti annunziando
e insegnando Gesù Cristo con tutta franchezza .
Canto: Le mani alzate
Le mani alzate verso te, Signor,
per offrirti il mondo.
Le mani alzate verso te, Signor.
Gioia è in me nel profondo.
Guardaci tu, Signore, siamo tuoi
piccoli siam davanti a Te.
Come ruscelli siamo d'acqua limpida
semplici e puri innanzi a Te.
Formaci tu, Signore, siamo tuoi
nulla noi siamo senza Te.
Fragili tralci uniti alla tua vite,
fecondi solo uniti a Te.
Preghiera per i separati
Signore, noi ti preghiamo per le coppie divise, per i figli
feriti. Aiutaci e aiutali nelle prove di ogni giorno, guarisci
tutte le ferite del loro e del nostro cuore. Aiutaci a vivere
il sacramento del matrimonio. Rendi feconda la nostra
croce, non lasciare che questo dolore vada disperso ma,
donato, produca frutti. Donaci il coraggio di continuare
nel cammino di perdono verso il nostro coniuge che ci ha
offesi e che a sua volta è ferito, conduci il nostro cuore
alla riconciliazione. Signore, sii presente in tutti coloro
che sono uniti dal Sacramento del matrimonio, accorda
la grazia di attingervi la forza di essere fedeli. Donaci la
forza di perseverare nel nostro impegno. Donaci di
intravedere sempre, nella riacquistata serenità dei
nostri giorni, dopo la croce la gioia del risorto
Riunisci le famiglie divise.
A cura delle “Famiglie separate cristiane”
Intenzioni per le Famiglie Separate : Signore pietà.
Per tutte le famiglie separate, perché le Chiese e le
comunità parrocchiali e mediante tutte le persone di
buona volontà, le accolgano con l' amore di Cristo e
secondo gli inviti del Santo Padre, li aiutano nella
sofferenza, perché nessuno di loro, risposato o non,
possa mai dire di essere stato solo. Per questo Ti preghiamo.
Perché ogni persona separata che incontriamo possa
dire .. ero solo e mi sei stato vicino, ero triste e hai
saputo ascoltare la mia sofferenza, ero alla ricerca
e mi hai dato Gesù ed hai camminato accanto a me.
Per questo Ti preghiamo.
Gesù ha detto: " che tutti siano uno come
Ogni famiglia separata è un pezzo di società accanto
a noi, dove questo brano evangelico è stato vilipeso,
contraddetto, non accolto. Per questo Ti preghiamo.
Per i figli di famiglie separate, dove vivono il dramma
della separazione dei loro genitori, non lasci in loro
tracce negative. Fa o Signore che la sofferenza di
figli innocenti, possa aprire il cuore dei genitori al
perdono reciproco e al superamento di ogni rancore.
Per questo Ti preghiamo.
PADRE NOSTRO
Canto: Fratello sole sorella luna
Dolce sentire come nel mio cuore
ora umilmente, sta nascendo amore.
Dolce è capire che non son più solo,
ma che son parte di una immensa vita,
che generosa risplende intorno a me:
dono di Lui, del suo immenso amor.
Ci ha dato il cielo e le chiare stelle,
fratello sole e sorella luna,
la madre terra con frutti, prati e fiori,
il fuoco, il vento, l'aria e l'acqua pura,
fonte di vita, per le sue creature:
dono di Lui, del suo immenso amor,
dono di Lui, del suo immenso amor.
Sia laudato nostro Signore,
che ha creato l'universo intero.
Sia laudato nostro Signore,
noi tutti siamo sue creature:
dono di Lui, del suo immenso amor.
Beato chi lo serve in umiltà






