NetCrIM - Risorse Cristiane on line preghiera | Ascolterò la tua voce
venerdì, 16 novembre 2007

“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi,

e io vi ristorerò”.

 

Canto: SE MI ACCOGLI

 

Tra le mani non ho niente, spero che mi accoglierai

Chiedo solo di restare accanto a Te

Sono ricco solamente dell’amore che mi dai

E  per quelli che non l’hanno avuto mai

 

Se mi accogli, mio Signore

Altro non ti chiederò

E per sempre la tua strada la mia strada resterà

Nella gioia, nel dolore

Fino a quando Tu vorrai

Con la mano nella tua, camminerò

 

Io ti prego con il cuore, so che Tu mi ascolterai

Rendi forte la mia fede più che mai

Tieni accesa la mia luce fino al giorno che Tu sai,

con i miei fratelli incontro a te verrò.

 

Segno di croce +

Richiamo e conferma del nostro battesimo, come inizio

di qualsiasi momento di riconciliazione.

 

Antifona
Santa Maria Vergine. nessuna donna al mondo simile

a te, figlia e schiava dell‘altissimo Re e Padre celeste,

 madre del santissimo Signore nostro Gesiù Cristo,

sposa dello Spirito Santo; prega per noi, con San

Michele Arcangelo e tutte le virtù dei cieli e tutti i

santi, il tuo santissimo e diletto Figlio, ii Signore e

Maestro nostro.

Pietà di me, o Dio, perchè l‘uomo mi ha conculcato, *
tutto il giorno mi assale, tormentandomi.
I miei nemici mi hanno calpestato tutto il giorno; *
perchè sono molti quelli che combattono
contro di me.

Tutti i miei avversari tramavano mali contro di me; *
mi hanno ordito contro un disegno iniquo.
Quelli che difendevano la mia anima, *
hanno fatto consiglio fra loro.

Uscivano fuori*
e parlavano fra di loro.
Vedendomi, mi derisero tutti; *
bisbigliavano e scuotevano la testa.

Io, ormai, sono un verme, non un uomo; *
ludibrio della umanità e abiezione della plebe.
A tutti i miei nemici sono diventato un orrore; *
una cosa spregevole ai miei vicini;
terrore ai miei nemici.

Padre santo, non allontanare la tua potenza da me, *
veglia in mia difesa.
Affrettati in mio aiuto,
Signore Dio della mia salvezza.

Ho innalzato il mio grido al Signore; *
con la mia voce ho supplicato ii Signore.
Effondo innanzi a lui la mia preghiera *
e a lui racconto la mia angoscia.

Quando viene meno in me il mio spirito; *
tu conosci la mia strada.
Sulla strada che io percorrevo, *
hanno nascosto un laccio.

Guardo a destra e osservo, *
e non c‘era nessuno che mi conoscesse.
Non c‘era piü scampo per me; *
e nessuno che si prendesse cura della mia anima.

Per tuo amore ho sopportato l‘oltraggio *
e la vergogna ha ricoperto il mio volto.
Sono diventatö un estraneo ai miei fratelli *
e un forestiero per i figli di mia madre.

Padre santo, lo zelo per la tua casa mi ha divorato, *
e l‘oltraggio di chi ti insulta ricaduto su me.
Contro di me si sono rallegrati e riuniti; *
su di me sono caduti i flagelli,
senza saperne la ragione.

Più numerosi dai capelli del mio capo *
sono quelli che mi perseguitano ingiustamente.
Hanno preso ardire quei miei nemici
che mi hanno perseguito ingiustamente *
ciò che non ho mai preso, ho dovuto restituire.

Malvagi testimoni, alzandosi, *
mi hanno interrogato su fatti a me ignoti.
Mi hanno ricompensato con il male
per iI bene fatto e mi hanno calunniato *
perchè ho seguito l‘onestà


Tu sei il santissimo Padre mio, *
mio Re e Dio mio.
Affrettti in mio aiuto *
Signore Dio della mia salvezza.

Antifona
Santa Maria Vergine, nessuna donna nata al mondo
 

simile a te, flglia e schiava dell‘altissimo Re e Padre

celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù

Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi, con

 San Michele Arcangelo e tutte le virtù dei cieli e

tutti i santi, il tuo santissimo e diletto Figlio, il Signore

 e Maestro nostro.

 

Atto penitenziale: 

 

SALMO 50   Pietà di me, o Signore

 

Pietà di me, o Dio,
secondo la tua misericordia; *
nel tuo grande amore
cancella il mio peccato.

 

Lavami da tutte le mie colpe, *
mondami dal mio peccato.
Riconosco la mia colpa, *
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

 

Contro di te, contro te solo ho peccato, *
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto;
perciò sei giusto quando parli, *
retto nel tuo giudizio.

 

Ecco, nella colpa sono stato generato, *
nel peccato mi ha concepito mia madre.
Ma tu vuoi la sincerità del cuore *
e nell'intimo m'insegni la sapienza.

 

Purificami con issopo e sarò mondato; *
lavami e sarò più bianco della neve.
Fammi sentire gioia e letizia, *
esulteranno le ossa che hai spezzato.

 

Distogli lo sguardo dai miei peccati, *
cancella tutte le mie colpe.
Crea in me, o Dio, un cuore puro, *
rinnova in me uno spirito saldo.

 

Non respingermi dalla tua presenza *
e non privarmi del tuo santo spirito.
Rendimi la gioia di essere salvato, *
sostieni in me un animo generoso.

 

Insegnerò agli erranti le tue vie *
e i peccatori a te ritorneranno.
Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza, *
la mia lingua esalterà la tua giustizia.

 

Signore, apri le mie labbra *
e la mia bocca proclami la tua lode;
poiché non gradisci il sacrificio *
e, se offro olocausti, non li accetti.

 

Uno spirito contrito *
è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, *
tu, o Dio, non disprezzi.

 

Nel tuo amore
fa grazia a Sion, *
rialza le mura
di Gerusalemme.

 

Allora gradirai i sacrifici prescritti, *
l'olocausto e l'intera oblazione,
allora immoleranno vittime *
sopra il tuo altare.

 

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen. 

 

La spiritualità di Francesco Paolo Gravina

 

Francesco Paolo Gravina di Palagonia è un laico

e tale rimane, dopo la separazione dalla moglie,

quando decide di restare fedele al sacramento.

Sposatosi a 19 anni con la principessa Nicoletta

 Filangeri e Pignatelli, se ne separa all'età di 29

anni per la condotta della moglie che era innamorata

di un altro. La sua stessa vita fisica e morale

appariva inizialmente demolita e l'uomo che,

quando questo avveniva non era un santo, dovette

compiere una sforzo enorme per risalire la china

dell'esistenza. Per tradizione si colloca in questo

doloroso momento, chiamato dalle antiche testimoni

la conversione, il suo ingresso nel Terz' Ordine Francescano.

 

"Francesco Paolo Gravina rimane dunque dinanzi a

Dio in quello stato in cui è quando ne ode la voce.

 La sua condizione secolare resta il luogo nel quale

gli viene rivolta la chiamata di Dio. E' un luogo

presentato dai documenti in termini dinamici, così

egli continua a vivere nel secolo, cioè implicato in

tutti e singoli i doveri e gli affari del mondo e nelle

ordinarie condizioni della vita familiare e sociale di

cui la sua esistenza è intessuta.

 

Per l'età nella quale prende coscienza della propria

vocazione, egli è un uomo chiamato nel meriggio della

vita a lavorare nella vigna del Signore. Guarda in faccia

 il suo mondo, con i suoi valori e problemi, le sue

 inquietudini e speranze, le sue conquiste e sconfitte,

si rimbocca le maniche e si pone al lavoro: quella è

 la vigna, quello è il campo nel quale è chiamato a

vivere la sua missione, il mondo vasto e complicato

della realtà sociale, dell'economia e marginalmente

della politica. Francesco Paolo, dopo un anno di

vita ritirata, scopre attraverso la strada del fallimento

e della sofferenza, "Gesù nei poveri e i poveri in Lui.

 

Egli "..non si liberò mai dalla malinconia nata dalla

separazione dalla moglie, che amò sino alla fine.

 

"Si dedica alla carità spicciola, poi, nel 1835, scrive

la sua lettera di accettazione dell'incarico di occuparsi

dei mendicanti di Palermo. E' una lettera di gioia, per

cinque mesi non ha pensato ad altro, è la svolta della

sua vita, è la sua missione.

 

Si occupa del Deposito dei Mendici e fonda anche una

congregazione religiosa "Le Figlie della Carità"

del Principe di Palagonia. In un periodo storico in cui

i mendicanti venivano chiusi in carcere, egli si preoccupa

della loro dignità umana e quindi che avessero un ricovero

dove essere alloggiati, curati, sfamati, e potessero

imparare un lavoro. "La sua carità è sostanziata di

giustizia, il suo desiderio di riscattare dalla povertà

è sorretto dalla volontà di ricostruire l'uomo tutto,

offrendogli, insieme al pane e a un tetto, l'insegnamento

cristiano, l'educazione alla convivenza civile ed il lavoro.

E' la totalità dei bisogni dell'essere umano che è oggetto

dell'opera di Francesco Paolo Gravina

 

Pur avendo l'incarico pubblico per assistere i poveri è pur

 vero che spesso sopperirà con le sue stesse sostanze alle

 necessità, non indifferenti, per mantenere più di 1000 poveri.

 Esiste una serie di lettere da cui si trae quante volte egli

sollecitasse le autorità per avere dei contributi economici,

richieste non sempre prese in considerazione.

Purtroppo pochi sono gli scritti personali del Principe,

dato che, per la sua riservatezza, preferì bruciare anche

dei libretti di appunti (borri). Da poche frasi si ricava che

la spiritualità del Principe di Palagonia era per prima cosa

vivere nell'ubbidienza a Dio, giorno per giorno.

"Amare sino alla fine è sembrato il fulcro dell'esistenza

del Servo di Dio Francesco Paolo Gravina.

 

Al vertice di ogni manifestazione del suo amore fattivo

 e silenzioso, per Francesco Paolo sta la volontà del Padre.

L'umile servo di Dio, l'unica volta che apre la sua anima

perché vi si legga dentro con chiarezza, in cinque solenni

frasi consecutive afferma, facendo eco alle parole del

Maestro:

 

Dichiaro che ho inteso di ubbidire alla Suprema Divina

Volontà, manifestatami in tutte quelle circostanze di mia

vita in cui mi ha posto Iddio Onnipotente.

Iddio infatti mi ha voluto privare di figlioli e di qualsivoglia

discendenza, ed in ciò riconosco l'impenetrabile decreto

dell'Altissimo. E come meglio poteva manifestarmi

l'Altissimo di essere sua suprema assoluta volontà che

 io deponga ogni fasto di famiglia e di perpetuazione

del mio nome? Riconosco del pari suo sovrano Volere,

che il mio patrimonio serva sopra di ogni altra cosa in

sollievo di infelici e nel promuovere sempre più la gloria

delle sue divine misericordie. "Seguendo dunque gli

alti destini indicatimi dalla

divina Volontà.

 

E il suo messaggio. A coloro che vorranno seguirlo ed

imitarlo basterà Francesco Paolo Gravina, che non ha

 lasciato messaggi espliciti di ammaestramento, è

ugualmente e nonostante tutto ciò, un maestro dello spirito.

 

La sua vita è un messaggio, quelle parole che scriveva

per altri scopi sono un messaggio…..Amare, fare tutto

ciò che l'amore suggerisce, e l'amore può suggerire

 cose incredibili nelle circostanze adatte, perfino di

fondare una congregazione di suore e non riuscire per

questo a sentirsi un fondatore.

Il suo stile di vita è il messaggio, è una sorgente ritrovata,

alla quale  - come alle pagine di un trattato scritto – ci si

può dissetare di sapienza e di luce. Non prete né frate,

non predicatore né direttore di anime, ma principe, sindaco

ed ammistratore di opere civiche, visse la carità con

 un'intensità che trasmise direttamente alle sue suore

senza aver mai fatto a loro una conferenza o scritto

un libretto di consigli spirituali. Quell'intensità che è

riuscita a superare il silenzio di duecento anni per

 arrivare fino a noi, presuppone un'intima vita di unione

con Gesù, fecondata dal suo spirito con la meditazione

della sua parola. Una vita intima intensa, un fuoco

interiore alimentato senza riposo, che innalza e illumina.

 

Francesco Paolo fu casto, in un mondo corrotto e ipocrita,

come quello dell'alta società del primo Ottocento. Un

a cultura edonistica, che slega la sessualità da ogni

norma morale oggettiva riducendola a gioco e consumo,

 e che oggi ha gettato la maschera, ma che negli anni del

 Servo di Dio si copriva solo di un manto di ipocrisia,

 lo assediò certamente. Il suggerimento del mondo

conteneva il ricordo seducente di come la grande ricchezza

avrebbe consentito al giovane principe ogni licenza,

Per tutta risposta egli entrò nel Terzo Ordine Francescano

e cinse quel cordone bianco di castità che avrebbe portato

 invisibile per tutta la vita, fino a svelarne l'esistenza il

giorno della morte.

 

Quanto è creduto impossibile dai più – l'osservanza della

castità perfetta diventa per lui, con la grazia del Signore,

possibile e autenticamente liberante. Il suo esempio di

 castità, vissuto in un mondo schiavo dei sensi, offre un

 punto di riferimento rasserenante.

 

Il Principe muore all'età di 54 anni e nel testamento

mistico lascia anche una somma destinata per fare c

celebrare le S. Messe per la moglie ancora viva.

La vedova sposò poi il suo compagno, non ebbe figli,

ma diventò donna di preghiera tanto che i parenti del

marito conservavano un libro di preghiera e la corona

del rosario della principessa.

 

(Liberamente tratto dal testo di U. Castagna, Amare sino alla fine, Arte Tipografica Editrice, Napoli, 2001)

 

Canto: Simbolum '77

 

Tu sei la mia vita altro io non ho

Tu sei la mia strada la mia verità

nella Tua Parola io camminerò

finche avrò respiro fino a quando Tu vorrai:

non avrò paura sai se Tu sei con me,

io Ti prego, resta con me.

 

Credo in Te, Signore, nato da Maria

Figlio eterno e santo uomo come noi

morto per amore, vivo in mezzo a noi

una cosa sola con il Padre e con i Tuoi

fino a quando, io lo so, Tu ritornerai

per aprirci il Regno di Dio.

 

Tu sei la mia forza altro io non ho

Tu sei la mia pace, la mia libertà,

niente nella vita ci separerà,

so che la Tua mano forte non mi lascerà

so che da ogni male Tu mi libererai

e nel Tuo perdono vivrò.

 

Padre della vita noi crediamo in Te

Figlio Salvatore noi speriamo in Te

Spirito d'Amore vieni in mezzo a noi;

Tu da mille strade ci raduni in unità,

e per mille strade poi dove Tu vorrai

noi saremo il seme di Dio.

 

Dalla 1 lettera di San Giovanni Apostolo

 

Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo

amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se

ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore

di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi

rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del

suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo

che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore

del mondo. Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio

di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo

riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi.

Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio

dimora in lui.

 

 

Salmo responsaoriale

Sal 101

 

Rit.: Ai tuoi servi sono care le pietre di Sion.

 

Signore, ascolta la mia preghiera,

a te giunga il mio grido.

I miei giorni sono come ombra che declina,

e io come erba inaridisco.

Ma tu, Signore, rimani in eterno,

il tuo ricordo per ogni generazione.

 

Tu sorgerai, avrai pietà di Sion,

perché è tempo di usarle misericordia:

l`ora è giunta.

Poiché ai tuoi servi sono care le sue pietre

e li muove a pietà la sua rovina.

 

I popoli temeranno il nome del Signore

e tutti i re della terra la tua gloria,

quando il Signore avrà ricostruito Sion

e sarà apparso in tutto il suo splendore.

Questo si scriva per la generazione futura

e un popolo nuovo darà lode al Signore.

 

Il Signore si è affacciato dall`alto del suo santuario,

dal cielo ha guardato la terra,

per ascoltare il gemito del prigioniero,

per liberare i condannati a morte;

perché sia annunziato in Sion il nome del Signore

e la sua lode in Gerusalemme.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo 

 

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre,

 Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto

nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e

le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è

 piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio;

 nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno

 conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il

Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che

 siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete

il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono

 mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre

anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

 

 

Commento Eremo San Biagio 

 

In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio,

ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio

come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi,

se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.

 

Come vivere questa Parola?

Il cuore, secondo la Bibbia, significa l'interiorità dell'uomo,

 il suo profondo "sé", la sede dell'amore. Anzi: il cuore è

 simbolo dell'amore stesso. Così meglio penetriamo il senso

della festa odierna e queste parole dell'evangelista

 Giovanni, colui che, come dice il vangelo, posò il capo,

durante l'ultima cena, sul cuore del Signore. L'amore

dunque, che è poi la nostra vocazione profonda, non è

qualcosa che ci diamo da noi: "l'amore è da Dio e

 chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio".

L'autore sacro chiarisce ulteriormente: "Chi non ama

 non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore". Ieri

abbiamo notato che tutta la legge si riassume in un solo

comandamento: quello di amare Dio e il prossimo. Nella

festa di oggi ci viene detto che AMARE (cioè realizzare

veramente noi stessi!) è possibile a un patto: che accogliamo

l'Amore di Dio riversato nel nostro cuore dal cuore trafitto

e glorioso di Cristo.

 

Ecco perché il testo, dopo aver detto che Dio ci ha amato

 mandando Gesù "come vittima per i nostri peccati",

sottolinea una lampante conseguenza: "Se Dio ci ha

amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri".

Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiedo di "vedere"

interiormente e "attestare" al mio cuore che Dio mi ha

 talmente amato da dare Gesù in croce per me. E io non

gli darò il superamento di certe mie antipatie o rifiuti

(più o meno palesi) nei confronti del mio prossimo?

"Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi" dice

 il testo; e io lo ripeto più volte fino a memorizzarlo,

perché con l'aiuto dello Spirito Santo diventi la verità

del mio cuore e del mio vivere.

 

La voce di una grande donna spirituale del XX secolo

Gesù, tu mi hai condotta in piena Luce, nella Luce del

 tuo Amore universale. E in questa Luce, in questo

focolaio d'Amore il mio povero cuore si è come spalancato

per adottare tutti gli esseri umani, tutti, senza eccezione

alcuna.

 

Magdeleine di Gesù

 

Venite a me, voi che siete affaticati.

Padre Romeo Ballan  

 

Riflessioni

Ancora una volta siamo nel cuore del Vangelo di

Matteo. Il brano odierno viene definito dagli studiosi

come la grande manifestazione del mistero di Dio, la

più felice sintesi messianica, l'inno di giubilo, il

Magnificat di Gesù (in quanto espressione del

suo mondo interiore, come il Magnificat lo è per

Maria)... In effetti, questa preghiera di Gesù (Vangelo)

riprende tutto il programma delle Beatitudini con

particolare attenzione ai poveri, miti, afflitti, misericordiosi,

puri, operatori di pace... Come afferma l'autore di Le

Petit Prince, "la beatitudine è l'accesso a un punto

 di vista che unifica l'universo" (Antoine de Saint-Exupéry).

 Il Vangelo di Gesù viene qui riassunto intorno ad alcuni

temi fondamentali: la lode al Padre, Signore e Creatore;

 la vita di intima comunione della Trinità; l'atteggiamento

 amoroso ed operoso di Gesù verso la sofferenza umana;

 la nuova scuola e lo stile del Maestro, che dice a tutti:

"Imparate da me, che sono mite ed umile di cuore e

troverete ristoro.

 

Questi stessi sono anche i temi fondamentali dell'annuncio

 missionario e della catechesi: la Trinità santa, Gesù

Cristo Salvatore, la Chiesa come casa di accoglienza

 umana e spirituale nella quale gli "affaticati ed oppressi"

di ogni tipo, di tutti i tempi e luoghi, trovano sollievo,

ristoro e protezione. Una Chiesa che si fa discepola

esemplare di Cristo anche in questo, fino al punto di

 poter dire a tutti i popoli della terra: venite a me voi

 tutti... imparate da me che sono mite ed umile...

troverete ristoro e il giogo vi si farà leggero. È questo

 il volto autentico ed attraente della Chiesa, l'unico

che interessa alle moltitudini, e che i missionari e

 l'intera comunità cristiana sono chiamati ad incarnare.

 * Fra le più belle immagini della Chiesa vi sono anche

queste due: quella locanda, casa per tutti (pandokeion)

alla quale il buon samaritano portò quel poveraccio

incappato nei briganti e quella casa che Paolo, giunto a

Roma, prese a pigione, dove accoglieva tutti annunziando

 e insegnando Gesù Cristo con tutta franchezza .

 

Canto: Le mani alzate

 

Le mani alzate verso te, Signor,

per offrirti il mondo.

Le mani alzate verso te, Signor.

Gioia è in me nel profondo.

 

Guardaci tu, Signore, siamo tuoi

piccoli siam davanti a Te.

Come ruscelli siamo d'acqua limpida

semplici e puri innanzi a Te.

 

Formaci tu, Signore, siamo tuoi

nulla noi siamo senza Te.

Fragili tralci uniti alla tua vite,

fecondi solo uniti a Te.

 

Preghiera per i separati

 

Signore, noi ti preghiamo per le coppie divise, per i figli

 feriti. Aiutaci e aiutali nelle prove di ogni giorno, guarisci

 tutte le ferite del loro e del nostro cuore. Aiutaci a vivere

 il sacramento del matrimonio. Rendi feconda la nostra

 croce, non lasciare che questo dolore vada disperso ma,

 donato, produca frutti. Donaci il coraggio di continuare

nel cammino di perdono verso il nostro coniuge che ci ha

 offesi e che a sua volta è ferito, conduci il nostro cuore

alla riconciliazione. Signore, sii presente in tutti coloro

che sono uniti dal Sacramento del matrimonio, accorda

la grazia di attingervi la forza di essere fedeli. Donaci la

 forza di perseverare nel nostro impegno. Donaci di

 intravedere sempre, nella riacquistata serenità dei

nostri giorni, dopo la croce la gioia del risorto

Riunisci le famiglie divise.

 

A cura delle “Famiglie separate cristiane”

 

Intenzioni per le Famiglie Separate  : Signore pietà.

 

Per tutte le famiglie separate, perché le Chiese e le

comunità parrocchiali e mediante tutte le persone di

buona volontà, le accolgano con l' amore di Cristo e

secondo gli inviti del Santo Padre, li aiutano nella 

 sofferenza, perché nessuno di loro, risposato o non,

possa mai dire di essere stato solo.  Per questo Ti preghiamo.

 

Perché ogni persona separata che incontriamo possa

dire  .. ero solo e mi sei stato vicino, ero triste e hai

saputo ascoltare la mia sofferenza, ero alla ricerca

e mi hai dato Gesù ed hai camminato accanto a me.

Per questo Ti preghiamo.

 

Gesù ha detto: " che tutti siano uno come

Ogni famiglia separata è un pezzo di società accanto

a noi, dove questo brano evangelico è stato vilipeso,

contraddetto, non accolto.  Per questo Ti preghiamo.

 

Per i figli di famiglie separate, dove vivono il dramma

della separazione dei loro genitori, non lasci in loro

 tracce negative. Fa o Signore che la sofferenza di

figli innocenti, possa aprire il cuore dei genitori al

 perdono reciproco  e al superamento di ogni rancore.

Per questo Ti preghiamo.

 

PADRE NOSTRO

 

Canto: Fratello sole sorella luna

 

Dolce sentire come nel mio cuore

ora umilmente, sta nascendo amore.

Dolce è capire che non son più solo,

ma che son parte di una immensa vita,

che generosa risplende intorno a me:

dono di Lui, del suo immenso amor.

 

Ci ha dato il cielo e le chiare stelle,

fratello sole e sorella luna,

la madre terra con frutti, prati e fiori,

il fuoco, il vento, l'aria e l'acqua pura,

fonte di vita, per le sue creature:

dono di Lui, del suo immenso amor,

dono di Lui, del suo immenso amor.

 

Sia laudato nostro Signore,

che ha creato l'universo intero.

Sia laudato nostro Signore,

noi tutti siamo sue creature:

dono di Lui, del suo immenso amor.

Beato chi lo serve in umiltà

 

postato da: simonedicirene alle ore 23:23 | Permalink | commenti
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